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Revenge porn e le conseguenze sul piano psichico: un problema che ci riguarda tutti

Quali sono le ripercussioni sulla psiche delle vittime di revenge porn? Un piccolo escursus per affrontare un tema delicato come questo sia nel suo aspetto psicologico sia da quello prettamente umano 

 

Con revenge porn si intende la distribuzione di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso del soggetto raffigurato. Spesso a commettere questo reato sono ex partner interessati a “vendicarsi” per la rottura della relazione con la vittima. Solo recentemente (per la precisione il 17 luglio 2019) l’Italia si è dotata di una legge che rendesse reato questa vergognosa pratica , un po’ in ritardo sui tempi, contando che Canada, Australia e Giappone lo avevano già fatto nel 2014. Il fenomeno è stato recentemente riportato alla luce da un’inchiesta della testata Wired che mostrava come questa pratica sia tristemente diffusa su alcuni gruppi Telegram dedicati (l’inchiesta è disponibile al seguente link).

Una storia- incontriamo Annmarie

Annmarie Chiarini

Il revenge porn ha innumerevoli forme. La più comune prevede che l’ex compagno (qui utilizzo il maschile per riferirmi a chi perpetra il reato in quanto nel 90% dei casi la vittima è di sesso femminile) posti online o diffonda tra gli amici foto sessualmente esplicite della ex compagna. La vittima è quindi lesa non solo sul piano dell’immagine pubblica, ma anche su quello psicologico e personale. Purtroppo molto spesso il tutto degenera, trasformandosi in un deliberato e crudele accanimento sull’intimità e sulla psiche della vittima. Tristemente emblematica in questo senso è la vicenda di Annmarie, una donna che ha dovuto affrontare un violentissimo attacco di revenge porn quando ancora nessun ordinamento lo riconosceva come reato. Poche ore dopo aver lasciato Joey (il nome è stato alterato) la donna riceve una sua chiamata in cui la minaccia di mettere all’asta su ebay un cd con 88 immagini che la ritraevano nuda. Annmarie chiama la polizia, che però afferma di non poter fare nulla in quanto “[…] non è stato commesso alcun crimine”. L’ex avvia l’asta il pomeriggio seguente, postandone il link su alcune pagine facebook del college dove Annmarie insegnava. Nel contempo la donna continuava a riceve mail tutte con il medesimo testo :”*** thought you might like this item on eBay: ” ( *** pensa che possa piacerti questo articolo su ebay: ). Nonostante la donna riesca ad ottenere la rimozione dei contenuti dai rispettivi siti (ebay e facebook), poco più di un anno dopo riceve una mail anonima in cui la si avvisa che alcune sue foto sono state postate su un sito porno. Le basta digitare il suo nome su google e premere invio per trovarlo, completo di tutto: nome, cognome, città e stato di residenza, oltre al nome del college dove insegnava. Il tutto era corredato di una scritta :”HOT FOR TEACHER? WELL, COME GET IT!”.  Già nell’anno che separa i due avvenimenti, in cui tutto sembrava risolto, Annmarie non riusciva più ad essere tranquilla, infatti spesso, sia di giorno che nel cuore della notte, sentiva il bisogno di controllare la propria mail, cercare il suo nome su google, ebay, facebook, ecc, in modo da essere sicura che nulla di nuovo fosse stato pubblicato. A tutto ciò si aggiungeva la frustrazione dovuta all’impossibilità di ottenere aiuto vista la mancanza a quei tempi di una legge che tutelasse le vittime di revenge porn. Tutto ciò la porterà a tentare il suicidio, tentativo fortunatamente fallito. La storia di questa donna (raccontata da lei stessa in un articolo disponibile al seguente link) ben mostra come queste terribili vicende si trasformino in una spirale di umiliazioni e violenza psicologica che portano l’individuo alla disperazione e al tracollo.

Le implicazioni psicologiche

Essere vittime di revenge porn ha gravissime conseguenze sulla psiche dell’individuo. Molti ricevono (come è successo ad Annmarie) una diagnosi di PTSD (post traumatic stress disorder). Questo può essere riscontrato in comportamenti come l’ossessione nel controllare che i contenuti sensibili non siano stati nuovamente resi pubblici, nel tentativo di suicidarsi, nell’ansia ricorrente , spesso scatenata dalla visione di alcuni elementi che possono riportare alla memoria quanto accaduto. Lo stress può incrementare nel caso in cui la vittima venga minacciata . A tutto ciò si possono accompagnare depressione e perdita di fiducia negli altri, con una conseguente difficoltà a fidarsi di questi. Grande impatto ha anche la vergogna suscitata dal sapere che chiunque per strada, al lavoro e sul tram potrebbe aver visto quei contenuti, che porta così il soggetto a sentirsi sempre meno sicuro e libero di uscire fuori casa. L’importante e negativo effetto che il revenge porn esercita sull’autostima della vittima è dovuto principalmente alla sensazione di perdita di controllo sulla propria dimensione privata. Risulta interessante anche indagare la percezione della situazione che hanno coloro che non si trovano coinvolti direttamente come vittime o colpevoli, ma che possono venire a conoscenza del coinvolgimento di amici o conoscenti in un caso di revenge porn. L’aspetto è stato approfondito da uno studio dell’università di Bath pubblicato sul “Journal of Criminal Psychology” (Scott, A., & Gavin, J. (2018). Revenge pornography: The influence of perpetrator-victim sex, observer sex and observer sexting experience on perceptions of seriousness and responsibility. Journal of Criminal Psychology8(2), 162-172.). Lo studio poneva ad alcuni soggetti uno scenario ipotetico riguardante un caso di revenge porn (es:” Dopo essersi frequentati per più di un anno, una sera Emma (19) e Ben (20) …”) i quali in seguito rispondevano ad alcune domande riguardanti la propria percezione della vicenda. Innanzitutto dallo studio emerge che il 41% dei partecipanti condivide foto intime col partner, mentre il 17% dei partecipati le condivide anche solo con persone con cui si frequenta. I soggetti uomini erano più portati a ritenere la situazione come grave quando questa includeva una vittima di sesso femminile, rispetto ai casi in cui la vittima era di sesso maschile. Il dato più interessante è sicuramente quello che riguarda la percezione dei cosiddetti non-sexters (coloro che non condividono contenuti sessualmente espliciti col partner e che ricordo sono la maggioranza). Questi sono portati a vedere la situazione come più grave degli altri, ma al contempo sono più propensi a colpevolizzare la vittima per quanto successo. Quest’ultimo comportamento perpetua uno dei cosiddetti “miti sullo stupro” ( molti dei quali sono applicabili anche in caso di revenge porn) tra cui possiamo rintracciare la credenza secondo cui chi subisce angherie di questo genere è partecipe nella colpevolezza ( questo comunemente si traduce nella frase “se l’è andata a cercare”).

Conclusione

Nel contrasto a questa pratica devastante e spregevole mancano molti strumenti come centri di supporto psicologico per le vittime ed una definitiva e stingente responsabilizzazione delle piattaforme su cui questi contenuti circolano, oltre ad una seria educazione digitale che evidenzi come le nostre responsabilità personali non scompaiono appena accendiamo un pc. Le potenzialità e l’anonimato offerte dalla rete divengono il campo perfetto per il dispiegamento di atti di dominio e controllo , principalmente del maschile sul femminile che spesso vengono erroneamente ricondotti ad impulsi incontrollabili o a disturbi psicologici. Minimizzare o ignorare questi fenomeni (ad esempio riconducendoli all’azione di un pochi squilibrati) ha il solo effetto di tardare la definitiva estinzione di queste piaghe sociali. Il primo passo per contrastare il revenge porn e tutte le altre pratiche vergognose che ledono la donna nella sua persona è quello di riconoscere che questi non sono “problemi delle donne”, ma dell’intera società, di tutti noi.

 

 

 

 

 

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