Il Superuovo

L’importanza della leggerezza spiegata da Calvino, Elio Germano e Colapesce e Dimartino

L’importanza della leggerezza spiegata da Calvino, Elio Germano e Colapesce e Dimartino

 

La nostra vita necessita di leggerezza, ma cosa vuol dire davvero? Scopriamolo insieme attraverso letteratura, cinema e musica.

Ricordando lo scrittore Italo Calvino a 96 anni dalla nascita

Nel corso della storia si susseguono epoche frastagliate da eventi segnanti e ogni essere umano ha il proprio fardello da portarsi appresso. Ecco perchè, oggi più che mai, insita in noi regna la consapevolezza di dover trovare un espediente per combattere la ponderosità di certe giornate. Tutto questo passa attraverso la ricerca di leggerezza.

LA LEGGEREZZA COME LEZIONE DI VITA

Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Così dichiara Italo Calvino all’interno dell’opera “Lezioni americane” riguardo la leggerezza, la prima delle sei parole-chiave necessarie per fare della buona letteratura, ma che se viste in forma allegorica, divengono vere e proprie lezioni di vita. La frase sopracitata cerca infatti di trasmettere un doppio messaggio: da un lato Calvino consiglia di non dare peso al superfluo, tentando anzi di liberarsene, “planare sulle cose dall’alto“; dall’altro lato spiega come leggerezza e superficialità non debbano essere sinonimi. Leggerezza significa trovare la propria strada laddove gli altri perdono se stessi alla ricerca spasmodica di eccessi e abusi. Attraverso il suo modus operandi letterario, Calvino insegna a tenersi stretto il necessario, ad eliminare l’inessenziale, favorendo la fluidità e la scorrevolezza tanto delle parole quanto della vita. Il ‘conseguimento’ della leggerezza avviene attraverso impegno e determinazione, non è un traguardo raggiungibile con la passività, ma è invece il risultato di un percorso. La leggerezza, secondo l’autore, nasce infatti dal suo contrario, il peso, così come la libertà deriva dalla costrizione. A distanza di anni notiamo come il concetto calviniano di leggerezza mantenga intatto il suo valore salvifico e vitale, che ci guida in un processo interiore volto ad affrontare una realtà spesso opaca e vuota.

L’UOMO CHE SOFFRIVA DI LEGGEREZZA

Ad omaggiare la poetica di Calvino, ci ha pensato nel 2019 il regista cinematografico Marco Bonfanti, nel film “L’uomo senza gravità“. La pellicola vede Elio Germano nelle vesti del protagonista, Oscar, un uomo che, fin dai suoi primi passi, dimostra di possedere uno strano ‘potere’: il suo corpo non obbedisce alla legge gravitazionale. Oscar fluttua nell’aria, leggero come un soffio di vento e delicato come una carezza in viso. A causa di questa sua assurda peculiarità, la madre e la nonna decidono di tenere nascosto il bambino a lungo, senza che il resto del mondo giunga a conoscenza del suo essere speciale. Con lo scorrere del tempo, tuttavia, Oscar prenderà coraggio e sceglierà di dichiararsi a tutti per chi è sempre stato, ovvero “L’uomo senza gravità“. La poetica della leggerezza di Calvino, in questa produzione, viene espressa attraverso la vita di un singolo uomo, ma al contempo si rivela essere un principio universale. Oscar trascorre tutta la sua vita ad affrontare la pesantezza della realtà, perchè malgrado il suo corpo si dimostri libero nei confronti della gravità e gli permetta di fluttuare leggero, lo obbliga a fare i conti con la sua diversità. La sua leggerezza si rivela essere paradossalmente la causa unica del suo sentirsi oppresso e mai accettato, addirittura schernito e deriso quando finisce per diventare fenomeno da baraccone mercificato. Dal punto di vista fisico quasi inconsistente, ma dal punto di vista spirituale è colmo di macigni che, per molto tempo, gli impediscono di essere compreso e trattato come un uomo. Dunque il fim ci riporta all’intenzione originale di Italo Calvino nel definire la leggerezza come un termine da non affiancare alla superficialità, ma come la possibilità di non farsi sopraffare da questa realtà, anzi, di avere la forza d’animo per dimostrarsi  più forti di essa, guardandola dall’alto.

CINEMA) - "L'Uomo senza Gravità" di Marco Bonfanti. Il valore della diversità, una leggerezza preziosa

 

MUSICA LEGGERISSIMA

Dopo uno degli anni più complicati, bui, grigi e devastanti della storia del mondo a causa della pandemia, ci siamo accorti quanto tutti noi necessitassimo di una buona dose di spensieratezza e anche un pizzico di disimpegno per smaltire i postumi di quarantene e restrizioni impietose. Le varie forme d’arte sono subito corse in nostro soccorso, una su tutte è stata la musica. Paladini della leggerezza sono stati in questo caso Colapesce e Dimartino, due cantautori che hanno imbastito una collaborazione da coronare nel contesto sanremese, portando sul palco dell’Ariston un brano dal titolo “Musica leggerissima” e facendo convergere nella medesima direzione la loro attività autoriale più impegnata e gli stilemi della canzone pop per antonomasia. L’intenzione comunicativa del duo consisteva proprio nell’indurre il pubblico a riflettere attraverso un testo engagé, senzà però tediarlo con melodie pesanti. Anche qui possiamo ritrovare il concetto di leggerezza contemplato da Calvino, poichè se da un lato la base strumentale della canzone potrebbe condurci sulla strada di un pensiero frivolo e superficiale, le parole del testo risultano essere realmente sentite e impegnate. Le tematiche toccate sono molte e trasversali: la riscoperta di sè stessi, la religione, la società attuale ma soprattutto la musica stessa, posta al centro delle nostre vite dai due cantautori, che ci permettono di ballare scoordinati sulle note del loro pezzo ricordandoci che la musica è una via di fuga, un mezzo per evadere amato da tutti, un punto di congiunzione tra le diversità, un antidoto che uccide i lati negativi della realtà.

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