L’umanità rimane perfino nell’atrocità della guerra, lo mostrano Vittorini e De André

Il capolavoro di Elio Vittorini “Uomini e no” mostra nel suo finale un episodio particolare che ritroviamo in “La guerra di Piero” di Fabrizio De André. 

Elio Vittorini è noto per essere uno dei “narratori della Resistenza”. Ha saputo mostrare le atrocità della guerra e le sue conseguenze in diverse sue opere, ma il capolavoro è considerato Uomini e no. Anni più tardi, Fabrizio De André ha dedicato molte canzoni alla guerra, una delle quali è anche tra le sue più conosciute. Tra queste due opere così distanti tra loro c’è una importante analogia: entrambe narrano di due persone che conservano la propria umanità pur nel difficile contesto della guerra.

L’umanità di Piero

Girotondo, La ballata dell’eroe, Andrea, ecc. ecc. Sono tanti i brani che Fabrizio De André ha scritto contro la guerra. A questo suo modus corrisponde sicuramente la consapevolezza e la sua sempre forte intenzione di schierarsi a favore dei miseri, dei meno fortunati. Così fa anche ne La guerra di Piero, brano pubblicato nel 1964. De André ha spiegato che per comporlo ha attinto ai racconti di suo zio riguardo alla Seconda Guerra Mondiale. Qui il cantautore non descrive uno spietato scenario di guerra, ma il punto di vista di un uomo, di Piero. Soldato che malvolentieri prende parte ad una guerra che detesta, finché non incontra un nemico. Piero, anche se sa che dovrebbe, non gli spara. Il nemico però si spaventa e lo uccide a sua volta. È questa la realtà che dipinge De André e che è fin troppo veritiera: in guerra o uccidi o vieni ucciso.

E mentre marciavi con l’anima in spalle
Vedesti un uomo in fondo alla valle
Che aveva il tuo stesso identico umore
Ma la divisa di un altro colore
Sparagli Piero, sparagli ora
E dopo un colpo sparagli ancora
Fino a che tu non lo vedrai esangue
Cadere in terra a coprire il suo sangue.

Uomini e no

Il romanzo di Vittorini è ambientato e descrive con dovizia di particolari Milano, tanto che è possibile ripercorrere le tappe del romanzo guardando una piantina della città. Venne pubblicato nel giugno 1945 ed è il primo testo in prosa a raccontare la Resistenza Italiana. In questa tragica storia il protagonista, un partigiano che conosciamo solamente con il nome di battaglia Enne2 vive una profonda crisi e tra una storia d’amore e le battaglie della Resistenza il lettore vive, come con Piero, la sua tremenda realtà. Tratto originalissimo del romanzo è il fatto che Enne2 dialoghi con il suo autore nelle parti in corsivo che si alternano tra un capitolo e l’altro.

Il finale di Uomini e no

Malgrado l’ambientazione, il romanzo regala anche momenti di profonda speranza. Uno dei passi più famosi è sicuramente il finale. Protagonista non è Enne2 ma un operaio, che decide di imparare a uccidere i tedeschi, ma quando ne ha davanti uno, decide di risparmiarlo. Vittorini spiega questo gesto dicendo che il tedesco era troppo triste. L’operaio si rivede negli occhi del suo nome ed ha un momento fortissima umanità. Così si conclude il romanzo, come poi farà La guerra di Piero, con un momento di pietas. Vittorini e De André mettono in evidenza come siano alla fine tutte vittime della guerra, infatti il nemico di Piero ha una divisa dal colore diverso, ma lo stesso identico umore. Così la tristezza pervade i soldati, distrutti dalla guerra e dal “mondo offeso”, come ribadisce Vittorini in un altro suo capolavoro, Conversazione in Sicilia.
E se gli sparo in fronte o nel cuore
Soltanto il tempo avrà per morire
Ma il tempo a me resterà per vedere
Vedere gli occhi di un uomo che muore
E mentre gli usi questa premura
Quello si volta, ti vede e ha paura
Ed imbracciata l’artiglieria
Non ti ricambia la cortesia.

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