Siamo una massa senza identità e sogni? Il conformismo secondo Moravia e Gaber

Il conformista sogna sogni di altri sognatori. Così Gaber condanna l’abitudine dell’uomo di adeguarsi a ciò che più gli conviene, cosa che costa cara anche al protagonista di un romanzo di Moravia. 

Scena dal film Il conformista di Bernardo Bertolucci

Alberto Moravia è un autore italiano la cui produzione fu longeva ed estremamente varia. Essa è caratterizzata da un profondo realismo, nella descrizione della vita borghese a cui spesso, tuttavia, vengono uniti elementi surreali (per sfuggire alla censura fascista infatti l’autore ricorre spesso ad analogie ed allegorie). Moravia è anche uno dei maggiori rappresentanti del Neorealismo, di cui un’opera fondamentale è infatti il suo romanzo La Ciociara (dalla quale è stato tratto l’omonimo film di Vittorio De Sica, che è valso l’Oscar a Sophia Loren). Un altro romanzo che ebbe grande successo, nonostante l’autore a posteriori lo criticò, fu Il conformista, pubblicato nel 1951 e da cui Bernardo Bertolucci ha tratto il film omonimo del 1970. Medesimo titolo e tematica presenta una delle canzoni più famose del cantautore italiano Giorgio Gaber (di cui Celentano ha anche cantato spesso una sua versione). Gaber, insieme a Sandro Luporini, ha ideato il genere del Teatro Canzone. Quest’ultimo si fonda su un’unione fra musica e teatro, in cui si alternano monologhi cantati e recitati. Durante i suoi spettacoli teatrali, Gaber ha beffardamente descritto ed approfondito con ironia tematiche di carattere sociale e politico. In una delle sue canzoni, tratta dall’album Un’idiozia conquistata a fatica, Gaber parla del conformista elencando una serie di caratteristiche e correnti politiche. Il conformista finge di appartenere e fa proprio non il comportamento che più ne rappresenta l’essenza, ma quello che più gli conviene. Questo tipo di uomo secondo Gaber, tristemente, somiglia molto a tutti noi. Scopriamo come questi due intellettuali hanno dipinto tale figura.

Il romanzo di Moravia

I romanzi di Moravia sono caratterizzati da un’analisi approfondita della psicologia dei personaggi, che senza dubbio l’autore deve all’influenza delle letture che fece in adolescenza (Dostoevskij in particolare, di cui ha anche curato diverse prefazioni delle edizioni italiane dei romanzi, ma anche Joyce, Leopardi, Shakespeare). Per lo spessore psicologico che conferisce ai suoi protagonisti, Moravia viene spesso accostato all’esistenzialismo. 

La mia intenzione era di interpretare il fascismo in chiave intellettuale. Ma forse, a causa d’una mia immaturità di scrittore, quel romanzo diventò un collo di bottiglia in cui fu difficile far entrare tutto quello che ci volevo fare entrare. Mi accorgevo ancora una volta che il romanzo su dati storici e realistici era impossibile scriverlo.

– Alberto Moravia su Il conformista

L’obiettivo del romanzo Il conformista è mostrare il tragico destino di una figura che vive una vita nella totale assenza di identità e verità. Il protagonista è un borghese benestante determinato a esistere, infatti, in piena normalità, al punto da sposare una donna che nemmeno ama. La società è una farsa ed il protagonista vuole appartenervi per non rimanere turbato da nulla. Preferisce rinunciare alla propria individualità ed immergersi in una massa indistinguibile, che affrontare se stesso.

Giorgio Gaber

Il conformista è un animale

Io sono un uomo nuovo
Talmente nuovo che è da tempo
Che non sono neanche più fascista
Sono sensibile e altruista, orientalista
Ed in passato sono stato un po’ sessantottista
Da un po’ di tempo ambientalista
Qualche anno fa nell’euforia mi son sentito
Come un po’ tutti socialista. […]
– Giorgio Gaber, Il conformista
Se Moravia dipinge il tragico destino di un conformista, Gaber ne traccia un’idea più estrema e parodistica. Il conformista a seconda del periodo in cui vive e di ciò che più gli conviene appoggia un partito politico anziché un altro, incoraggia principi e idee del momento, per far parte della massa e vivere comodamente. S’allena a scivolare dentro il mare della maggioranza, afferma Gaber, in quanto con questo atteggiamento l’uomo vede sparire la propria individualità e la immerge nella semplicità e normalità della parte giusta. Tuttavia con giusta Gaber non intende la parte giusta moralmente, ma giusta in quanto è quella che conviene.
Il conformista
È uno che di solito sta sempre dalla parte giusta
Ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
È un concentrato di opinioni
Che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
E quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire.
Forse da buon opportunista
Si adegua senza farci caso
E vive nel suo paradiso
– Giorgio Gaber, Il conformista
Per queste ragioni, il conformista non è un uomo, ma un animale, che si priva del proprio intelletto per seguire un branco acriticamente, senza sogni, ma seguendo quelli degli altri.
È un animale assai comune
Che vive di parole da conversazione
Di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori.
– Giorgio Gaber, Il conformista

La normalità che ci uccide

Una caratteristica che accomuna due autori come Moravia e Gaber, seppur così lontani cronologicamente e come genere, è il fatto di essere giunti ad un profondo pessimismo sulla società durante gli ultimi anni della loro vita. Se Moravia ha perso fiducia nella possibilità dell’uomo borghese di cambiare la realtà (manifesto di tale periodo è il famosissimo romanzo La noia), Gaber afferma nella sua canzone testamento La razza in estinzione di vedere una specie di massa senza più l’individuo. Ciò proprio a causa della tendenza sempre più presente nella società moderna al conformismo.

Il tratto, però, più distintivo del radicale cambiamento intervenuto in quei diciassette anni, era la scomparsa di una specie di eccesso di vitalità costituito dal ribollire di istinti insoliti e, forse, anche anormali; in luogo del quale, adesso, era subentrata, come pareva, una certa mortificata e grigia normalità.

– Alberto Moravia, Il Conformista

Alberto Moravia mette in evidenza nel proprio romanzo come il conformismo e la ricerca di normalità a tutti i costi rendano grigia la nostra esistenza. Nel tentativo di non mostrarci e rimanere chiusi dentro una massa, senza dubbio più sicura ma anche limitante, rendiamo la nostra vita insignificante e priva di scopo. Come direbbe Gaber, sfioriamo solamente il mondo con un dito, senza vivere davvero. Dovremmo invece cercare un posto nel mondo che ci appartenga, che sia nostro, seppur a volte scomodo. La parte giusta, quella davvero giusta, non quella più comoda. Tenendo conto che è nel mostrare l’individualità di ognuno di noi e nel mescolarla con quella degli altri, ma senza farla assopire, che consiste la vera bellezza di appartenere al mondo. Solo così si può volare in alto.

È il risultato di una specie
Che vola sempre a bassa quota in superficie
Poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato
Vive e questo già gli basta
E devo dire che oramai
Somiglia molto a tutti noi.
– Giorgio Gaber, Il conformista

Silvia Argento ©

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