O questo o quello: il Body Positivity lancia il nuovo filtro dell’estetica

Il Body Positivity è un ennesimo eccesso o un tentativo d’equilibrio? Attraverso Kierkegaard in Aut aut si vedrà come ognuno di noi sia soggetto al bivio tra vita etica e vita estetica.

Body positivity è un movimento che rivaluta la normalità e che insegna ad accettare le proprie imperfezioni. Amare il proprio corpo implica l’accettazione di sé, ma anche il prendersene cura è un dovere. A questo dilemma sovviene Kierkegaard.

Domandarsi se vivere eticamente o esteticamente

Soren Kierkegaard nel saggio Aut aut sottolinea il valore della vita e di come essa dipenda da una serie di scelte. È inevitabile trovarsi dinanzi a dei bivi. Spesso si è sottoposti a prove e a sfide che richiedono la nostra attenzione. Il dramma è piuttosto quello di non rendersene conto. Il filosofo ricorda di quando era ragazzino e di come non conosceva il vero significato della scelta. Ogni azione ha delle ripercussioni, per questo è necessario prendere coscienza della libertà. Essa è una condanna solo se si è incapaci di gestirla. L’invito dunque, oltre alla responsabilità, è quello di chiedersi se vivere una vita di valori o di occasioni. Nella vita etica l’umanità è impegnata in doveri verso gli altri. Nella vita estetica vige il piacere individualista. La scelta segue il criterio di felicità. La difficoltà è capire se mettere al primo posto la propria felicità o quella dell’altro. Secondo il filosofo la vita estetica è destinata alla malinconia. Quel sentimento di perenne mancanza e di limite.

Cos’è la positività corporea e dove nasce

Il movimento nasce per sfidare i canoni imposti dalla società e per difendere la diversità dei corpi. Ogni essere umano deve avere fiducia in sé stesso. Il movimento parla soprattutto per tutti quei corpi emarginati, ribadendo che la dignità è un diritto di tutti. Qui non vi è alcuna discriminazione, non c’è etnia, dimensione, sessualità o aspetto che predilige su altri. Già dalla metà dell’Ottocento c’era il movimento Victorian Dress Reform che obiettava l’utilizzo dei corsetti e rivendicava i pantaloni nell’abbigliamento femminile. Nel 1969 negli Stati Uniti nasce la National Association to Advance Fat Acceptance, per difendere le discriminazioni sul peso. Ancora, negli anni Novanta nascono veri programmi per le persone in sovrappeso. Tra il 2010 e 2011 nasce l’hashtag body positivity. Ancora nel 2013 la modella Tess Holliday fonda EffYourBeautyStandards sostenendo il body positive. Il sogno è di realizzare una democrazia priva di privilegi.

Il movimento tra amore o rancore

Viene sottolineato più volte che tale iniziativa non promuove obesità o altri difetti. Essa mira all’accettazione delle imperfezioni. O all’esaltazione? Per quanto puro e giusto sia il concetto in sé, è nata nuova moda, opposta alla precedente. Giusto o sbagliato si tratta sempre del concetto di bellezza. Amarsi è un’azione in divenire. Eppure il messaggio qui promosso ha dei tratti statici, quasi nichilisti. Amarsi implica anche il prendersi cura, sia mentale e sia fisico. Anche qui conta la scelta di vita. Se l’apparir bene abbia priorità sullo star effettivamente bene. L’amore per sé stessi è un argomento delicato, in quanto estremamente soggettivo. Eppure l’accettazione è il primo passo, mai l’ultimo. Anche se siamo destinati all’imperfezione, questo non arresta il desiderio di migliorarsi. Certo ove è possibile. Non si sta parlando di una questione estetica ma morale. Ammirare la bellezza della vita e preservarla non è etica? Forse uno stile di vita sano è già il compromesso tra ciò che è bello e ciò che è giusto.

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