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Il film “La leggenda di un amore – Cinderella” riporta le teorie di Thomas More su una società ideale. 

Nonostante sia un film puramente di fantasia, La leggenda di un amore – Cinderella contiene grandi riferimenti culturali, come la presenza di Leonardo Da Vinci. Storicamente sicuramente rappresentata in modo poco preciso, viene mostrata la grandezza della sua arte. Non è il solo intellettuale celebrato nella pellicola, in cui viene dato largo spazio anche alla filosofia di Thomas More, ideatore del concetto di utopia. La trama del film è quella trasmessa dal folclore e riportata anche dai fratelli Grimm (che compaiono oltretutto all’inizio del film): Cenerentola perde il padre e viene cresciuta da una matrigna che la tratta come una serva. Tuttavia nel film vengono approfondite tematiche sociali inerenti alla politica e all’uguaglianza, come il matrimonio imposto al principe, la tratta degli schiavi, il ruolo dei nobili.

La parola “utopia”

Non tutti sanno che quando usiamo il termine “utopia” stiamo in realtà citando Thomas More. Questi è infatti il coniatore della parola e così si intitola la sua opera principale. Utopia è il nome dell’isola abitata da una società ideale il cui sistema politico viene descritto con dovizia di particolari.

Una cartina del mondo che non contenga Utopia non è degna neppure di uno sguardo, perché tralascia il paese nel quale l’umanità continua ad approdare. E, quando vi approda, l’umanità si guarda intorno, vede un paese migliore e issa nuovamente le vele. Il progresso è la realizzazione di Utopia.

– L’anima dell’uomo sotto il socialismo, Oscar Wilde

Fin da subito il neologismo di More fu molto apprezzato dai suoi contemporanei, che cercarono di inquadrarne l’etimologia. Alcuni eruditi rinascimentali fanno risalire la u iniziale alla negazione greca οὐ (ù), cioè “non”, mentre indubbiamente topia starebbe per τόπος (topos) cioè “luogo”. Utopia significherebbe quindi “non luogo”, ovvero luogo inesistente. Tuttavia, altri intellettuali osservarono come solitamente in greco la negazione venisse espressa con un’alfa privativa iniziale. Allora la “u” sarebbe invece una contrazione di εὖ (eu) ovvero “bene”. Utopia significherebbe quindi luogo felice. Secondo molti, More, essendo un uomo di grande cultura, avrebbe volutamente realizzato e giocato con questa ambiguità. Utopia è un luogo inesistente, ma anche un luogo felice. In quanto luogo ideale per eccellenza.

Il romanzo

Utopia di Thomas More si ispira palesemente a La Repubblica di Platone, in quanto entrambe le opere trattano di come una società debba essere ed elaborano un modello politico ben preciso. La prima particolarità del romanzo è inoltre il modello dialogico, tipico modello platonico.

Un’altra caratteristica che mostra la grande cultura dell’autore è la scelta linguistica, infatti Utopia è scritto in latino aulico, il titolo originale sarebbe Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia.

Sicuramente il lavoro di More viene considerato eccezionale, tuttavia, per la dovizia di particolari con cui viene descritto il viaggio del protagonista e l’isola. Egli si imbatte in una societas perfecta, dove viene abolita la priorità privata e tutti gli abitanti si dedicano semplicemente all’agricoltura. Il loro scopo è il bene comune e nient’altro, vi è una grande condanna del lusso in quanto può compromettere la morale delle persone. Una vita semplice può invece permettere di non perdere di vista le cose realmente importanti. Vi è profondo rispetto delle religioni e del pensiero e chi non lo manifesta viene punito con l’esilio o con la schiavitù.

Mi sembra che dovunque vige la proprietà privata, dove misura di tutte le cose è la pecunia, sia alquanto difficile che mai si riesca ad attuare un regime politico basato sulla giustizia o sulla prosperità.

– Utopia, Thomas More

È chiara la polemica nei confronti della società europea, che non permette alle persone di migliorare, ma le punisce semplicemente. Anziché curare le malattie, ne crea di peggiori. Il modello ideale viene quindi mostrato come contrapposto esatto della realtà. L’isola utopia è un “luogo del bene”, quindi, perché è governato bene, ma è anche un “non luogo” perché rappresenta un modo ideale di concepire una realtà di uguali.

Cinderella e l’uguaglianza

Nel film, la protagonista è cresciuta, come racconta la fiaba originale, come una serva. Ciò che viene sottolineato nella versione cinematografica è tuttavia il fatto che Cinderella (interpretata da Drew Barrymore) si ponga anche a cavallo tra due classi sociali: la nobiltà e la servitù. La ragazza non è solo buona d’animo e umile di spirito, ma anche colta e per difendere un servo cita proprio Thomas More, attirando l’attenzione del principe.

Bisogna concludere, vostra altezza, che non vi preoccupate minimamente di creare ladri, ma vi affannate a punirli.

– Cinderella al principe

Il principio che la giovane donna difende è quindi quello che More espone nel romanzo: un desiderio di una società di uguali, in cui il sovrano faccia in modo di non generare persone così disperate da dover rubare, anziché semplicemente punirle. La dedizione all’utopia di Cinderella farà breccia nella corazza nobile del principe.

Principe: Chiunque sia in grado di citare Thomas More, val bene questo sforzo.

Cinderella: Il principe ha dunque letto Utopia?

Principe: L’ho trovato sentimentale e monotono.

Cinderella manifesta un grande amore per i libri e per la cultura, mostrando del resto un sentimento assolutamente rinascimentale. Il film è impregnato di letteratura e di arte, che la donna apprezza e riporta. La conclusione è anche in questo caso sicuramente utopistica: un principe sposa una serva. Tuttavia la vicenda ed il libro di More, per quanto imperfetto, ci fanno riflettere su temi che ancora oggi sono attuali. Esisterà mai una società di uguali? O meglio, è possibile che esista?

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