Il Superuovo

Le sfumature dell’eroismo in “Invincible” e il relativismo sociale di Protagora

Le sfumature dell’eroismo in “Invincible” e il relativismo sociale di Protagora

Nulla è come lo vediamo e spesso un punto di vista diverso ci permettere di notare cosa prima oscure, questo è il punto toccato dal filosofo Protagora nella disputa riguardo il concetto di conoscenza e verità, allo stesso modo nella serie “Invicible” viene destrutturata la classica visione dei supereroi mostrando come anche la giustizia sia relativa.

Le grandi storie di supereroi ci portano sempre nell’imaginario collettivo in cui la differenza tra bene e male è coì netta da non lasciare mai il dubbio tra chi sia il buono e chi il malvagio. Con la serie “Invincible” tratta dall’omonimo fumetto il mondo assume tutte le sue sfumature senza distinguere banalmente tra bianco e nero, proprio come proponeva il sofista Protagora quando, formalizzando il motto “homo mensura”, dichiara come il punto di vista “sociale” possa implicare un diverso modo di percepire la realtà stessa.

Protagora e i sofisti

Della vita di Protagora abbiamo tracce grazie ai frammenti delle sue opere, sappiamo che nacque ad Abdera nel 491 a.C. circa, la sue educazione pare provenisse dai Magi persiani e che sia entrato in contatto con Democrito e la filosofia di Eraclito. Sembra inoltre che durante i suoi viaggi abbiamo conosciuto Pericle il quale lo scelse per organizzare la costituzione di Thurii, nuova colonia panellenica, e che nel 411 a.C., a causa di un scritto ritenuto contro gli dei, fosse stato esiliato per poi morire in viaggio verso Siracusa. Protagora è ritenuto uno dei maggiori esponenti della scuola dei sofisti, i quali sono celebri proprio per la loro arte oratoria che insegnavano sotto pagamento e per questo ritenuti i “prostituti del sapere” dell’ antica Grecia. L’accezione negativa del sofista non deve però condizionare la loro importanza all’interno della storia del sapere filosofico in quanto sono da considerarsi come contrapposizione rispetto le maggiori scuole filosofiche del tempo (vediamo ad esempio il “conflitto” tra Socrate e i sofisti stessi). Tra le massime di Protagora la più celebre resta «L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono» la quale sottolinea un punto di vista fondamentale che oggi diamo quasi per scontato: il relativismo sociale, ossia il condizionamento inconscio che ogni individuo subisce da parte del contesto sociale in cui vive, mostrando come la verità stessa dipenda dal punto di vista di chi la ricerca, rendendo vano ogni tentativo di stabilire conoscenze e certezze assolute.

“Invincible” e l’anti-supereroe

La serie Amazon Video “Invincible” tratto dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman ci proietta in un mondo simile a quello della Marvel in cui i supereroi proteggono i civili ed il mondo intero dalle varie minacce di turno con la differenza che, rispetto all’apparenza pura e invincibile degli eroi stessi, qui appaiono molto più “umani”, condizionati spesso non dal senso di giustizia collettivo ma dalla propria volontà e dai propri scopi. La trama si incentra su Mark Grayson, alias “Invincible”, figlio dell’eroe più forte del pianeta “Omni-Man”(vagamente ispirato a Superman data la sua provenienza da un altro pianeta, Viltrum) che entrerà nell’ambiente degli eroi apprendendo sulla propria pelle cosa vivono i super al di fuori delle telecamere e della cronaca come lutti, le scelte sbagliate e la difficile scelta tra ciò che è giusto e ciò che è necessario. La serie, in procinto di vedere la fine della prima stagione, ci racconta proprio come al di fuori delle vittorie ogni personaggio resta non solo un simbolo di giustizia ma anche un essere umano o alieno che sia, con i propri sentimenti e la propria psicologia che condiziona l’andamento stesso della trama, facendo crollare quell’immagine statuaria dell’eroe che si sacrifica solo per ciò che è giusto portandoci a capire come la giustizia sta negli occhi di chi giudica e non può avere un valore assolto in cui rinchiudere tutte le azioni umane.

Questione di punti di vista

Nonostante la sua natura per metà aliena di Mark, si mostra come uno dei più “umani” supereroi comparsi in una serie animata, basti pensare a una serie qualunque incentrata su eroi del calibro di Spiderman o Batman per notare come la loro presenza sulla scena faccia tirare un sospiro di sollievo anche allo spettatore in quanto al loro arrivo si prospetta una vittoria assicurata cosa che in “Invincible”, fin dalla prima puntata, non accade. Insomma anche gli eroi possono fallire, anche l’uomo più forte del mondo può perdere un amico o un affetto a causa di un proprio errore, però anche il più incallito dei criminali può presentarsi come un succube degli eventi e della società mostrando un lato che nei classici “cattivi” da manuale è poco evidenziato. Insomma la serie, così come la realtà, ci mostra che la prospettiva in cui ogni persona si trova renda ogni individuo un vero e proprio “metro di giudizio” che, come insegna Protagora, dà un senso di pienezza al mondo, considerandolo non solo bianco o nero, ma in tutte le sue sfumature.

 

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