Il Superuovo

L’origine ha un valore: da Courbet ai racconti di Levi, Gaetano e Turi

L’origine ha un valore: da Courbet ai racconti di Levi, Gaetano e Turi

Il legame con le origini e le tradizioni ha sempre svolto un ruolo importante in tutti gli ambiti creativi: dal realismo di Courbet ai racconti novecenteschi del meridione d’Italia di Carlo Levi, Rino Gaetano e Turi.

J. F. Millet- I taglialegna, 1852. (fonte Wikiart)

Ogni quadro di Gustave Courbet non solo indaga la realtà con occhi nuovi: racconta storie, eventi e personaggi fondamentali per la poetica di molti artisti che hanno reso l’800 e il ‘900 tra i secoli più densi di cambiamenti e spiriti rivoluzionari.

Il salto fra i secoli

I processi nati dalla rivoluzione illuminista, che rompe definitivamente con la tradizione seicentesca, innescano per tutto il settecento e il secolo seguente dei moti notevoli per la portata umana e sociale. La rivoluzione industriale che accompagna il periodo stravolge il tessuto sociale al punto che sorgono nuove classi e nuove esigenze. All’empirismo illuminista subentra la sensibilità romantica, l’idea di popolo dotato di un’eredità storica necessaria all’avvenire e una generale tendenza ad abbandonarsi alla sensazione per sfruttarne al massimo l’eco. L’ondata di positivismo fomenta la scienza e il progresso: anche l’attitudine romantica risulta superata da un’esigenza di indagare il mondo e le persone con occhi scientifici. L’autore in questo caso è il grande maestro invisibile dietro ogni racconto oggettivo. Il primo romanza realista dei fratelli Goncourt viene quindi introdotto così: ‘Ricerchi dunque l’Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia vedere alla gente della buona società… la sofferenza umana, presente e viva’. Questo drastico cambiamento, sollecitato dalle difficili condizioni di vita aggravate dall’industrializzazione, dalle guerre interne e internazionali, è stato declinato dagli artisti con opere quasi documentarie, impegnate a descrivere in modo impersonale le reali condizioni dei popoli. I romanzi di Flaubert, Tolstoj e in italia quelli di Verga descrivono la situazione degli emarginati e dei lavoratori, mentre a livello pittorico, la figurazione è rinnovata dalle iniziative di Gustave Courbet, affiancato da Daumier, Millet e, in Italia, Toma e Pellizza da Volpedo.

Il realismo in arte si configura così come uno dei movimenti più corposi e animati del secolo, capace di scardinare le tradizioni neoclassiche che dominavano le istituzioni e i concorsi ufficiali: le opere di Millet scandalizzano per la veemenza, per la barbara forza che trasmettono i lavoratori divenuti soggetti preferiti dei quadri. Allo stesso modo la Scapigliatura italiana racconta la società da un punto di vista tutto nuovo, l’equivalente dei Bohemienne francesi. I punti di riferimento figurativi cambiano dunque dai quadri senza tempo di Delaroche, alle opere storiche e simboliche di Ingres, giungendo alle rivoluzioni di Delacroix e le famose scene di Courbet, passando dai profondi paesaggi di Turner o Friedrich, connotazione romantica della pittura di paesaggio.

G. Courbet- l’origine du monde, 1866 (fonte Wikiart)

Rino canta Gustave

La figura che più risalta nella scena francese del 1850 è Gustave Courbet, artista francese originario di Ornans destinato a divenire avvocato ma divenuto un Maestro grazie alla sua ‘Incrollabile fiducia in se stesso e l’indomita tenacia’. Esempio del suo acuto carattere è senza dubbio la protesta messa in atto nel 1854 quando, vedendosi rifiutare L’atelier del pittore dal Salon ufficiale per via delle dimensioni eccessive, decide di aprire la sua personale esposizione nel Padiglione del realismo. Quest’atto lo pone in aperta rottura con l’ambiente accademico che prima ne aveva apprezzato solo alcune opere, concedendogli anche una menzione. Il suo legame con la terra natale e l’assoluto interesse per la realtà lo portano a raffigurare scene nuove in modi rivoluzionari: le sue scene contadine assumono dimensioni enormi, prima concesse solo ai quadri di ordine storico o celebrativo. Uno dei suoi primi quadri a destare le polemiche della critica è Gli spaccapietre: a tal proposito l’autore dichiara che, in cerca di un soggetto degno, stava comminando per una strada di campagna fin quando, colpito dalla scena del lavoratore, ha capito quale dovevano essere i soggetti dei suoi quadri. Questa scena ricorda quella cantata dal cantautore italiano Rino Gaetano nel brano Ad esempio a me piace il Sud, seconda canzone dei suo primo album Ingresso libero (1974), interpretata inizialmente da Nicola di Bari per Canzonissima. Nonostante i cento anni di differenza i due artisti condividono innanzitutto il legame con la terra d’origine, l’attenzione per gli emarginati (che in Courbet sono i lavoratori, in Gaetano un po’ tutti) e sopratutto i modi irriverenti e sarcastici che hanno reso Gustave un rivoluzionario e Rino un outsider della scena italiana degli anni ’70.

Nella canzone appena citata, l’autore canta una lode alla sua terra portando come esempi varie immagini tipiche: il verde bruciato dei campi, le donne nel nero del lutto di sempre (Funerali ad Ornans di Courbet), il contadino che parla della produzione del vino. Anche l’aspetto sociale sembra interessare ugualmente i due artisti: Courbet, realizzando I funerali ad Ornans, una delle sue opere più impegnative, chiama a posare ogni singolo personaggio nel suo studio, concludendo con delle mostre nella contea da cui provenivano i contadini. Allo stesso modo Gaetano richiama molti eventi di mobilitazione operaia: uno su tutti L’operaio della Fiat (la 1100), che racconta la stagione di mobilitazione degli operai torinesi.

Cantare il meridione

Qualche anno prima della tragica morte del cantante crotonese, nasce un artista che si mette in mostra a livello nazionale portando avanti uno stile tutto personale, mantenendo il sarcasmo e l’ironia. Salvatore Scattareggia, in arte Turi, descrive su basi funky l’atmosfera calabrese degli anni più recenti. Originario di Oppido Mamertina, città nota per la presenza mafiosa che ha portato ad una vera e propria ingovernabilità del territorio, il rapper arriva all’attenzione nazionale nel 1999, confermandosi negli anni successivi come uno delle colonne portanti della scena underground italiana, con brani attenti alla metrica, alla sperimentazione musicale e al lessico, con strofe composte in dialetto. Il suo primo album da solista sotto etichetta (Antibemusic) risale al 2001 e presenta il brano Non scordare; oltre il buon riscontro di critica, il brano testimonia in modo sincero e accorato il legame con la sua terra e le origini: il faticoso lavoro del nonno per garantire un futuro alla prole, la povertà delle famiglie numerose, le processione religiose e quasi pagane.

Le scene descritte da Turi e da Gaetano sembrano ripercorrere le storie del romanzo autobiografico di Carlo Levi, scritto 80 anni fa in un contesto molto diverso da quello attuale: descrivendo le scene quotidiane di tre anni di esilio forzato a causa della sua attività antifascista, l’autore non si limita alla memoria della sua esperienza. Nella sua attività di documentazione, di indagine quasi antropologica, si distinguono tanti temi che, a dispetto della distanza temporale, ricorrono oggi con molta importanza.

Il suo acuto occhio si inserisce nella piccola comunità di Aliano, divenuto Gagliano nel racconto, eseguendo un’analisi oggettiva dei fenomeni: la figura delle donne, i silenzi e le sottili occhiate da rivolgere alle persone giuste, i pesanti equilibri tra famiglie, raggiunti a fatica a suon di omicidi e vendette. Cristo si è fermato ad Eboli supera la tradizionale forma di diario per imporsi come un testo necessario per comprendere al meglio le dinamiche sociali nel contesto meridionale cantato anche da Turi e da Rino Gaetano.

 

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