Umberto Eco spiega come l’attesa sia necessaria per fruire nel modo giusto di un libro. Hitchcock con le sue storie ricche di suspense, ha fatto proprio dell’indugio la sua caratteristica peculiare. 

Nella lettura di un libro capita più volte di imbattersi in descrizioni lunghe o capitoli che ci appaiono quasi superflui, eppure è importante soffermarsi anche su di questi. Umberto Eco ha spiegato, infatti, come l’indugio sia necessario per godersi a pieno un’opera d’arte.

Sicuramente famoso per motivi diversi, Alfred Hitchcock ha caratterizzato la maggior parte dei suoi film da un elemento di suspense, per cui il tempo nei suoi lavori viene anziché velocizzato con l’effetto sorpresa, dilatato.

Indugiare nei boschi

Un testo è una macchina pigra che si appella al lettore perché faccia parte del suo lavoro.

– Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi

Umberto Eco oltre ad essere un eccellente romanziere, fu anche un importantissimo critico letterario. Fra il 1992 e il 1993 fu invitato a tenere sei interventi ad Harvard, in occasione delle Norton Lectures. I suoi interventi sono stati raccolti in un saggio dal titolo Sei passeggiate nei boschi narrativiDurante una delle conferenze, Eco paragona l’esperienza della lettura ad una passeggiata in un bosco. Secondo l’autore, di fronte ad un libro così come di fronte ad un bosco, abbiamo due possibilità: possiamo percorrere il bosco di fretta, senza voler osservare e apprezzare ogni suo aspetto, oppure passeggiare lentamente. In tal senso, è l’autore del libro che ci guida spesso nel modo in cui dobbiamo passeggiare dentro il suo libro. Infatti, egli decide se farci aspettare e lasciare in sospeso un aspetto per dedicarsi a un altro, così da permetterci di godere bene dell’opera. Umberto Eco afferma che, come per osservare una statua occorre un determinato lasso di tempo per apprezzarla a pieno, così anche un’opera letteraria presuppone un lettore modello ed un tempo ideale di percorrenza. L’autore stesso distoglie l’attenzione su elementi marginali, su descrizioni e su pensieri, in quanto volutamente dilata il tempo in funzione di una buona fruizione della sua opera.

La suspense e il MacGuffin

La rivoluzione dei lavori di Alfred Hitchcock, che gli ha conferito la fama di maestro del brivido, sta nell’utilizzo del tutto originale della suspense. A differenza di quella dei film di genere horror, in cui il punto cruciale è costituito da un effetto sorpresa e quindi da ciò che lo spettatore non si aspetta, la tecnica di Hitchcock consiste più che altro nell’informare lo spettatore su ciò che succederà tenendolo in uno stato di ansia, di attesa e, per usare le parole di Eco, di indugio. Ciò, come è ovvio, fa sì che si rimanga incollati allo schermo  e ci si goda nel tempo e modo giusto la vicenda. Infatti, il regista utilizza il tempo più spesso rallentando la situazione, non velocizzandola.

La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – : la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘Non dovreste parlare di cose banali, c’è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all’altro’. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspense.

– Alfred Hitchcock

Uno degli espedienti più usati dal regista è anche noto come MacGuffin. Questa tecnica, ideata da Hitchcock stesso, consiste nel distogliere l’attenzione dello spettatore su un elemento che sembra importante all’inizio del film, ma che successivamente si rivela marginale ai fini della vicenda. Un esempio di MacGuffin è presente nel film Psycho: all’inizio della pellicola vediamo la protagonista rubare una somma di denaro e fuggire. Siamo convinti sia questo il punto focale della storia, mentre invece poi scopriamo come questa ruoti attorno a ben altro.

I protocolli dell’arte

Il motivo per cui a volte è necessario che un lettore indugi o che uno spettatore senta la suspense, è da ricercare nel fatto che spesso la letteratura quanto la settima arte vogliono somigliare alla vita di tutti i giorni. Secondo Eco, proprio per il fatto che anche l’indugiare sia programmato in un testo, la letteratura potrebbe sembrare più confortevole della realtà. Presenta, infatti, dei protocolli fissi e controllabili, a differenza dell’imprevedibilità della vita. Tuttavia ciò non vale se pensiamo come ad esempio autori come Shakespeare e Joyce, afferma Eco, abbiano invece dedicato il proprio lavoro letterario a dipingere il caos della normalità e dell’incontrollabile esistenza. Così un’opera ci cattura, in quanto ci fa immedesimare e spesso sentire capiti. Basti pensare che una delle caratteristiche peculiari della tecnica di suspense di Hitchcock, è l’utilizzo della soggettiva, in modo che noi stessi proviamo quel che prova il protagonista. Allora come lui e insieme a lui attendiamo, indugiamo, ci spaventiamo, ma alla fine non pensiamo alle nostre reali paure di tutti i giorni. Oppure, ci sentiamo capiti nel caso fortunato in cui le vediamo scritte su carta o proiettate su uno schermo.

Silvia Argento

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