Lo strano rapporto tra analista e paziente nel transfert e nel controtransfert: A Dangerous Method

Jung e Sabina: metamorfosi di una relazione terapeutica in una pericolosa relazione amorosa.

Freud e Jung

I concetti di transfert e controtransfert sono sempre stati oggetto di discussione nel mondo della psicoanalisi. David Cronenberg, mostra con maestria, l’importanza  della funzione del transfert e del controtransfert nella relazione terapeutica, narrando la controversa relazione tra la paziente Spielrein e il giovane psicoanalista Jung, in una cornice, delineata dalla rottura tra Freud e lo stesso Jung.

Sigmund Freud

Evoluzione del concetto freudiano di Transfert

Quando si parla di Transfert ci si collega immediatamente alle teorie psicoanalitiche e alla psicologia dinamica. Il primo a mettere in evidenza l’importanza delle dinamiche transferali, che vengono a delinearsi tra paziente e terapeuta nel corso dell’analisi, fu sicuramente il padre della psicanalisi Sigmund Freud. Nel libro “Studi sull’isteria” egli arriva a formulare una prima definizione di transfert, utilizzando il termine “Übertragung” per definire una specifica relazione umana che si instaura tra terapeuta e paziente dove quest’ultimo, attraverso un falso nesso, attribuisce al terapeuta rappresentazioni spiacevoli che emergono a vari livelli durante il lavoro comune. Freud delinea questa rappresentazione osservando come il metodo delle libere associazione a volte tende ad andare incontro ad alcune resistenze, generate da un’erronea rappresentazione del terapeuta. Ciò avviene a causa dei falsi nessi che portano gli affetti rimossi a trasformarsi da ricordi passati a riferimenti diretti all’analista. Cosi inizialmente il transfert si configura come un ostacolo pericoloso che s’incontra durante l’analisi. Dopo l’analisi del “Caso di Dora” si poté mettere in luce la sua doppia natura, ostacolo ma anche agente della cura. Durante il processo transferale il paziente rivive delle esperienze psicologiche come se appartenessero non al passato ma al presente, direttamente indirizzate all’analista. Alcune sono identiche a quelle passate, altre invece vengono influenzate da fatti realmente accaduti. Ma nonostante tutto il trattamento procede normalmente poiché non c’è differenza se l’impulso da dominare è indirizzato all’analista o a un’altra qualsiasi persona. A dimostrazione che la psicoanalisi non genera il transfert ma lo scopre. Così Freud spiegherà come esso potrà diventare il migliore alleato del terapeuta se si riesce a intuirlo e tradurne il significato al paziente. Egli lega l’origine del transfert alla Libido, legate alle esperienze vissute durante l’infanzia e da disposizione innate. Quella parte di libido che viene rimossa e intrappolata nell’inconscio sembra poter produrre il fenomeno del transfert. La ricerca continua di amore porterà l’individuo a trasferire la propria libido a qualsiasi oggetto che possa consentirne la scarica. Successivamente nel saggio “Al di là dal principio di piacere” andrà a stravolgere del tutto la sua definizione. Esso è motivato dalla coazione a ripetere, tipica della pulsione di morte. Questa ripetizione viene intesa come la manifestazione continua di un impulso negativo che tende a ripetere la situazione del passato, andando a configurare il transfert come bisogno di ripetere. Alla fine Freud lo rappresenta come un fenomeno di scarica aderente al principio del piacere, consistente nello spostamento della pulsione agente in quel preciso momento da immagini infantili e soprattutto inconsce alla persona dell’analista. Non è un ostacolo ma dirige l’impegno del paziente nel suo lavoro con il terapeuta e diventa uno strumento di comprensione e di interpretazione. Esso rappresenta uno dei più importanti contributi freudiani alla psicologia, che ha dato vita a numerose discussioni e interpretazioni successive.

Il Controtransfert

Il nemico invisibile della terapia: il Controtransfert

Secondo Freud il transfert è una forma di ripetizione in cui il paziente, anziché ricordare e prendere coscienza di desideri, conflitti o esperienze vissute nella fantasia o realmente nel passato, li agisce inconsciamente nel contesto analitico, operando così una distorsione della relazione terapeutica reale. Questo fenomeno, afferma Freud, può essere di grande impedimento al processo terapeutico, ma si rivela al tempo stesso, il più potente motore di cambiamento. Il contributo di Freud alla comprensione della relazione terapeutica vede, oltre alla formulazione del costrutto di transfert, anche l’identificazione e la teorizzazione del costrutto di controtransfert. In generale, il controtransfert può essere definito come l’insieme delle reazioni inconsce dell’analista verso la persona del paziente, più specificatamente, verso il suo transfert. Secondo la prospettiva freudiana, il controtransfert può costituire un ostacolo al processo terapeutico, oscurando e annebbiando la mente dello psicoanalista, pertanto, deve essere tenuto sotto controllo e neutralizzato attraverso la propria analisi personale e l’autoanalisi. Fondamentali sono anche altre concettualizzazioni in ambito psicodinamico, come quelle di controtransfert oggettivo di Winnicott, controtransfert concordante e complementare di Racker, portano alla prospettiva che l’esperienza controtransferale non sia solamente un derivato di aspetti nevrotici irrisolti del terapeuta, ma anche uno strumento utile alla comprensione delle dinamiche relazionali presenti nell’incontro tra paziente e terapeuta. Il controtransfert, e più in generale la soggettività del clinico, non sono più considerate elementi di distorsione relazionale, ma una fonte di informazioni, che può essere di grande utilità per la diagnosi e la terapia.  Otto Kernberg, individua due opposte rappresentazioni: la prima, classica o ristretta, limita il controtransfert esclusivamente alle reazioni conflittuali derivate da elementi nevrotici irrisolti del terapeuta, quindi un ostacolo alla comprensione in quanto capace di determinare risposte distorte nel clinico e macchie cieche nel suo orizzonte osservativo. La seconda, contemporanea o allargata, poiché include tutte le manifestazioni emotive del terapeuta, sia quelle derivate dai suoi conflitti irrisolti sia quelle che rappresentano risposte emotive alle dinamiche intrapsichiche e interpersonali del paziente, intendendo il controtransfert come uno strumento di comprensione del processo, nel qui e ora della relazione terapeutica, quindi nel mondo interiore del paziente.

Sabina e Jung

Cosa non dovrebbe mai fare un bravo analista

Il film “A dangerous method” mette in scena l’intricata relazione che si instaura tra Carl Jung e Sabina Spielrein, una giovane paziente isterica che metterà a dura prova la professionalità dell’analista. Le vicende si svolgono tra la fine ‘800 e l’inizio del ‘900 e hanno come sfondo la città di Vienna e Zurigo. Buona parte del film è incentrata sugli sviluppi della psicoanalisi e le continue discussioni tra Freud, fondatore e guida della comunità psicoanalitica, e il giovane Jung, che a tratti sembra essere il degno erede del maestro ma che poi si rivelerà del tutto contrario a molti principi freudiani. Nella pellicola si può osservare la narrazione di diverse vicende, a tratti anche indipendenti l’una dall’altra, ma tutto ruota attorno alla relazione terapeutica tra Jung e Sabina che successivamente coinvolgerà anche Freud. Sabina viene ricoverata in preda a profonde crisi isteriche, dominata da spasmi improvvisi che la fanno contorcere e urlare come un animale in punto di morte, alternando brevi momenti di calma e lucidità che vengono improvvisamente interrotti dagli attacchi isterici. Ha inizio il transfert analitico con Jung che comincia a farle delle domande per risalire all’origine della sua isteria. Scopre che durante l’infanzia la ragazza veniva abusata violentemente dal padre e ciò che la turba maggiormente è la sensazione di eccitazione e gratificazione sessuale derivata dalle molestie subite. Nonostante i primi risultati positivi, la ragazza proietta i suoi ricordi e le sue fantasie sessuali sull’analista che rimane impigliato nella trappola del controtransfert, spinto dei suoi desideri e dalla scarsa attrazione sessuale nei confronti della moglie che inconsciamente spingono per trovare libero sfogo. Cosi ha inizio una relazione amorosa tra i due che rappresenta la massima espressione del influsso contro-transferale, sempre in agguato durate la terapia psicoanalitica, divenendo estremamente dannosa per entrambi. Successivamente Jung si rende conto dell’imperdonabile errore che ha commesso e cerca di troncare questa pericolosa relazione, obbligando Sabina a incontrarlo solo per motivi terapeutici. La giovane, accecata dal dolore del rifiuto amoroso, scrive una lettera a Freud per denunciare l’operato del collega, che dopo alcuni iniziali dubbi si convince della veridicità delle accuse, avendo conferma dalla confessione di Jung. Questa vicenda incrinerà sempre di più il rapporto tra i due fino ad arrivare ad una totale rottura professionale e darà il via agli studi di Jung che porteranno alla nascita della psicologia analitica. Il film si conclude con l’ultimo incontro tra Sabina, ormai guarita, diventata anche lei psicoanalista e sposata, e Jung, in preda a un profondo stato depressivo e visionario che lo porterà alla stesura del famoso “Libro Rosso”. Un film assolutamente da vedere per i numerosi risvolti psicologici e la magistrale interpretazione cinematografica.

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