Rappresaglie iraniane e leggi del taglione: vecchie norme per scongiurare nuovi conflitti

Occhio per occhio: così il Vecchio Testamento segna i confini del diritto bellico contro i rischi di una guerra nucleare

Onde premunirsi contro eventuali attacchi atomici di sorpresa, il Comando Aereo Strategico Americano (SAC), tiene in volo in continuazione un numero molto elevato di bombardieri B-52. Ognuno di questi aerei porta un carico di Bombe H per un totale di 40 megatoni, il cui potere distruttivo è pari a 16 volte quello di tutti gli ordigni esplosivi usati da tutti gli eserciti durante la Seconda Guerra Mondiale”.

L’ordigno fine di mondo

1964. Piena Guerra Fredda. La voce narrante del Dr. Stranamore: Ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick già terrorizzava il mondo sulle capacità distruttive degli arsenali bellici dei blocchi in campo. La stessa pellicola che però, a scanso di equivoci, esordiva con una postilla a mò di ‘ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale’, citando: “E’ la posizione dichiarata dell’aeronautica americana che le sue misure di salvaguardia impedirebbero il verificarsi di eventi come sono descritti in questo film”. E che aveva contribuito a instillare nell’immaginario collettivo termini bellici come inverno nucleare, interruzione della linea gerarchica, rappresaglia di salvaguardia, deterrente nucleare, ma soprattutto di distruzione mutua assicurata, nonostante poi finisse per sbeffeggiarla con una satira feroce. Termini che, dopo la morte del generale iraniano Qasem Soleimani e nonostante l’esercito cui apparteneva non rientri ancora nel novero delle potenze nucleari, tornano quanto mai attuali fra paure europee e vignette satiriche, nell’angosciante attesa di una rappresaglia inevitabile.

La lezione di Yamamoto

“Temo di aver solo svegliato il gigante che dorme”. Erano più o meno queste le parole con cui l’Ammiraglio Isoroku Yamamoto sugellò la Vittoria di Pirro ottenuta a Pearl Harbour il 7 Dicembre 1941 sulla US Navy, rispondendo a chi si profondeva in complimenti e felicitazioni sulle sue abilità strategiche. Una citazione incerta, forse mai pronunciata dal leggendario ufficiale nipponico, ma tuttavia passata alla Storia eppur ignorata dal Presidente Donald J. Trump all’atto di ordinare il raid sul convoglio di Qasem Soleimani nei pressi dell’aeroporto iracheno di Bagdad. Ordinando l’eliminazione del generale Qassem Soleimani, potente e carismatico capo dell’unità speciale Al Quds dei Guardiani della rivoluzione, Donald Trump ha oltrepassato il Rubicone. Soleimani era una figura mitica della rivoluzione islamica, una sorta di Che Guevara iraniano, protagonista della vittoria dell’ayatollah Khomeini nel 1979 e diventato l’incarnazione del fervore e del messianismo della rivoluzione, anche oltre le frontiere iraniane. Lo abbiamo visto ovunque: in Siria, in Libano, in Yemen e naturalmente in Iraq. Lo abbiamo visto vittorioso tra le rovine di Aleppo, che Bashar al Assad non avrebbe mai potuto riconquistare senza l’aiuto dei Guardiani della rivoluzione. Lo abbiamo visto a Mosca mentre parlava di strategia con Vladimir Putin. Ma soprattutto Soleimani ha manovrato per anni per aumentare l’influenza iraniana in Iraq, attraverso le stesse milizie sciite che in settimana hanno preso d’assalto l’ambasciata degli Stati Uniti. Il generale dipendeva direttamente dalla Guida suprema iraniana, l’ayatollah Khamenei, e non dal presidente Hassan Rohani, di cui tra l’altro criticava la moderazione. Dopo il fallimento dell’accordo sul nucleare è stato Soleimani a prendere il controllo della situazione, dunque si tratta di una perdita enorme per il regime. Non soltanto Teheran vorrà vendicare l’eliminazione di un capo militare di primo piano, ma soprattutto porterà avanti l’escalation contro gli Stati Uniti. Perché è la sua unica via d’uscita.

Lex Talionis

La legge del taglione è un principio di diritto consistente nella possibilità riconosciuta a una persona che avesse ricevuto intenzionalmente un danno causato da un’altra persona, di infliggere a quest’ultima un danno, anche uguale all’offesa ricevuta. In uso presso diverse popolazioni in età antica, aveva funzione di porre un limite preciso alle vendette private, che spesso degeneravano in faida. In opere letterarie, sebbene influenzate da testi sacri, si preferisce parlare di legge del contrappasso. La più antica codificazione di questo principio è stata probabilmente espressa nel Codice di Hammurabi, mentre in epoca romana la legge è espressa solo nelle Dodici Tavole del Diritto Romano Arcaico. La formulazione più celebre e conosciuta a livello popolare è però quella espressa nel Vecchio Testamento: “Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all’altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatto all’altro” (Levitico 24, 19-20). E persino nel diritto islamico – e qui si arriva alla legittimazione della rappresaglia iraniana – la legge del taglione è prevista, seppur spesso sostituita dalla diya, o principio di compensazione pecuniaria, a patto che questo venga accettato dalla parte lesa. Che poi la shari’aveda l’applicazione implicita di questo precetto da parte dello Stato, si ritrova nel sottofondo di contrappasso che caratterizza pene come il taglio delle mani in caso di furto. L’unica speranza, è che l’escalation che naturalmente seguirà alla reazione iraniana segua la strada della diya piuttosto che della draconiana shari’a. Che il gigante che dorme rubi le caramelle che il Presidente Infante gli ha sottratto, piuttosto che esponga le sue mutilazioni al pubblico ludibrio.

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