Il Superuovo

Sai cosa significa lottare per un ideale? Musica e letteratura della “Beat Generation” lo mostrano

Sai cosa significa lottare per un ideale? Musica e letteratura della “Beat Generation” lo mostrano

La “nuova visione” della Beat Generation ci insegna a uscire fuori dagli schemi e ad avere consapevolezza di noi stessi, attraversando musica, letteratura e cinema. 

La Beat Generation è stato un gruppo di intellettuali sviluppatosi nel periodo post-seconda Guerra mondiale, attorno al 1950. Il termine “beat” fu coniato da Jack Kerouac ed è legato al ritmo della musica jazz e anche alla beatitudine del misticismo orientale.

I beat hanno scritto una rivoluzione culturale su scala mondiale.

– W. Burroughs

Questa corrente di pensiero non è stata solamente letteraria, ma anche artistica, musicale, una rivoluzione a tutto tondo. Per quanto concerne la letteratura, al genere appartengono opere di grande sperimentalismo e trasgressione: L’urlo di Allen Ginsberg (1956), che ne è diventato un vero e proprio simbolo, Il pasto nudo di William Burroughs (1959) e Sulla strada di Jack Kerouac (1957). Il pasto nudo in particolare, criptico romanzo pieno di oscenità, aiutò a liberalizzare la pubblicazione negli USA.

Una “nuova visione”

La Beat Generation è un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo.

– J. Kerouac

La missione che gli autori della Beat Generation si erano posti era di costruire una nuova corrente di pensiero, che potesse combattere la censura, ribellarsi ai sistemi tradizionali, promuovendo la creatività spontanea. Ispirati dalla poetica di William Blake, negavano il mondo materiale, per dedicarsi ad una vita più spirituale. Spesso tale nuova visione viene erroneamente confusa con il semplice assumere droghe con una ribellione fine a se stessa e che dovrebbe indurre i giovani a dimenticare chi sono per estraniarsi dal mondo. Tuttavia questo modo bohemien di vivere portava ad una grande sensibilità verso l’ambiente e la società. I membri della Beat Generation promuovono il pacifismo, la voglia di proteggere ciò che sta attorno all’uomo nella totale libertà di scrivere ciò che si vuole.

Una libertà, quella artistica, che si riflette in quella musicale. Indubbiamente, infatti, la Beat Generation riguarda e influenza anche la musica, in particolar modo vi è l’esaltazione di quella rock e folk, pertanto vediamo la partecipazione al movimento di alcuni artisti come Patti Smith, Janis Joplin e Bob Dylan.

L’urlo della coscienza

Uno dei luoghi significativi per questo movimento, fu senza dubbio la Columbia University. È lì che Ginsberg conobbe Lucien Carr, che gli fece conoscere Burroughs e Kerouac, insieme elaborarono la “nuova visione”, che rivoluziona la letteratura. Questi giovani ribelli ci riuscirono. “L’urlo” di Ginsberg ebbe un impatto indescrivibile e indefinibile, tanto da ispirare artisti anche italiani: Guccini nella sua “Dio è morto”, per la frase iniziale (ho visto la gente della mia età) si ispira proprio a L’urlo. La coscienza, di cui parla Ginsberg in questo poema, coincide con la consapevolezza di se stessi, la solidarietà fra gli uomini e l’affermazione del sé come individuo libero e unico. Nell’America post-seconda guerra mondiale divampa il consumismo, che secondo Ginsberg può impedire all’uomo di eccellere. La censura ed il vile denaro, motore della società, stanno ostacolando le menti più brillanti, che sono invece volte ad un’esistenza più spirituale. Tuttavia malgrado gli ostacoli la vita va vissuta, bisogna lottare per la pace e per i propri ideali. Al materialismo della società americana vengono contrapposti, come valori assoluti, la solidarietà, la pace e un’idea di alienazione nei confronti del progresso tecnologico.

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa.

– Incipit di L’urlo

Ginsberg parla di proposito in modo provocatorio ed estremo, anche se, indubbiamente, ci sono anche dei lati oscuri in questo mondo.

Giovani ribelli e il lato oscuro della Beat Generation

La macchia nera sulla Beat Generation è senza dubbio l’omicidio di uno dei suoi membri: David Kammerer, assassinato da Carr. Kerouac e Burroughs narrarono l’accaduto nel romanzo E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche, in realtà usando pseudonimi senza rivelare nulla apertamente.

Questa vicenda è stata portata nelle sale dal film Giovani ribelli – Kill your darlings. Si racconta qui di come l’omicidio abbia coinvolto i grandi della Beat, ma anche di quanto profonda e radicata sia stata la loro ribellione contro la censura. In una scena vediamo Carr leggere Henry Miller all’università, cosa impensabile per l’epoca, poiché Miller affrontava tematiche controverse e di natura sessuale. Viene quindi ben dipinto lo stile di vita dei grandi di questo mondo, molto viene romanzato, anche perché su molti aspetti non si hanno ancora dati certi. La Beat Generation ha, infatti, sicuramente dei lati misteriosi, come quel aneddoto raccontato da Ginsberg secondo cui egli sentì la voce di Blake in persona, dapprima scambiata per quella di Dio, e questa visione non fu causata dalle droghe. Del resto, lo stesso Blake affermava di aver avuto visioni. Le droghe stesse in primo luogo venivano comunque ritenute degli educational tools, un modo per aprire la mente a nuovi orizzonti.

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