Oggi vi raccontiamo come la violenza abbia ucciso le più grandi donne della storia

Oggi è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ricordiamo vittime storiche e letterarie di ingiustizie e discriminazioni. 

Flash mob di oggi a Milano

Le piazze ed il mondo del web sono pieni di pensieri riguardo alle donne vittime di violenza. Questo perché nel 1999 l’ONU ha deciso di istituire una giornata dedicata proprio all’eliminazione della violenza contro le donne, designata per il 25 Novembre. Non solo in questa giornata, ma sempre, è importante ricordare la vicenda di Ipazia D’Alessandria, filosofia greca lapidata in quanto donna e pagana. Ma anche la letteratura può fornirci spunti di riflessione importanti, ad esempio se pensiamo a due figure letterarie molto famose e controverse: Anna Karenina, protagonista dell’omonimo romanzo ed Hester, protagonista de La lettera scarlatta.

Rachel Weisz interpreta Ipazia nel film “Agorà”

Lapidare una donna perché scienziata

Ipazia nacque ad Alessandria circa tra il 350 e il 370 d.C. Da secoli simbolo di emancipazione femminile e di lotta per il libero pensiero, è stata infatti una scienziata e insegnante di filosofia. Ipazia ricevette fin da bambina un’istituzione esemplare, poiché suo padre Teone Di Alessandria, un matematico, che peraltro curò anche le traduzioni di opere di Euclide e Tolomeo.

Ipazia cresce quindi con suo padre come maestro e mostra fin da subito grande intelligenza, tanto che vari storici affermano che ella superò il maestro e fu anche più capace del padre. Non possiamo leggere nessuna opera da lei scritta, purtroppo, molte potrebbero essere andate perse anche a causa del famoso incendio della Biblioteca di Alessandria, tuttavia tramite tradizione indiretta (quindi tramite opere di altri autori) conosciamo la sua storia ed il suo pensiero. Oltre ad aver aiutato il padre nelle traduzioni ed aver rielaborato il pensiero di Diofanto (padre dell’algebra che ha ideato le equazioni indeterminate), inventò anche due straordinari strumenti: l’areometro e l’astrolabio piano. Nonostante per l’epoca una donna che insegnava fosse un caso straordinario, Ipazia fino ad un certo periodo non ebbe difficoltà, stimata come era per il suo straordinario acume.

La morte di Ipazia, Charles William Mitchell.

Tuttavia, a lungo andare le conoscenze ed il ruolo di Ipazia cominciarono a diventare scomodi per varie ragioni. Prima fra tutte il suo paganesimo. Infatti, ella rifiutò di convertirsi al Cristianesimo, tanto più che anche se pagana affermava comunque la totale differenza fra scienza e religione. Inoltre una donna con un ruolo sociale così preponderante era una minaccia per una società in cui vigeva una misoginia di natura aristotelica e cristiana. Viene così lapidata e uccisa da una folla di fanatici cristiani, probabilmente parabolani, con una violenza inaudita, tanto che alcuni storici raccontano che anche dopo la sua morte la folla avrebbe continuato ad oltraggiare il suo corpo.

La violenza della società: Anna Karenina e Hester

Se Ipazia secoli prima è stata lapidata, nei secoli successivi le donne hanno sempre di più subito umiliazioni, non solamente fisiche, ma psicologiche. La società ha sempre ostacolato la libertà della donna impedendole di amare e di scegliersi la vita che desiderava. Emblema di tale meccanismo è la figura letteraria di Anna Karenina. Questa donna, prima inserita a pieno nell’alta società di San Pietroburgo, viene immediatamente esclusa e totalmente discriminata quando lascia il marito perché si è innamorata di un altro. Tolstoj con il suo romanzo ha voluto criticare l’ipocrisia della società nobiliare russa, ma Anna è diventata anche emblema della difficile condizione della donna. Per quanto provi a lottare per inseguire la propria felicità e l’amore, l’emarginazione che la società le fa subire la spinge al suicidio, in una vicenda emblematica dell’impossibilità della donna di scegliere liberamente senza subire delle conseguenze che la devastino. Anna Karenina è ancora oggi modello della donna coraggiosa e forte.

Keira Knightley interpreta Anna Karenina nell’omonimo film

L’adulterio è motivo di violenza e discriminazione nei confronti delle donne anche in un romanzo di poco antecedente rispetto al capolavoro di Tolstoj: La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne. L’autore ha voluto riflettere sulla società puritana e sulla sua eccessiva condanna dell’adulterio, spesso punito addirittura con la morte. Ciò è dovuto anche al fatto che nella sua famiglia vi era un magistrato che aveva partecipato ai processi alle streghe di Salem. Hawthorne era quindi sensibile alla tematica, cambiando anche il proprio cognome per allontanarsene. Il romanzo è infatti costruito come un processo a una donna, non per stregoneria, ma per adulterio, che viene costretta a portare una A di “adultera”.

Contro la violenza, in generale

L’accusa che maggiormente si legge sul web contro una giornata come questa, è quella di specificare che sia da eliminare “solo” la violenza sulle donne. È un fraintendimento abbastanza comune, ma bisogna comprendere che, solo perché si pone l’accento in questo caso su determinate situazioni che hanno accomunato il genere femminile, non per questo la lotta non sia contro la violenza in genere e non solo di genere. Se ci sono insegnamenti che la storia e le pagine dei libri possono offrirci, senza dubbio fra questi vanno annoverati la sensibilità verso ciò che ci circonda, l’importanza della libertà di pensiero ed il rispetto per la vita di ognuno. Facciamo in modo, quindi, che le manifestazioni e riflessioni di oggi non siano parole vuote a cui pensiamo il 25 Novembre, ma che ci accompagnino ogni giorno della nostra vita per costruire una società di cui andare fieri.

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