Il Superuovo

L’immaginazione secondo Dickens e Nussbaum è ciò che ci salva dal capitalismo sfrenato

L’immaginazione secondo Dickens e Nussbaum è ciò che ci salva dal capitalismo sfrenato

Martha Nussbaum analizza il romanzo “Tempi difficili” di Charles Dickens ed elabora un modello educativo e filosofico basato sulla forza dell’immaginazione e non su fredde e meccaniche discipline. 

Sempre di più sentiamo parlare di consumismo ed utilitarismo, definizioni che corrispondono ad una corrente crisi dei valori, a causa della quale si dà più importanza a meri beni materiali, piuttosto che ad altri fattori non trascurabili. Se c’è un luogo che ci permette di prevenire una confusione in tal senso, è la scuola. Martha Nussbaum, che tra le altre cose è un’insegnante, ha elaborato un modello educativo in cui centrali sono le emozioni, la compassione e l’empatia.

Il giudizio del poeta

In un suo scritto, dal titolo Il giudizio del poeta, Nussbaum fa riferimento a due opere letterarie in particolare: il Filottete di Sofocle e Tempi difficili di Charles Dickens, focalizzandosi soprattutto sull’ultima. I libri, secondo la filosofa, rappresentano un modo per imparare a conoscere e comprendere meglio il mondo che ci circonda, perché ci permettono di esercitare l’immaginazione. Le parole permettono di disegnare ciò a cui un romanzo fa pensare, di comprendere i personaggi e quindi anche le persone.

La cultura e la filosofia greca trovano un grande spazio in quest’opera, perché Nussbaum si è laureata in teatro e studi classici alla New York University e poi in filosofia greca ad Harvard (dove attualmente insegna). Al centro del suo pensiero vi è la concezione greca di felicità e fragilità e quella aristotelica di anima, per cui gli esseri umani, rispetto agli animali, possiedono qualcosa di più. Ed è ad innalzarli fino a diventare pienamente se stessi, che deve mirare la scuola.

Il romanzo di Dickens

Ora quello che voglio sono i Fatti. A questi ragazzi e ragazze insegnate soltanto Fatti. Solo i Fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo con i fatti si plasma la mente di un animale dotato di ragione; nient’altro gli tornerà mai utile. Con questo principio educo i miei figli e con questo principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, signore.

– Charles Dickens, Tempi difficili

Charles Dickens in Tempi difficili racconta la storia di Thomas Gradgrind, un “uomo di fatti di calcoli” (come lo definisce lo stesso Dickens) che impartisce nella propria scuola una educazione basata esclusivamente su statistiche, calcoli, e vuole che si presti attenzione esclusivamente ai fatti. Tratta i suoi studenti come macchine, chiamandoli sempre con numeri e mai con i loro nomi.

Si educava la ragione senza abbassarsi a coltivare sentimenti o affetti. Mai immaginare. Risolvere tutto comunque tramite addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, senza mai immaginare.

– Charles Dickens, Tempi difficili

Pertanto, trascura discipline come la letteratura, la poesia oppure la musica, perché le ritiene materie che incentivano l’immaginazione, da lui definita una sciocchezza. Con questo personaggio Dickens vuole criticare l’utilitarismo dell’epoca, che ha perso ogni capacità di emozionarsi, di immaginare e di compassione. Perciò, anche il sistema scolastico annichilisce ogni creatività, un esempio lampante sta nel fatto che afferma che non è possibile dipingere dei cavalli su una parete, perché nella realtà i cavalli non stanno nelle pareti.

L’immaginazione insegna a vivere

Gradgrind rappresenta la mente economico-utilitaristica tipica della società moderna che riduce tutto, quindi, a dei freddi calcoli. Non è capace di comprendere la vera natura dell’essere umano, che secondo Nussbaum è prima di tutto fragile e bisognoso. Il segreto per trovare la propria individualità e per vivere bene è l’immaginazione. Infatti, Grandgrind, costringendo i suoi studenti a studiare semplicemente statistiche, scienze e fare freddi calcoli, senza mai coltivare la loro immaginazione e creatività, non permette loro di comprendere la vita e le persone. Se al bambino si insegna ad immaginare, invece, sarà capace di immaginare anche ciò che provano le altre persone e di sviluppare l’empatia e la compassione.  Infatti, l’empatia è proprio la capacità di immaginarsi nei panni dell’altro, mentre la compassione è la comprensione della sofferenza degli altri. Il personaggio che rappresenta l’empatia nel romanzo è, secondo Nussbaum, Sissy, che non vede la realtà come un insieme di dati, ma è attenta a ciò che provano le persone. Il romanzo inizia proprio con una sua interrogazione, in cui si mostra il suo valore morale e la sua sensibilità.

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