L’Iran ammette l’abbattimento del Boeing: una lezione di responsabilità alla Strage di Ustica

Dopo un iniziale insabbiamento, il Governo di Teheran si è dichiarato colpevole della morte dei 176 passeggeri a bordo del 737

Teheran ci ha provato. Dopo essersi rifiutata di consegnare le scatole nere dell’aereo della Ukraine International Airlines caduto misteriosamente l’8 Gennaio scorso, ma dopo esser stata bersagliata dalle accuse di Canada e Stati Uniti sul lancio di missili contro l’aeromobile, ha infine ammesso le proprie colpe. Il che, seppur in ritardo, riporta a galla i ricordi e le lamiere di un vecchio incidente avvenuto probabilmente con modalità simili ma non conclusosi con lo stesso esito.

Il braccio di ferro USA-Iran

Qassem Soleimani era una figura mitica della rivoluzione islamica, una sorta di Che Guevara iraniano, protagonista della vittoria dell’ayatollah Khomeini nel 1979 e diventato l’incarnazione del fervore e del messianismo della rivoluzione, anche oltre le frontiere iraniane. Lo abbiamo visto ovunque: in Siria, in Libano, in Yemen e naturalmente in Iraq. Lo abbiamo visto vittorioso tra le rovine di Aleppo, che Bashar al Assad non avrebbe mai potuto riconquistare senza l’aiuto dei Guardiani della rivoluzione. Lo abbiamo visto a Mosca mentre parlava di strategia con Vladimir Putin. Ma soprattutto Soleimani ha manovrato per anni per aumentare l’influenza iraniana in Iraq, attraverso le stesse milizie sciite che in settimana hanno preso d’assalto l’ambasciata degli Stati Uniti. Non è dunque un caso che prima ancora di ricevere notizie dall’Iran, Justin Troudeau già si riferiva al clima di violenza scoppiato dopo la morte di Soleimani come diretto responsabile dell’abbattimento del volo, forse scambiato per un missile Cruise. E non a caso.

Il disastro aereo

Alla fine l’Iran lo ha ammesso: sono stati i loro missili ad abbattere l’aereo ucraino. “La Repubblica islamica dell’Iran si rammarica profondamente per questo errore disastroso” e le “indagini proseguiranno per identificare e perseguire” gli autori di questa “grande tragedia” e “questo sbaglio imperdonabile”, afferma il presidente iraniano Hassan Rouhani con un post sul suo account Twitter. “Coloro che sono coinvolti nello schianto dell’aereo ucraino saranno presto processati”, assicura Rouhani. Esprimendo rammarico e condoglianze a nome della Repubblica islamica, il presidente dell’Iran ha sottolineato che sono state prese misure legali contro “coloro che hanno commesso l’errore” e la gente sarà informata dei risultati. Rohani ha infine auspicato la rimozione delle debolezze del sistema di difesa del Paese. È stato la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, a ordinare al governo di dire la verità sull’abbattimento accidentale dell’areo della Ukrainian Airlines nel cielo di Teheran. Lo riporta l’agenzia iraniana Fars, secondo cui “appena la guida suprema è stata informata del catastrofico errore”, ieri, ha ordinato che i risultati dell’indagine “venissero portati a conoscenza del popolo esplicitamente e onestamente”. “Consiglio vivamente al quartier generale (delle forze armate) di rimediare alle negligenze” per garantire che questo tipo di errore non si ripeta, ha affermato Khamenei in una dichiarazione postata sul suo sito.

La strage di ustica

Era il 27 Giugno 1980 quando l’aeromobile della compagnia Itavia con 81 persone a bordo cadde nel Mar Tirreno fra le Isole di Ponza e Ustica, in una zona marittima con fondali fino a 3000 metri. Inutile dirlo, non un solo passeggero sopravvisse al disastro. Eppure a distanza di 40 anni dall’incidente, i familiari delle vittime ancora non hanno ricevuto una spiegazione ufficiale dell’accaduto. Tuttavia, una versione dei fatti prediletta pure esiste, e corrisponde a quella sulla quale si sono basati gli atti processuali e i risarcimenti ai familiari delle vittime. Varie ipotesi sono state formulate nel corso degli anni riguardo alla natura, alla dinamica e alle cause dell’incidente: una delle più battute, e pertanto accettata con valenza in sede penale e risarcitoria, riguarda un coinvolgimento internazionale, segnatamente francese, libico e statunitense, con il DC-9 che si sarebbe trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo, venendo infine bersagliato per errore da un missile (sparato segnatamente da un caccia NATO contro un MIG dell’aviazione dello stato nordafricano). Altre ipotesi, tuttavia meno accreditate e, alla prova dei fatti, rivelatesi inconsistenti, parlano di cedimento strutturale o di attentato terroristico (un ordigno esplosivo nella toilette del velivolo), ipotesi tuttavia smentita dalla scoperta di varie parti integre della fusoliera, quali vani carrelli e bagagliaio, che suggerivano che non vi fosse stata alcuna esplosione interna. Francesco Cossiga, primo ministro all’epoca dell’incidente aereo, nel 2007 ne attribuì la responsabilità a un missile francese «a risonanza e non a impatto», destinato al velivolo libico su cui, a sua detta, si sarebbe trovato Gheddafi.

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