L’Unione Europea pensa a un esercito: scopriamolo ricordando quello romano e la sua evoluzione

Eserciti, confini e prevenizione.

La Parola d’ordine è prevenzione. Prevenzione in un mondo che “climaticamente” assomiglia al periodo della corsa agli armamenti della guerra fredda, un mondo di scissioni e rivalità sempre più aspre. L’Unione Europea da sempre modello di collaborazione democratica si trova ad affrontare una nuova sfida, la quale rievoca scheletri del passato.

Eu Intervention Force

Si chiamerà “Eu Intervention Force”. Conterà su 5 mila uomini e uno “Scudo spaziale”. Una base operativa a Bruxelles. E si muoverà attraverso decisioni prese non all’unanimità ma con un sistema chiamato “Ad hoc Coalition” che sostanzialmente sarà una forma di cooperazione rafforzata. Ciò per superare il rischio di veti su ogni singola missione. Nasce dunque la Difesa europea. O almeno un primo germoglio di esercito europeo. Che è stato piantato nello “Strategic compass”, il documento che l’Alto Rappresentante europeo Josep Borrell presenterà nei primi giorni di novembre.

Strategic Compass

L’intera architettura difensiva si basa sulla cooperazione con la Nato e sul concetto di “prevenzione”. In particolare nei confronti delle cosiddette minacce ibride: non sono citate esplicitamente la Russia e la Cina, ma il riferimento è implicitamente evidente. La premessa è la collaborazione con il Patto Atlantico. L’obiettivo è di cooperare con i Paesi che “condividono i nostri valori” per la sicurezza e per “favorire la pace”. Si punta alla produzione di un nuovo carro armato europeo, “Main Battle Tank”. A istituire una “Naval Platform”, ossia un sistema in grado di controllare da remoto gli spazi navali. A progettare una sorta di “Scudo Spaziale”, la “Platform Space Observation”. E infine alla costituzione di un embrione di “Intelligence comunitaria”. Gli 007 dell’Ue. L’intero progetto dovrà essere realizzato con finanziamento “comune”. Ma la strada è ancora lunga. Giovedì 22 ottobre, infatti, alla riunione dei ministri della Difesa sono emerse varie divisioni: con i Baltici sostenitori della Nato come unico pilastro di sicurezza. La Francia decisa per l’autonomia strategica, l’Italia con la Germania sulla linea della mediazione.

Insegne romane

Durante tutta l’età repubblicana (510-27 a.C.) l’esercito romano rimane pressoché invariato, aggiornato, eventualmente, ogni qual volta venisse riformata la suddivisione del “populus”. Dopo la riforma serviana ogni console aveva 2 legioni, di 4500 soldati ognuna, ciascuna governata da un ufficiale. La legione al suo interno comprendeva 2 squadroni di cavalleria (in tutto 300 cavalieri) affiancati dalle truppe ausiliarie di fanteria disposte a schiere: Hastati, Princeps, Triarii, Velites. In caso di situazioni sfavorevoli – vista la densità di uomini- ogni linea di fanti è divisa in 10 parti, chiamate manipoli. Ogni manipolo di fanti veniva poi riordinato in fila per formare una coorte (quella dell’inno di Mameli) guidata da un generale.

Adriano Europeista

Forse il punto di contatto più convincente tra la recente notizia della volontà di costituire un esercito europeo e l’esercito del mondo romano è l’opera dell’imperatore Adriano, seduto sul trono imperiale dal 117 al 138 d.C.

Adriano salì sul trono dopo l’imperatore Traiano, grazie al quale Roma raggiunse la sua massima espansione territoriale, inutile dire la quantità di ricchezze accumulate. Adriano si trovò in mano uno degli imperi più vasti del mondo antico, con il compito di doverlo mantenere. Se fino a quel momento assistiamo ad un movimento espansivo dell’impero, con Adriano, Roma capisce di dover mantenere il proprio organismo poiché non vi erano capacità espansive ulteriori. Le minacce di popoli Germanici erano sempre più frequenti, il regno Sasanide dei Parti cresceva sempre di più e la gestione dei territori romani continentali, insulari e appena conquistati andava ripensata.

Tellus Stabilita

“Terra Stabile” (tellus stabilita) era lo slogan propagandistico della politica di Adriano, un invito alla comprensione del fatto che l’Impero doveva essere rafforzato strutturalmente. Iniziò cosi a rafforzare il limes, creando vere e proprie barriere difensive lungo i confini, costituendo, inoltre, speciali milizie difensive, reclutate nei territori di provincia così che tali soldati conoscessero lingua, abitudini e tecniche militari dei popoli oltreconfine. Riformò le istituzioni che gestivano gli approvvigionamenti delle province, le organizzazioni giuridiche e riorganizzò la classe sociale equestre. Una volontà riformatrice mirata a garantire la maggiore stabilità possibile in un ottica di prevenzione in vista delle numerose minacce che circondavano un impero così grande.

 

 

 

 

 

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