Ricordare i nostri antenati ci insegna a vivere, lo dicono gli antichi e il film Coco

Il film Disney Pixar Coco è incentrato sul potere che il ricordo ha di mantenere in vita le persone a noi care anche dopo la morte. Tale principio ha anche importanti radici classiche. Dalle imagines maiorum alla poesia eternatrice, scopriamo la potenza del ricordo.

Ricordami

Coco è un film Disney Pixar del 2017 ambientato durante il Día de los Muertos ovvero il Giorno dei morti. Secondo la tradizione messicana, questo giorno viene totalmente dedicato ai propri cari defunti, in quanto è convinzione che i morti debbano essere ricordati per non essere condannati all’oblio. Da un lato, quindi, secondo questa tradizione è importante ripensare ai defunti per rispetto nei loro confronti, ma dall’altro non vanno dimenticati proprio in quanto forniscono ai vivi un monito importante: la vita è breve e va goduta. Un’altra funzione del Giorno dei morti è esorcizzare la paura della morte dando un’immagine di festa ad essa. Nel film, il protagonista apprende l’importanza della famiglia e comprende quanto le sue radici possano dirgli chi è ed a cosa appartiene. La tematica principale è, tuttavia, il ricordo. Infatti, viene mostrato come durante il Giorno dei morti le varie famiglie mettano sugli altari le foto dei cari defunti, per permettere loro di attraversare l’aldilà e giungere sulla terra. Qualora un defunto venisse dimenticato dai suoi cari, la sua anima svanirebbe nel nulla. Quindi, la chiave per far sopravvivere i propri antenati dopo la morte è proprio ricordare. Ed è un invito a ricordare la canzone principale del film d’animazione.

Ripensa a me
Non dimenticarlo mai
Ricordami
Dovunque tu sarai
Lo sai che devi fare se
Non sono insieme a te
Ascolta la canzone e tu
Sarai vicino a me
Ricordami
Ora devo andare via
Ripensa a me
Sentendo questa melodia
Uniremo con le note il cuore e le anime
Il tuo amore rimarrà
Sempre per me.
– Ricordami, canzone dal film Coco
Attraverso un rito, una canzone, un pensiero, è possibile mantenere vivo il ricordo di chi non c’è più. Ritroviamo questa concezione in molti autori ed era molto diffusa presso gli antichi.

La poesia eternatrice

Exegi monumentum aere perennius
regalique situ pyramidum altius,
quod non imber edax, non Aquilo impotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum.
Non omnis moriar, multaque pars mei
vitabit Libitinam; usque ego postera
crescam laude recens.

(Ho compiuto un’opera monumentale più duratura del bronzo e più alta della regale mole delle piramidi, che non potrà distruggere né la pioggia che corrode né l’impetuoso Aquilone o l’infinita serie degli anni e la fuga dei secoli. Non morirò del tutto e molta parte di me eviterà la morte: continuerò a crescere fresco nella lode dei posteri).

Così Orazio in una sua ode mostra la propria felicità nell’aver eternato per sempre il suo nome attraverso la poesia. Quest’ultima ha, infatti, la capacità di vincere le intemperie della fisicità e di mantenere vivo il ricordo dell’autore o anche della persona a cui è dedicata l’opera. Questa concezione è un vero e proprio topos letterario, che troviamo anche nella letteratura italiana, ad esempio ne I Sepolcri di Foscolo, dove sancisce l’importanza di ricordare gli antenati e gli uomini illustri come un exemplum di vita, ma anche la potenza della poesia che può illuderci di vivere per sempre.

Le imagines maiorum

Al di là del ruolo della poesia, il modo principale per onorare i defunti nella società latina era il culto delle imagines maiorum. Venivano, infatti, ricavate in cera sul volto del defunto ed esposte nell’atrio delle case dei nobili romani. Come attestano autori come Cicerone, Plinio o Polibio, lo scopo di tale culto non era semplicemente funebre, ma forniva anche uno stimolo a non dimenticare e prendere esempio dal passato. Gli antenati nella cultura latina hanno, infatti, un ruolo fondamentale, basti pensare che uno dei principi chiave di tale civiltà fu il mos maiorum (letteralmente “il costume degli antenati”). Secondo i latini le tradizioni sono il nucleo principale dell’etica ed in molte opere, ad esempio in quelle di Sallustio, troviamo un’idea di un passato degli antenati superiore e moralmente migliore rispetto al presente decadente. Sugli antenati si fondano una serie di principi ed esempi da tenere a mente e seguire, poiché conoscere il nostro passato può formarci e dirci chi siamo. Pertanto, non dobbiamo mai dimenticare chi ci ha preceduto.

Non sapere che cosa sia accaduto prima della tua nascita, sarebbe per te come restare per sempre un bambino. A cosa serve la vita umana, se non è intessuta con la vita dei nostri antenati tramite i registri della storia?

– Cicerone

Silvia Argento ©

 

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