Il Superuovo

Pascoli e Povia ci ricordano quanto sia importante rimanere sempre un po’ bambini

Pascoli e Povia ci ricordano quanto sia importante rimanere sempre un po’ bambini

Quante volte ci capita di voler tornare all’infanzia e a tutta la spensieratezza che solo essa sa dare?

Il fanciullino di Giovanni Pascoli e I bambini fanno oh!, di Giuseppe Povia, ci raccontano che rimanere sempre un po’ bambini è la cosa più bella del mondo: ci permette di vivere meglio anche nel nostro mondo…”da adulti”, fatto di impegni e scadenze.

Giovanni Pascoli e Il fanciullino

Chi meglio di Giovanni Pascoli, con la sua opera Il fanciullino, ci sa trasportare nella dimensione dell’infanzia facendoci rivivere tutte le sensazioni che appartengono a quel particolare periodo della nostra vita? Il saggio Il fanciullino è dedicato proprio a questo. Pubblicato nel 1897, rappresenta la formulazione più compiuta e sistematica del pensiero e della poetica pascoliani. Come ben emerge dalla lettura dello scritto, il poeta è convinto che infondo ad ogni uomo sopravviva un fanciullino che vede tutto con maraviglia, tutto come per la prima volta. Questo modo di vedere le cose con lo stupore di chi le vede per la prima volta permette al nostro fanciullino di cogliere l’essenza segreta delle cose che noi , con il nostro “occhio adulto”, non riusciamo a cogliere. Proprio da qui nasce l’importanza di non dimenticare mai la sua sottile voce che ci accompagna durante tutta la nostra vita e seguire l’esempio del poeta, che nel saggio ci riferisce che lui, il suo fanciullino, non l’ho perduto quasi mai di vista e di udita.

Giuseppe Povia e I bambini fanno oh!

I bambini fanno oh! è un brano di Giuseppe Povia inizialmente presentato al Festival di Sanremo nell’anno 2005 tra le nuove proposte, ma espulso dalla gara poco dopo perchè eseguito in precedenza e, dunque, non in regola. Nonostante l’accaduto, si tratta di uno dei brani più venduti ed ascoltati in quell’anno. La canzone si propone di ricordare a chiunque la ascolti la purezza e la bellezza di essere bambini. Ogni strofa è dedicata ad un tema diverso, ovviamente riguardante l’infanzia. Tra questi vediamo la crescita, durante la quale ogni bambino necessita di un adulto al suo fianco;

Dammi la mano perché mi lasci solo

Sai che da soli non si può

Senza qualcuno, nessuno può diventare un uomo

il perdono, che ai bambini riesce molto meglio che ai grandi;

Per una bambola o un robot bot bot

Magari litigano un po’

Ma col ditino ad alta voce

Almeno loro, eh, fanno la pace

Quando i bambini fanno oh

Che meraviglia, che meraviglia.

L’importanza di nutrire sempre il bimbo che è in noi

Il poeta ottocentesco e il cantautore milanese non sono certo i soli a ricordare l’infanzia come un periodo magico, fatto di stupore e meraviglia: capita a chiunque prima o poi di desiderare una macchina del tempo con destinazione “l’infanzia”, che ci permetta di rivivere tutte le piccole cose che, fatte per la prima volta, ai nostri occhi sono sembrate un tempo grandissime. Se la macchina per essere catapultati nuovamente all’asilo però, non esiste, non dobbiamo temere: l’alternativa c’è. Il trucco sta nel nutrire il bimbo che è in noi, e non dimenticarci mai di lui. Solo grazie a lui potremo guardare la realtà attorno a noi con continuo stupore ed entusiasmo; percepire il lato bello e commovente di ogni situazione, anche quelle che nella fretta di tutti i giorni consideriamo “banali”; oltrepassare, attraverso la fantasia, apparenze e pregiudizi. Non dimenticarci mai del bimbo che è in noi ci permette di scoprire, e soprattutto scoprirci, ogni singolo giorno!

 

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