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Salute mentale e alimentazione: la Psichiatria Nutrizionale

Salute mentale e alimentazione: la Psichiatria Nutrizionale

È nato negli ultimi anni il campo della Psichiatria Nutrizionale o “Nutritional Psychiatry”. Le ricerche degli ultimi anni evidenziano la stretta relazione tra salute mentale e alimentazione.

Gli effetti di una dieta squilibrata sul cervello: depressione e non solo

La “Psichiatria Nutrizionale” è un nuovo campo di ricerca che si propone di indagare la relazione tra salute mentale e alimentazione. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato importanti correlazioni tra una dieta squilibrata, caratterizzata da un alto consumo di zuccheri e disturbi mentali, in particolare ansioso-depressivi. Consistenti evidenze sperimentali presenti in letteratura collegano la depressione alla qualità della dieta e ciò si dimostra vero tra gruppi diversi per etnia ed età (Jacka, 2017).  I risultati appaiono di grande rilevanza se si considera che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione sarebbe candidata a diventare il primo problema sanitario, superando i disturbi cardiaci. Da qui l’esigenza di indagare più approfonditamente questa relazione in modo da modificare abitudini scorrette per poter prevenire e trattare tale condizione. Nuovi studi si stanno infatti occupando di comprendere quali siano i meccanismi biologici che mediano le relazioni osservate tra dieta, nutrizione e salute mentale (es. plasticità neuronale); tuttavia, per l’eterogeneità delle metodologie usate ed errori di misurazione, la sfida più grande rimane quella di sistematizzare i dati raccolti cercando di replicare e ridefinire gli interventi.
Queste evidenze capovolgono la prospettiva a cui siamo abituati per cui associamo stress ed emozioni negative a vaschette di gelato ed enormi quantità di biscotti, non per nulla chiamati “cibi consolatori“. La depressione non è solo la causa di comportamenti alimentari scorretti, ma può anche diventarne la conseguenza.

Salute mentale e alimentazione
Puoi cambiare il tuo microbiota intestinale e la sua attività entro pochi giorni cambiando la tua dieta. Ciò che abbiamo mostrato è stato, sì, se si migliora la dieta, avrà un effetto misurabile sui sintomi depressivi” (Felice Jacka)

Le conseguenze di una dieta scorretta sono visibili anche a livello macro. Felice Jacka, ricercatrice in psichiatria nutrizionale presso l’Università di Melbourne e presso la Deakin University (Geelong, Australia), ha infatti dimostrato su un campione di persone adulte in età avanzata che avevano seguito per 4 anni una dieta occidentale ricca di zuccheri e così detto “junk food” come non solo essi fossero più esposti a disturbi dell’umore, ma mostrassero nelle scansioni MRI (Magnetic Resonance Imaging) un volume significamente ridotto dell’ippocampo sinistro. Questa struttura è cruciale per le funzioni di memoria ed apprendimento. Mutamenti analoghi erano già stati osservati sugli animali.

Quali sono le diete più sane per il nostro cervello?

Nel suo lavoro, Jacka (2017) ha evidenziato come le diete più sane siano la dieta mediterranea, la dieta di Okinawa e la dieta scandinava. Più che i singoli alimenti presenti in questi regimi alimentari, sarebbero le combinazioni dei giusti cibi a garantire il corretto funzionamento delle attività cerebrali.
La dieta mediterranea, tipica di Italia, Spagna e Grecia, prevede un alto consumo di frutta e verdura ricca di antiossidanti, olio d’oliva, noci, pesce ricco di Omega-3 (presente in tonno, salmone e sardine), pasta e pane integrale e zuccheri e vino rosso in quantità moderata. In particolare, gli acidi grassi Omega-3 (in particolare il DHA) hanno un ruolo essenziale nel promuovere la salute neuronale e con ogni probabilità hanno contribuito alla formazione del cervello umano evoluto. Infatti, le membrane cerebrali utilizzano questi grassi per potenziare la struttura cellulare e i segnali neuronali, promuovendo un miglior funzionamento cognitivo (es. funzioni di attenzione e memoria). L’acido docosaesaenoico (DHA) è anche in grado di reprimere stati infiammatori cronici capaci di danneggiare le cellule del cervello e portare ad un generale decadimento cognitivo. Questa infiammazione è risultata connessa a diversi disturbi cerebrali come depressione, disturbo bipolare e perfino autismo, morbo di Alzheimer e schizofrenia.

Salute mentale e alimentazione
La dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura, è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità

La dieta di Okinawa, così chiamata perché tipica dell’omonima isola giapponese, prevede tra i suoi alimenti fondamentali la patata viola dolce coltivata nel territorio locale, spesso sostituita al riso dagli abitanti. Si accompagnano alghe, alcuni tipi di carne e pesce, tè verde e un consumo limitato di zucchero e riso. Secondo l’OMS i giapponesi, grazie alle abitudini degli okinawani, godrebbero delle aspettative di vita più alte al mondo. Rispetto ai connazionali, gli abitanti di Okinawa assumerebbero meno calorie, consumando meno riso, zuccheri e pesce.
Per ultima, la dieta scandinava è associata ad un’incidenza ridotta delle infiammazioni e ad un rischio inferiore di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari (disfunzioni che hanno un impatto sulla salute psichica). L’ingrediente principe di questa dieta è l’olio di colza, preferito dai nordici all’olio d’oliva e ricco di Omega-3. All’interno di questo regime troviamo frutta, in particolare mirtilli rossi, verdura (patate), noci e cereali integrali, pesce e un consumo contenuto di carne e latticini.

Dal 2013 Jacka ha fondato l’International Society for Nutritional Psychiatry Research: l’obiettivo per i prossimi anni è quello di integrare i metodi basati sulla nutrizione alla classica assistenza psichiatrica. I risultati preliminari sembrano incoraggianti. Questo nuovo campo di ricerca sembra finalmente offrire prospettive positive dopo i numerosi fallimenti farmacologici in ambito psichiatrico. Infatti, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRIs), attualmente la terapia farmacologica favorita per il trattamento dei disturbi depressivi, appare efficace solo nei casi più gravi; in rari casi si dimostrano migliori del placebo per i disturbi più leggeri e moderati.
I piani terapeutici basati sulla nutrizione diventeranno sempre più rilevanti per la prevenzione e il trattamento di demenza e disturbi psichiatrici. Combinare gli alimenti giusti si rivelerà essenziale per migliorare la salute mentale e la resistenza cognitiva oltre a quella strettamente fisica.

Susanna Morlino

Bibliografia

Jacka, F. N. (2017). Nutritional psychiatry: where to next?. EBioMedicine, 17, 24-29.

“La dieta per il cervello”, di Bret Stetka (MIND. Mente e cervello, Dicembre 2017)

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