L’Erotica del Simposio di Platone ci aiuta a capire il caso di Caster Semenya

L’8 maggio 2019 sono entrate in vigore nuove leggi dell’Iaaf (l’associazione internazionale che riunisce le federazioni di atletica leggera) in cui si obbligano atleti affetti a iperandrogenismo  a inibire la propria iperproduzione ormonale endogena. Pur essendo in vigore dal 2011, la norma era stata sospesa, visto il ricorso al Tas di Ginevra di Mokgadi Caster Semenya, sudafricana, pluricampionessa mondiale e olimpica. Sentenziato il ricorso, la norma è diventata operativa.  L’iperproduzione ormonale, a livello di prestazioni pure, è un vantaggio per l’organismo femminile, con il testosterone a migliorare esplosività, resistenza e agilità.

Il Simposio? Una bellissima soap opera

Il Simposio di Platone è il resoconto di un party immaginario ma verosimile, attraverso una curiosa cesoia: non l’elenco degli eccessi, non la dovizia delle vivande, non le dinamiche sociali dei convitati (comunque, bilanciate alla perfezione in pieno stile soapish). Platone allestisce un coro polifonico (di sette uomini e una donna lontana, Diotima) per cantare l’elogio a Eros. Sappiamo quanto Platone sapesse scrivere bene e quanto amasse nascondere e nascondersi dietro la sua prosa ancora modernissima. Dietro al discorso di Aristofane, forse la cellula più celebre delle orazioni del Simposio, si trova la versione romanzata del supremo principio del Cosmo, l’Uno-bene. C’è stata una felice epoca edenica in cui l’uomo era doppio e sferico: bifronte, quattro mani, quatto faccia. Tre erano i sessi: uomo, donna e androgino. Gli esseri umani non si cercavano, erano perfetti com’erano nella natura originaria. Erano veloci, erano forti tanto di pensare di scalare il cielo, per venirne ricacciati giù, con tanto di collera zeusina. Per il padre di tutti gli dei, gli uomini andavano depotenziati: ecco perché li divise in due. La cesura, la dicotomia, la natura divisa (dunque diabolica) delle cose è la rovina per l’umano: Zeus minacciò di dividere ancora una volta l’uomo, se avesse osato ribellarsi ancora. Lo stesso etimo di sesso rimanda al latino secare: il sesso è davvero l’unione dopo il preludio doloroso ma inevitabile della divisione. Dopo un iniziale smarrimento gli uomini cercarono la metà perduta, per poi non separarsene più, fino a morire di fame e inattività. Mosso a pietà, Zeus spostò gli organi sessuali sul davanti, concependo la riproduzione com’è ancora adesso, garantendo, almeno in parte e per brevi momenti, il ritorno effimero e fugace all’unità originaria. Non ci sarebbe desiderio più grande che Efesto potesse esaudire se non recuperarla del tutto.

“Alla brama e all’inseguimento dell’interezza, ebbene, tocca il nome di amore”

Ci ritroviamo tra le mani un potente topos dell’immaginario umano di ogni tempo. La coincidentia oppositurum trova nella penna di Platone le sue pagine più alte, ma questo concetto si rincorre in quasi tutti i miti cosmogonici dell’Occidente (dalla Qabbalah alla gnosi Cristiana e quella Ebraica –Dio separa con un colpo d’ascia lungo la schiena Eva da Adamo, fino all’Alchimia Rinascimentale e Romantica: Elemire Zolla parla proprio di Nostalgia dell’interezza). Platone è chiaro: amore è nostalgia della perfezione originaria, nostalgia ancestrale del pieno e dell’intero. Non ci manca l’altra metà in sé. Ma ci manca la pienezza della sensazione quando siamo con lei. Amore è aspirazione attiva all’uno e all’originario. L’uno è il bene, il due è la caduta. Il bene visibile è il bello: per questo partiamo dai corpi belli e dall’eros fisico, per poi salire verso i ragionamenti belli e le anime belle, che non sono intaccati dalla caducità del corpo.

Olimpiadi per il terzo Sesso?

Il matrimonio di CasterSemenya ha sposato la sua compagna, il suo essere umano originario era formato da due donne, dunque. Ha legittime aspirazioni di unità originaria. In lei, si ricontrano ha livelli ormonali davvero peculiari: la sua produzione di testosterone è 3 volte quella della media (già elevata: 10 nmol\L) delle donne affette da iperandrogenismo primario (quello secondario, solitamente, si associa all’assunzione di sostanza dopante, ma non è questo il caso). Sappiamo poco del suo corredo genomico e della sua fisiologia: i test successivi al monumentale successo del 2009 sono rimasti secretati. Eppure, un giornale australiano (Sydney Morning Herald) aveva lasciato trapelare alcuni significativi dettagli: Semenya non avrebbe né utero e né ovaie, ma testicoli interni, responsabili dell’abnorme produzione testosteronica. La ragazza sarebbe così intersessuale: un individuo con caratteristiche fisiologiche e anatomiche non esclusivamente di un sesso e con cromosomi sessuali, genitali o anche caratteri sessuali secondari non sono definibili come maschili o femminili. Non ha solo l’aspetto androgino, fenotipicamente. Non ha cioè una superficiale combinazione di elementi o caratteristiche maschili e femminili. In pista tutti la guardano male, infatti, in pochi si espongono per dare voce ai sospetti. Quello che rischia di passare inosservato è che la norma vale solo per le atlete: agli uomini non viene controllato il livello endogeno del testosterone. Semenya è nata così, dovrebbe alterarsi per rientrare nei parametri. È nata troppo forte, però: occorre tutelare i diritti di tutte le atlete, per recuperare una parità di condizioni in una competizione. Farsi strada a colpi di sentenze, però, è ancora un altro aspetto discutibile, per quanto l’unico davvero, serio e quantomeno oggettivo. Caster è da tempo molto più di una semplice e fortissima atleta: è un’epifania (ai Mondiali di Berlino del 2009, da sconosciuta teenager, la sua falcata poderosa e irresistibile le garantisce un vantaggio abissale sul traguardo, così ampio che lo stadio ammutolisce, prima di festeggiare: aveva rifilato quasi 2 secondi alla coppia di favorite), è un simbolo (per tutte le atlete che si trovano nella sua condizione) ed è una questione morale che corre alla velocità del vento (se è sbagliato migliorare farmacologicamente il corredo che ci ha dato madre natura, è giusto intervenire per soffocarne gli effetti? È meglio privilegiare la competizione proporzionata o lasciare che atlete benedette dal Dna lascino meno delle briciole a compagne meno dotate ma altrettanto combattive? Rischiamo di arrivare a competizioni riservate per questi atleti?)

 

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