Siamo nati per morire: Seneca e Lana Del Rey insegnano come non sprecare il tempo

Born to die è un celeberrimo brano di Lana Del Rey che ci ricorda che non siamo eterni. Seneca secoli prima ci ha insegnato come non sprecare il nostro tempo. 

Siamo nati per morire. È una frase che può sembrare eccezionalmente pessimistica, ma in realtà può insegnarci qualcosa di positivo. Per non impazzire, è evidente che dobbiamo trovare una giustificazione alla morte, uno scopo. Non facciamo che dire che forse è il pensiero della morte ad aiutarci a vivere, ma forse è molto di più che una semplice “scusa”. Se ci rendiamo conto che la nostra vita è effimera, allora non la sprechiamo. Seneca può illuminarci su questo come nessun altro.

Born to die

Quando Lana Del Rey ha fatto uscire questa canzone si è addossata alcune critiche. Personaggio molto affascinante, ha la fama di essere “troppo cupa”. Questo testo è da tutti etichettato come triste, ma la verità è che è in parte un inno al carpe diem. In particolar modo questo cogliere l’attimo è qui associate all’amore, ad un momento in cui i due devono godersi al cento per cento ciò che stanno vivendo, perché potrebbe essere l’ultima volta, perché sono “nati per morire”. Amore e morte si incrociano molto spesso nella musica così come nella letteratura come ben sappiamo, ma se vogliamo vedere questo motto costituito dal titolo più nella globalità possiamo prenderlo veramente come un monito importante.

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Questa è l’ultima volta

Perché tu e io, siamo nati per morire.

Il De Brevitate Vitae

Seneca ha dedicato un intero dialogo, genere da lui prediletto, proprio a questo problema. Rientra tra i Dialogi filosofici dell’autore, i quali affrontano spesso simili problematiche, come il De vita beata che si concentra sul tema della felicità oppure il De tranquillitate animi che tratta della partecipazione alla vita politica. Il De brevitate vitae, come ben si capisce dal titolo, tratta della fugacità della vita e della sua brevità. In realtà, la brevità della vita è solo apparente e siamo noi che non sappiamo sfruttare il nostro tempo come dovremmo. Emblematico a tal proposito è l’incipit del dialogo:

La maggior parte degli uomini, Paolino, si lamenta della ingenerosità della natura, poiché veniamo al mondo destinati a vita breve […]. Non abbiamo a disposizione poco tempo, ma molto l’abbiamo già perso.

Allora è attraverso il pensiero stesso della morte che Seneca ci suggerisce come non sprecare tempo: non rendendo noi per primi la vita più breve non sfruttandola, ma ricordandoci che “siamo nati per morire”, vivere ogni giorno al meglio.

La perdita del tempo

Il tempo ed il tempo perso sono topoi della scrittura senecana. Li ritroviamo non solo nei Dialogi, ma anche nelle Epistulae ad Lucilium. Dal modello della Lettera greca, i cui principali esponenti furono Platone ed Epicuro, già modelli di Cicerone, Seneca stabilisce un colloquium con l’amico, Lucilio appunto. Questo scambio di lettere sembra fittizio, ma potrebbe anche non esserlo. Ciò che conta è lo scopo: insegnare qualcosa al lettore. La lettera che apre questa raccolta, celeberrima, non fa che spiegarci come di fatto perdiamo continuamente il nostro tempo. A questa perdita Seneca vi dà diverso spazio e suggerisce a Lucilio, quindi anche a noi, come essere padroni di noi stessi e del nostro tempo. In latino, ciò si traduce con la massima: vindica te tibi. Naturalmente l’obiettivo di Seneca va ben oltre l’idea di godersi il momento con l’amato, ma riguarda invece la formazione del saggio, l’unico che possa sfuggire alle cattive abitudini di coloro i quali sprecano la loro vita in inutili occupazioni.

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