Tra cantautori e poeti: Roberto Vecchioni immagina un incontro con il poeta Sandro Penna

Roberto Vecchioni ricorda l’incontro con il poeta Sandro Penna in una canzone del suo album Samarcanda. 

Cantautorato e letteratura sovente si uniscono. La presenza dei brani ad esempio di Fabrizio De André nelle antologie ne è la prova. Roberto Vecchioni è forse uno dei cantautori italiani che più marcatamente ha unito musica e letteratura. Prima di essere un cantante, infatti, Vecchioni è un professore di latino e greco. Nelle sue canzoni si evincono diverse citazioni letterarie, in particolare nell’album Samarcanda. Uno dei brani, Blu(e) Notte racconta la storia di un incontro con l’autore Sandro Penna, naturalmente immaginario. Un modo per conoscere dal punto di vista di un grande cantautore un poeta fondamentale per la storia del Novecento.

Sandro Penna e la linea sabiana

Sandro Penna è uno dei tre poeti della “linea antinovecentesca” o “sabiana”, di cui insieme con Attilio Bertolucci e Giorgio Caproni è il massimo esponente. L’espressione “linea sabiana” è stata coniata da Pier Paolo Pasolini per identificare la tendenza di questi poeti a non aderire all’Ermetismo ed a rifiutare il simbolismo. Le poesie di Sandro Penna così come quelle degli altri poeti di questa corrente sono caratterizzate da un linguaggio semplice e chiaro, per una volontà di esprimere cose oneste e vere. Questa tendenza fu propria anche di Saba, per questo Pasolini parla proprio di “linea sabiana”.

La tematica omosessuale

Nel caso specifico di Penna, le sue poesie vertono in particolar modo sul tema del l’omosessualità. Il contributo eccezionale che Sandro Penna diede nel Novecento fu proprio quello di far emergere questa tematica, prima solamente velatamente mostrato. Un esempio sono i romanzi di Aldo Palazzeschi. Sandro Penna e Pier Paolo Pasolini (che peraltro erano intimi amici) fanno invece dell’omosessualità un tema centrale, come anche Umberto Saba con il suo romanzo Ernesto e velatamente in poesie del Canzoniere.

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.

– Sandro Penna

Sandro Penna ha una poesia monotematica in quanto di fatto si dedica “sempre a fanciulli”, come dice lui stesso in una delle sue più celebri poesie:

Sempre fanciulli nelle mie poesie!
Ma io non so parlare d’altre cose.
Le altre cose son tutte noiose
io non posso cantarvi Opere Pie.

– Sandro Penna

Blu(e) Notte

E il vecchio con gli occhiali di tartaruga
Mi regalò sei sigarette e mi disse:
“Guarda, ho tante porte indietro,
Tante porte davanti,
Ma è sempre la stessa cosa.
I bar sono tutti uguali”
E il barman si toccò l’orecchio
Come per dirmi “Non ci faccia caso, è pazzo”
E io, io gli avrei preso la testa
E gli avrei fatto mangiare il banco…
E il vecchio capì e mi disse:
“Perché te la prendi tanto?
Uscito di qui, tornerai a casa come tutti;
Non dirmi che non hai anche tu una
Una bella famiglia che ti aspetta e quello che
In fondo vale, e una figlia, e un po’
Di stima per il mondo normale…”

La canzone di Roberto Vecchioni narra di un incontro tra l’autore e Sandro Penna, immaginato quanto poetico. La dedica è ancora più speciale se consideriamo che la canzone è uscita nel 1977 ed a Gennaio di quell’anno Sandro Penna perse la vita. Vecchioni allora immagina di dialogare con lui all’interno di un bar molto particolare, con clienti di ogni tipo. Un aspetto davvero interessante della canzone è che oltre a rappresentare questo dialogo con Sandro Penna, cita anche alcuni versi del X Agosto di Giovanni Pascoli. Un tributo toccante ad un autore fondamentale.

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