Siamo fragili come le foglie: la caducità della vita secondo Mimnermo e Caravaggio

Il paragone della caducità della vita alla condizione delle foglie è molto diffuso nella poesia. Trova una grande rappresentazione anche nell’arte con il Bacchino Malato di Caravaggio.

Fonte: Pixabay

Che su questo mondo siamo solo di passaggio è qualcosa con cui tutti dobbiamo fare i conti. Una consapevolezza triste, quanto necessaria, sapere che non siamo qui per sempre, che la vita è caduca. Fin dall’Antichità tale concetto si diffonde quindi presso le opere letterarie. Una delle più famose è la poesia Come le foglie dell’autore greco Mimnermo. Un componimento che già riprende la similitudine delle foglie presente nell’Iliade di Omero e che in generale sarà molto usato nella letteratura. Ritroviamo la caducità della vita rappresentata attraverso le foglie nel Bacchino Malato di Caravaggio, uno dei quadri più famosi del periodo giovanile dell’artista.

Come le foglie nel mondo greco

Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età,
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dee ci stanno a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia
e l’altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.

– Come le foglie, Mimnermo

La poesia, qui tradotta da Salvatore Quasimodo, è emblematica della condizione umana, precaria e caduca. Come le foglie che prima sono colorate, bellissime, ma poi inevitabilmente subiscono un declino, così siamo anche noi. In questo mirabile componimento l’autore si pone in relazione con la tradizione omerica, in cui però la caducità della vita viene rappresentata come collettiva, si parla infatti di intere generazioni, non del singolo individuo (Come stirpi di foglie, così le stirpi degli uomini, si dice nell’Iliade). Ma già nel mondo greco questo paragone lo ritroviamo in Simonide Di Amorgo. La conclusione della poesia di Mimnermo reitera un concetto diffusissimo in tutta la poesia greca: un profondo pessimismo riguardo alla natura umana.

Il topos nella letteratura italiana

Nella letteratura italiana questa tradizione è stata ripresa innanzitutto da Dante nella Divina Commedia. Infatti, le anime dell’Inferno vengono descritte come foglie che inevitabilmente ad un certo punto si staccano dal ramo e cadono.

Come d’autunno si levan le foglie
l’una appresso de l’altra, fin che ’l ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie,

similemente il mal seme d’Adamo
gittansi di quel lito ad una ad una,
per cenni come augel per suo richiamo.

Così sen vanno su per l’onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s’auna.

– Divina Commedia, Canto III

Ancora, il paragone viene usato da Giuseppe Ungaretti. Troviamo la similitudine delle foglie nella sua poesia più conosciuta: Soldati. Il topos qui sembra utilizzato non per definire in generale la condizione umana, bensì proprio quella dei soldati, che però diventa esempio universale della fragilità della vita.

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie.

Il Bacchino Malato di Caravaggio

Infine, l’arte. Caravaggio dipinse in gioventù il Bacchino Malato, chiamato così dalla critica a causa del colorito del giovane dipinto. Si pensa sia un autoritratto risalente al periodo di convalescenza di Caravaggio in ospedale a causa di un calcio di un cavallo alla gamba. Seguendo questa teoria, sarebbe stato realizzato anche grazie all’uso dello specchio e non è l’unico dipinto che Caravaggio dedicò a Bacco (il secondo è proprio il Bacco, conservato agli Uffizi a Firenze, che però è completamente diverso anche grazie ad una maggiore maturità del pittore). Nel primo periodo della sua attività pittorica, Caravaggio era molto più interessato alla pittura naturalistica, manca ancora, quindi, quella concezione psicologica alla base dei suoi lavori. Tuttavia i critici hanno notato nel Bacchino Malato una grande simbologia, che si avvicina all’idea di caducità della vita: abbiamo sopra il Bacco la classica corona d’alloro, che sarebbe simbolo cristiano di eternità, ma anche la natura morta dell’uva così visibilmente provata e rovinata. Le foglie contrapposte alla raffigurazione naturalistica della frutta simboleggiano sostanzialmente la fragilità dell’esistenza ed il presagio di morte. Il che non può non ricordarci quel riferimento alla morte nella conclusione della poesia di Mimnermo.

 

 

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