“Uno, nessuno, cento filtri”: Pirandello e Instagram si fondono creando nuovi canoni

Perché abbiamo la necessità di ricorrere a dei filtri di bellezza che ci rendano maggiormente piacenti agli occhi degli altri? 

Fonte: Brett Jordan su Unsplash

E’ sempre più difficile trovare qualcuno che abbia il desiderio di mostrarsi senza filtri sulle piattaforme social. Cerchiamo di analizzare le motivazioni che ci portano a nascondere la nostra autenticità, proprio come facevano i protagonisti delle storie narrate da Pirandello.

LA BELLEZZA E I CANONI ESTETICI NEL MONDO DEI SOCIAL NETWORK

bellézza s. f. [der. di bello]. – 1. L’essere bello, qualità di ciò che è bello o che tale appare ai sensi e allo spirito: la bè una specie di armonia visibile che penetra soavemente nei cuori umani (Foscolo).

(https://www.treccani.it/vocabolario/bellezza)

Quanto è cambiata oggi l’idea di bellezza nell’immaginario collettivo? Potremmo ricostruire i canoni estetici che erano presi in considerazione nel passato per definire una persona bella.

Nella Preistoria e nelle prime civiltà erano privilegiate le forme della donna che riconducevano all’idea di fertilità, fino ad arrivare all’idea di bellezza intesa come armonia, eleganza e perfezione nella Grecia antica e nel mondo romano.

Il Rinascimento e l’Umanesimo sono i due periodi nel quale si diffuse l’ideale della donna-angelo e della bellezza sovrasensibile.

Il Neoclassicismo invece privilegiò la sintesi tra grazia, armonia e proporzioni fisiche.

Nel Novecento invece, con la scoperta della fotografia e del cinema, venne proposto un nuovo ideale di bellezza differente dalle forme armoniche.

Oggi le cose sono cambiate e ci troviamo di fronte ad un cambiamento di paradigma: zigomi pronunciati, labbra molto gonfie, pelle levigata e naso piccolino.

Tutto ciò ha portato all’invenzione di veri e propri filtri di bellezza fruibili sul social network Instagram,  capaci di esaudire i desideri di molte ragazze e ragazzi, che sognano di vedersi in quel modo per corrispondere ai canoni estetici del momento.

Questo però ci conduce a rilevare la presenza di un massiccio fenomeno di omologazione, che è stato creato a causa della fede cieca in determinati standard di bellezza.

Le giovani ragazze che utilizzano questi filtri arrivano anche a non riuscirsi più a guardare allo specchio, perché non trovano corrispondenza tra ciò che sono realmente e ciò che mostrano sui social.

Dove la tecnologia non arriva c’è la medicina estetica, per assomigliare alle influencer e modelle celebri.

Emerge infatti il fenomeno della Rich girl face, portato alla luce dagli esperti della Società Italiana di Medicina Estetica in occasione del 42esimo congresso nazionale a Roma.

Gli interventi più richiesti sono l’aumento del volume delle labbra e il botulino preventivo per le rughe e l’aumento degli zigomi.

Gli uomini non sono esclusi da questo discorso: con l’arrivo dell’estate 2021, infatti, gli interventi attuati sul corpo sono aumentati circa del 60%.

Questo discorso non mira a screditare la medicina estetica, ma a sottolineare le motivazioni che portano sempre più giovani a ricorrervi, semplicemente perché convinti di doversi omologare ad un canone estetico preciso.

Ciò è senz’altro indice del fatto che le nuove generazioni abbiano tantissime insicurezze…

 

LUIGI PIRANDELLO AVEVA PREVISTO TUTTO CON LA SUA TEORIA DELLE MASCHERE!

“Che mondaccio, signor Gubbio, che mondaccio è questo! che schifo! Ma pajono tutti… che so! Ma perché si dev’essere così? Mascherati! Mascherati! Mascherati! Me lo dica lei! Perché, appena insieme, l’uno di fronte all’altro, diventiamo tutti tanti pagliacci? Scusi, no, anch’io, anch’io; mi ci metto anch’io; tutti! Mascherati! Questo un’aria così; quello un’aria cosà… E dentro siamo diversi! Abbiamo il cuore, dentro, come… come un bambino rincantucciato, offeso, che piange e si vergogna!”

Questa citazione tratta da “Quaderni di Serafino Gubbio Operatore” è la condensazione perfetta del pensiero di Luigi Pirandello, grandissimo scrittore e drammaturgo decadente.

Innanzitutto è bene specificare che secondo Pirandello tutta la realtà è in perpetuo movimento, ed è un flusso continuo e indistinto assimilabile allo scorrere di un magma vulcanico. Se da quest’ultimo si stacca un rivolo prendendo una direzione diversa dal flusso, esso si raffredda, si solidifica e muore, cioè diventa roccia.

La medesima cosa accade all’uomo, che fa parte dell’eterno flusso vitale, quando vuole fissarsi in una forma individuale, cioè quando si sforza di mostrare una personalità coerente e unitaria, di dare di sé una certa immagine.

Ciò significa che ogni forma che noi ci sforziamo di assumere, comprese quelle che gli altri ci attribuiscono sono costruzioni fittizie, una maschera che noi indossiamo e che il contesto sociale ci impone.

Mentre noi crediamo di essere “uno” per noi stessi e per gli altri, nella realtà siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda. Sotto la maschera non c’è un’identità precisa e sempre uguale a se stessa, ma un fluire indistinto e incoerente di stati in perenne trasformazione. In questa visione dell’uomo, Pirandello viene influenzato dalle teorie dello psicologo Alfred Binet sulle alterazioni della personalità ed è convinto che nell’uomo coesistono più persone, ignote a lui stesso, le quali possono emergere inaspettatamente.

Essere “nessuno” provoca nell’uomo angoscia e terrore, in quanto lui stesso non riesce a riconoscersi. Questo genera in lui un tremendo senso di solitudine, anche perché non si riconosce neanche nelle forme che gli attribuiscono gli altri. A questo punto le maschere vengono percepite come delle vere e proprie trappole dalle quali è necessario scappare. E’ la società ad imporci dei ruoli e dei comportamenti precisi, che ci rendono delle marionette in un’enorme pupazzata.

C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.”

NIETZCHE E PIRANDELLO A CONFRONTO: I RUOLI NON SONO MAI AUTENTICI

Sii te stesso! Tutto quello che stai facendo, pensando, desiderando, tutto questo non sei tu“.

Queste le parole che la coscienza, secondo il filosofo tedesco Friedrich Nietzche, rivolgerebbe all’uomo che segue la massa e sacrifica la sua volontà. L’unico modo per essere realmente felici e soddisfatti è slegarsi dalle catene dell’opinione e della paura. Non c’è creatura più triste di un uomo che ha chiuso gli occhi di fronte al suo genio e alle sue inclinazioni personali.

Conoscersi è senz’altro un processo molto lungo e soprattutto complesso, che può provocare anche smarrimento e dolore. Nietzche a questo proposito propone di interrogarsi su ciò che ha dato sollievo e piacere alla propria anima, ciò che l’anima ha amato profondamente e cosa è stato capace di elevarla.

A questo punto si ricostruirà una legge sulla base del loro ordine.

Anche Nietzche, come Pirandello, relega l’uomo al ruolo di attore che recita un ruolo. La differenza sostanziale è che i personaggi pirandelliani sono ben consapevoli di non essere completamente liberi di autodefinirsi, ricorrendo al controproducente rifiuto di tutte le identità (si pensi a Vitangelo Moscarda in “Uno, nessuno, centomila”).

Il filosofo crede che nessun ruolo possa essere autentico, e quindi l’unica cosa possibile sarà scegliere quello più autorevole e che ci renderà più potenti.

Lo scrittore invece mette in risalto il desiderio dei suoi personaggi di slegarsi dai ruoli che la società impone loro.

Per Pirandello la teoria delle maschere non rappresenta una mera critica alla morale della folla, ma un vero e proprio problema che ha delle serie influenze sull’uomo e sul suo modo di concepire la vita.

A tal proposito si potrebbe fare riferimento ai protagonisti più celebri delle opere dello scrittore, come il già nominato Vitangelo Moscarda o Mattia Pascal, ma è ancora più interessante raccontare la storia di un uomo molto semplice, Cirinciò, la cui storia è narrata dall’autore nella novella “La maschera dimenticata”.

A quest’uomo, un vecchio contadino un po’ rozzo, viene data la possibilità di trasferirsi in un altro paese per ricoprire una carica pubblica di rilievo. L’uomo scopre di possedere delle abili capacità oratorie e ricostruisce la sua vita da zero. In quel posto non lo conosce nessuno, e per un po’ lo stesso Cirinciò sembra scordarsi della sua passata identità.

Durante un momento di convivialità, però, l’uomo viene riconosciuto da un suo concittadino, il quale resta sorpreso alla visione di un Cirinciò completamente diverso.

In quell’istante l’uomo è riportato alla sua ordinaria identità di contadino rozzo, e lascia il paese con aria affranta.

Potremmo concludere questo discorso con una semplice frase di Primo Levi:

La nostra personalità è fragile, è molto più in pericolo che non la nostra vita.

 

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