Scopriamo il mondo del vintage attraverso l’arte con Diana K., fashion blogger

Diana K., conosciuta da tutti i suoi follower come @poorasfuckstreetwear, è una studentessa abruzzese di 22 anni, ed è grazie ai suoi consigli, che moltissimi giovani si sono avvicinati al mondo del vintage.

@poorasfuckstreetwear è un progetto che nasce dalla voglia di Diana di far capire ai suoi follower che è possibile vestire con stile senza spendere ingenti cifre di denaro; il progetto peró ha molto seguito e successo, cosa che porterà Diana a reinventarsi di continuo e creare sempre nuovi contenuti, come il suo ultimo lavoro: “Paintigs of Us” che si fa promotore del mix arte e moda.

L’intervista

Iris: Come ti sei avvicinata al mondo del vintage?

 

Diana: Sono cresciuta in un contesto familiare modesto, quindi già da piccola mia mamma mi portava al mercato per comprare abiti di seconda mano, crescendo ho abbandonato un pochino questo mondo, ma mi sono ritrovata a fare una riflessione dopo aver finito le scuole superiori: “perché tutti pensano che per vestirsi bene e avere stile servano i soldi?”.

Io credo che si possa spendere pochissimo per vestirsi con stile, perché il gusto, lo stile e la creatività nell’esprimere la propria personalità non hanno prezzo. Da qui è nato di progetto di Poorasfuck Streetwear, che si può tradurre in “Stile di Strada da Poveracci”.

I: Che consigli daresti a chi vuole avvicinarsi al mondo del vintage?

 

D: A parer mio,  il più grande consiglio che si possa dare alle persone che possono avere qualche riserva sul mondo del vintage, o della seconda mano in generale, è quello di cercare di abbattere la concezione per cui usato equivale a da buttare, rotto, brutto o puzzolente. 

Molto spesso c’è questo tabù sul mondo del vintage anche perché c’è anche una sorta di paura dell’ignoto: “Da dove viene? Chi l’ha messo? Cosa ci ha fatto?”

 Se noi, peró, prendiamo questa paura per l’ignoto e la trasformiamo in fascino e mistero, cambia totalmente il modo in cui acquistiamo, perché le domande si trasformano in “Chissà che storia ha questo capo? Chissà chi lo ha indossato per un’occasione speciale? Magari lo ha indossato e ha creato tanti bei ricordi con questa cosa etc.”.

 Riassumendo, il consiglio che posso dare è quello di tuffarsi con curiosità, voglia di conoscenza e soprattutto con un po’ di mistero, come tutte le cose che si tramandano.

 

I: Perchè, secondo te, il fast fashion ha così tanto successo?

 

D: Ci sono numerose ragioni, ma se dovessi riassumerle, direi che è a causa della mentalità “usa e getta” che da un paio di decenni è stata introdotta anche nel mondo della moda; il fatto che da un paio di decadi viviamo in un periodo di precarietà economica, che spinge il consumatore a scegliere una grande quantità di capi poco costosi, piuttosto che un investimento maggiore di qualità che è durevole nel tempo; infine, forse, è anche perché è comodo, il fast fashion si trova dappertutto, anche se vivessi sull’Himalaya, probabilmente, verrebbe il corriere con il pacco Shein.

I: Raccontami di “Painting of Us”.

 

D: Il mio ultimo progetto per me ha una grande importanza sociale: ogni mese dedico la copertina del mio sito web ad un tema, ad un editoriale che scatto con le persone che mi seguono e che con il tempo si sono appassionate alla causa.

 L’editoriale del mese è un’idea nata dalla necessità di collegarmi con gli altri, per tanto tempo sono stata io il volto di Poorasfuck, e ora vorrei condividere il progetto facendo sentire le persone che mi seguono 100% Poorasfuck anch’essi. Il tema del primo editoriale è chiamato “Paintings of Us” una raccolta con sei ragazze che interpretano sei quadri differenti di pittori più o meno famosi, che diventano a loro volta delle opere d’arte.

 

I: Il connubio con l’arte è singolare, come mai l’hai scelto?

 

D: Dietro questo editoriale volevo condividere con le persone che mi seguono un messaggio importante: ognuno di noi è in fondo un’opera d’arte, magari imperfetta, ma unica e speciale, e come tutte le opere d’arte la sua bellezza intrinseca può essere nascosta, magari celata, ma non perde mai il suo valore come opera d’arte

Io trovo nella storia dell’arte grande ispirazione per i miei progetti, è una materia che secondo me è sottovaluta perché spesso le opere si studiano in maniera distratta, pensando che siano cose lontane che non vedremo mai o che non ci possono interessare. Io invece ho sempre visto le opere che studiavo come tracce di grandi uomini o donne, opere di esseri umani che a distanza di tempo hanno provato quello che sentiamo noi, al giorno d’oggi. 

Oltretutto penso che per poter andare avanti e creare un futuro bisogna sempre rivolgere uno sguardo al passato, così  siamo un po’ meno incerti nella direzione da prendere.


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