Politica al femminile: perché le elezioni in Polonia ci mostrano un’alternativa a Hegel e Heidegger

In Polonia vince la visione identitaria, contro un’opposizione senza alternative reali. Ma, nello scontro, tra Hegel e Heidegger, emerge un terzo polo. Rivoluzionario.

Una foto della Camera bassa del Parlamento polacco

I risultati delle elezioni del 13 ottobre scorso parlano chiaro: il PiS si conferma primo partito polacco, con la maggioranza assoluta alla Camera bassa.

Dall’altra parte, sinistre e liberali propongono una resistenza che è già opposizione. Perché parla la stessa lingua del Soggetto dei sovranisti.

C’è un’alternativa. Ed è femminista.

Kaczynski, leader del Pis

I vincitori, Hegel

Al termine di un’elezione non si dovrebbe parlare di “vittoria”, concetto guerresco che poco si addice ad un regime democratico. Ma vallo a spiegare a Kaczynski, leader del PiS, principale destinatario di quel 43,6% di consensi raccolti tra i polacchi.

A premiarlo sono state le politiche economiche da lui adottate nella precedente legislatura: sussidi diretti alle famiglie, soprattutto quelle più povere e trascurate delle periferie del Paese, e le promesse sul salario minimo e sul sostegno per le spese mediche. A favorirlo, una crescita economica che non scende al di sotto dei 4 punti percentuali annui.

Ma a catalizzare i consensi è stata la sua idea di Polonia, in cui molte istanze e altrettante paure hanno trovato ascolto: una comunità di patrioti riunita nella nazione, radicata nella tradizione e nei valori da essa espressi, che lo Stato ha il dovere di incarnare e difendere. In stretta collaborazione con il potere religioso, che legittima una certa narrazione etnica ed etica dei sovranisti.

La difesa dell’identità polacca. L’identico che sfida l’Altro per uscirne rafforzato nel suo essere, consapevole di sé, autocosciente. Hegel risuona nello spirito di quanti, in Polonia, pongono in coma alla lista delle proprie preoccupazioni la diffusione del movimento per i diritti LGBT e la disgregazione della famiglia: timori presenti soprattutto nella popolazione maschile.

La famiglia è il nucleo etico-sociale dello Spirito polacco, l’ultimo baluardo della nazione nei suoi tratti originali, l’essenza del carattere di una comunità che si sviluppa e si dota di uno Stato. Sono le relazioni familiari, codificate dalla tradizione, a descrivere l’ethos comune dei rapporti sociali, da cui i valori ed una gerarchia derivano.

Identità è il mantenersi identico di questa struttura, vista come originaria.

Non ingannino le politiche economiche solidaristiche messe in campo dal PiS: lo stesso Hegel, infatti, nei Lineamenti di filosofia del diritto, proponeva un dilemma circa la redistribuzione del benessere, affermando che essa, se attuata, mentre da una parte mitiga la povertà, dall’altra può indebolire l’autostima del cittadino. Lo stesso avverrebbe nel caso dell’intervento dello Stato nell’occupazione lavorativa dei suoi membri: creare posti di lavoro arbitrariamente produce, sì, una redistribuzione del benessere, ma al prezzo di una forzatura del funzionamento autoregolato del mercato, che solo è in grado di produrre ricchezza.

Un dilemma sul Welfare State risolto da Kaczynski, erede di Hegel, con la scelta di una strategia politico-elettorale, corrispondente ad una idea di Stato.

Walesa, leader di Solidarnosc, nell’aprile 1989

Gli sconfitti, Heidegger

Al termine di una elezione, non si dovrebbe parlare di “sconfitta”. Soprattutto quando lo schieramento penalizzato dai risultati non ha proposto alcuna visione alternativa, a tratti confondendosi con gli avversari.

La battaglia, se c’è stata, si è giocata tutta sul piano dei principi, e con la dialettica della contrapposizione: contro il sovranismo, erede dei fascismi, contro la propaganda tradizionalista e irrispettosa del diverso, incapace nei confronti della novità, contro gli scandali, la corruzione degli uomini delle istituzioni. Intoccabili, però, agli occhi della maggioranza.

Divisi sul piano politico, centristi-liberali e formazioni socialdemocratiche hanno chiamato la popolazione a raccolta contro il regresso verso forme di politica troppo simili a quelle dalle quali con tanta fatica si era riusciti ad emergere. Un appello alla resistenza come conservazione di quel senso più autentico della propria storia scoperto grazie alla democrazia, al prezzo di molto sangue e umiliazioni.

Una posizione, pur nelle differenze dei partiti d’opposizione, politicamente stagnante, senza prospettive originali.

Nulla di più dell’insistenza su tematiche sdoganate in Polonia con la fine della Guerra fredda: il valore della democrazia per un nuovo protagonista della Storia, non più assoluto, come il Soggetto hegeliano, ma immerso nel mondo e, anzi, abbandonato ad esso in un’assenza pressoché totale di significati etici o escatologici capaci di fare da guida. È la scoperta dell’Esserci heideggeriano, un essere-nel-mondo gettato in una dimensione di cui non è il creatore, pur essendone responsabile, un essere-con plasmato nella e dalla relazione.

Questi, per poter recuperare il senso della propria esistenza, deve continuamente emergere dalla condizione di omologazione totale nella quale si disperde, spaesato, affidandosi alla pubblicità totalizzante dell’uomo comune ( il “Si”): è in questo sforzo che sta la possibilità di recuperare la propria originalità, e con essa un’identità.

Ma, oltre alla tensione, personale, non è indicata una prospettiva etica cui riferirsi in quanto collettività fatta di incontri con l’Altro che spesso impongono una ridefinizione del sistema.

Manifestazioni per il diritto all’aborto in Polonia

L’alternativa, Kittay

In democrazia, la posta in gioco del confronto politico è la conquista dell’egemonia da parte di una delle forze rappresentative della popolazione. Per poter stabilire la propria egemonia, il partito deve farsi portatore di una certa visione del mondo condivisa: deve essere interprete della realtà, e offrire una prospettiva sui tempi.

In sostanza, non è un astratto consenso che deve essere ricercato, plasmando i programmi e la propaganda in modo da infiltrarsi tra le crepe della società per dare una parvenza di resilienza. È necessario, invece, inventare un percorso di formazione della società civile che porti gli elettori a farsi, da pubblico, rappresentati.

Ciò significa un’apertura all’ascolto e all’elaborazione condivisa. Due temi evidenti nella campagna elettorale di Malgoratza Kidawa-Blonska, candidata di “Piattaforma civica” alla carica di premier. A lei, una donna, il leader del partito, Schetyna, ha ceduto il posto chiave dello schieramento di opposizione: una scelta politicamente significativa, che stravolge una condizione consolidata non solo in Europa.

La candidata, infatti, dà voce in campo moderato e liberale alle esperienze femministe polacche, giunte nel Paese insieme alla democrazia, dopo la caduta del Muro, sulle gambe delle donne che affermavano il diritto all’autodeterminazione dei propri corpi contro le concessioni anti-abortiste fatte dal neonato governo democratico alla Chiesa.

Non solo un un allargamento della rappresentatività politica, ma la proposta di un’alternativa che, poiché poggia su una formazione già iniziata in vari strati della società, nasconde un paradigma etico differente da quello tradizionale, incentrato sull’Io.

Un paradigma teorizzato principalmente da Kittay e basato sul principio della “doulia”: ogni sistema sociale si regge su rapporti di interdipendenza essenziali, in virtù dei quali si può dare qualcosa come la “persona”, in grado di formarsi e svilupparsi perché sostenuta da qualcuno nel suo essere responsabile nei confronti di qualcun altro.

Si parla, cioè, di un circuito di “dividui”, ciascuno dei quali esiste grazie a qualcun altro, su dimensioni che trascendono (possono trascendere) lo Stato e che riguardano (possono riguardare) l’intera congregazione umana.

L’identità, dunque, è il risultato di una dipendenza e non coincide con una individualità, bensì come una formazione della persona all’interno di un sistema che, secondo la teoria di Sen, non provvede alla distribuzione della ricchezza (che solo può essere efficace in una società di individui indipendenti), ma a stabilire una eguaglianza di capacità, cioè di opportunità, tra i suoi membri.

 

 

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