Sapere aude: come reperire informazioni nel Medioevo e nel XXI secolo

La fruizione delle informazioni tra Medioevo e XXI secolo.

 

Sapere aude: il motto illuminista invitava ad “osar sapere”. Il sapiente sa di non sapere, quindi perseguire la conoscenza è un atto di coraggio, per questo il motto “osa sapere” (sapere aude). E’ interessante scoprire che sapere significa anche “sapore”. L’invito coraggioso alla conoscenza è anche uno stimolo ad acquisire un sapore: osa sapere qualcosa, di qualcosa, osa essere sapido, saporito. Troppe sono le persone che sanno un sacco di cose, ma poi non sanno di niente, che dicono “di sapere” senza “sapere”. La condizione necessaria essenziale per quest’avventura coraggiosa è l’umiltà come punto di partenza. Serve umiltà per per ammettere di “sapere di non sapere” e paradossalmente si sa già di qualcosa: si inizia ad avere un sapore.

Ma siamo nel Medioevo?

Quanti brutti pregiudizi sul medioevo. Conosciamo più luoghi comini su questo periodo storico  che nomi di vie della città in cui abitiamo. Eppure senza questa “età di mezzo” oggi probabilmente non avremmo la possibilità di “osar sapere”. La capacità conservativa medievale è stata l’anello di congiunzione fondamentale per reperire il sapere dell’antichità. L’immagine rinascimentale dei “nani sulle spalle dei giganti” non sarebbe esistita senza il Medioevo. Come potremmo oggi, noi nani, salire sulle spalle dei giganti del passato per scrutare più a fondo l’orizzonte della conoscenza, senza qualcuno che ci permettesse di reperire quella conoscenza pregressa?

Scriptorium

Caduta Roma, il territorio imperiale non ha più autorità di riferimento. In un contesto simile i luoghi della cultura come scuole ed accademie e la loro gestione, passano in secondo piano, le questioni fondamentali sono ben altre. In tale situazione dobbiamo rendere grazie ad un altro capro espiatorio di luoghi comuni della “età oscura” medievale, la Chiesa. Nell’alto medioevo (V-VIII sec), infatti, vista la mancanza di autorità politiche laiche, la Chiesa e le sue realtà istituzionali religiose nuovo punto i riferimento. Una nuova dimensione religiosa diventa dunque il paradigma di salvaguardia culturale, il monastero e il suo scriptorium. Qui i codici vengono letti, studiati, trascritti, in funzione della preparazione dei monaci destinati alla carriera ecclesiastica: per dire la messa in latino, prima bisogna conoscere la lingua latina. Ecco che lo scriptorium, con annessa biblioteca, diventa un Google Chrome ante litteram.

Etimologiae

I vescovo di Siviglia dei primi decenni del VII sec capì che la reperibilità di concetti e definizioni era tanto più semplice quanto più le informazioni si trovavano vicine. Isidoro, era il suo nome, vescovo di Siviglia, morto nel 636, crea l’opera enciclopedica più preziosa dell’intero alto medioevo. Nell’antichità sono diversi gli autori che scrissero opere di carattere enciclopedico, ma molte non si sono conservate. Era nota però ad Isidoro l’opera di Plinio il Vecchio intitolata “Naturalis Historia”, molto più dialogica  e discorsiva. Le nozioni vengono fatte confluire con maggiore sistematicità e con un linguaggio più sintetico, in 20 libri. La caratteristica rivoluzionaria dell’opera è l’ordine dato ai concetti, ossia per lemmi, di cui viene spiegata l’etimologia prima del concetto originale: ecco perché il titolo di Etimologie, sul concetto latino secondo il quale i nomi delle cose, ne sono la diretta conseguenza (nomina sunt consequentia rerum). Un’opera che ha la volontà di formare la conoscenza, dal principio biblico per cui tutto il mondo è dentro a un libro.

Wikipedia

La facilità fruitiva a cui ci ha abituato internet non ha precedenti. Oggi basta accedere ad un qualsiasi motore di ricerca e digitare ciò che ci interessa sapere, non bisogna essere ingegneri per farlo, ma anzi possiamo cercare anche se non sappiamo esattamente cosa dobbiamo trovare, grazie alle parole-chiave. Semplificazione, ecco la parola d’ordine, non c’è più bisogno (né voglia) di perdersi tra gli scaffali di una biblioteca per cercare l’informazione che ci serve, né sfogliare ore ed ore la Treccani. L’idea di digitalizzare un’enciclopedia però è qualcosa di più brillante. E’ interessante anche il legame con l’opera medievale. Anche Wikipedia è organizzata per lemmi, i quali vengono spiegati nel loro significato (anche etimologico) per poi venirne spiegato il concetto: siamo molto più medievali di quanto crediamo.  I suoi fondatori  Jimmy Wales e Larry Sanger, dal 2000 in poi hanno sviluppato sempre di più questa enciclopedia “libera” e le sue possibilità espansive. Non avendo limitazioni cartacee, è l’enciclopedia che contiene più voci al mondo, inoltre, non avendo limitazioni di spazio, è libera poiché tratta davvero di ogni questione. Come sappiamo quantità non significa qualità, per cui sono spesso mosse critiche alla piattaforma per la mancata esaustività, completezza e correttezza. Al che bisogna riflettere.

Voler Sapere

La volontà conoscitiva come atto di coraggio è parte dell’essere umano. Gli strumenti di cui egli si fornisce per compiere questo viaggio nel corso della storia aumentano sempre più. L’enciclopedia di Isidoro di Siviglia nasce in un contesto di grande decadenza sociale, istituzionale e culturale, essa diventa quindi un’opera che tenta di salvaguardare e perpetuare la conoscenza pregressa per le generazioni venture. Con lo stesso principio sono costituite tutte le enciclopedie, compresa la grande enciclopedia on line Wikipedia. Nessuna delle due si presenta come strumento sufficiente per acquisire la conoscenza e compiere il coraggioso viaggio del sapere. Tale condizione emerge a causa della mentalità consumista contemporanea: rapidità, semplificazione. L’individuo contemporaneo non ha l’umiltà di ammettere di non sapere, poiché ha strumenti per raggiungere le risposte di cui ha bisogno in poco tempo. Se non lo so lo chiedo a Google. Quando si cercano necessariamente spiegazioni più esaustive non ha tempo (voglia) di cercare altrove.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.