Le elezioni presidenziali del 2022 ci spiegano la differenza fra vari modelli di governo

Ormai manca pochissimo: le elezioni del quattordicesimo Presidente della Repubblica Italiana sono fissate per gennaio 2022. Tra proposte e candidati, però, non mancano le critiche.

Dopo sette anni di presidenza Mattarella, siamo pronti a cambiare capitano della nave. Infatti, le elezioni del nuovo Capo dello Stato dovrebbero avvenire già dal 20 gennaio 2022, secondo le prime indiscrezioni. Ovviamente, il toto-Quirinale è cominciato da un pezzo: chi scommette su Silvio Berlusconi, chi propone Mario Draghi, chi spera in Pier Ferdinando Casini, chi rilancia Marta Cartabia,… Insomma, normale amministrazione. Ma quest’anno, l’opposizione, incanalata nella voce di Giorgia Meloni, chiede due cose: l’approdo di un patriota alla presidenza e una svolta in senso presidenziale della Repubblica. Ma cosa significa?

La nostra democrazia parlamentare

L’Italia è una democrazia parlamentare, che fonda la sua esistenza sul rapporto di fiducia tra governo e Parlamento: il primo è emanazione permanente del secondo, che può, in ogni momento, costringerlo alle dimissioni, dandogli la sfiducia. Più precisamente, ci troviamo in una situazione di bicameralismo perfetto, nel quale le due Camere sono elette entrambe a suffragio universale e hanno praticamente le stesse funzioni. Il sistema politico è detto multipolare, nel senso che esistono numerosissimi partiti, molto diversi ideologicamente, con rapporti di reciproca sfiducia. Il Presidente della Repubblica ha poteri propri, sanciti dalla Costituzione, rilevanti soprattutto nel momento di creazione del nuovo governo: è lui a designare il Presidente del Consiglio ed è sempre lui che fa giurare l’esecutivo.

Le democrazie presidenziali

Tipico degli Stati Uniti d’America, il modello presidenziale fa spiccare il potere esecutivo monocratico del Presidente, legittimato dal corpo elettorale nazionale ogni quattro anni. Egli non può essere sfiduciato dal voto parlamentare (a differenza dei modelli parlamentari); solo l’impeachment può scalzarlo dal suo ruolo. Il Presidente dirige governi da lui nominati (e revocati, eventualmente), gestisce l’amministrazione statale, nomina il suo Gabinetto, composto dai suoi collaboratori più stretti e si occupa di politica estera e forze armate. Presidente e Congresso (il Parlamento a stelle e strisce) sono indipendenti ma si controllano a vicenda: il primo ha il potere di veto sospensivo sulle leggi approvate dal secondo, mentre quest’ultimo, che non può essere sciolto da lui, nomina i menti della Corte Suprema e convoca le hearings.

Le democrazie semi-presidenziali

Parliamo del caso francese, in cui vige un modello semi-presidenziale. Il Presidente viene eletto direttamente dal popolo, è indipendente dal Parlamento, in quanto non necessita della sua fiducia, ma deve servirsi del governo (da lui nominato), che deve avere la fiducia dell’organo legislativo. L’esecutivo ha una struttura a doppio canale, dove le due punte sono quelle del Premier e del Presidente. Il Premier è il capo del governo e, facendone parte a pieno titolo, deve avere la fiducia parlamentare; il Presidente, invece, trova legittimazione dall’elezione popolare. Generalmente, il Capo dello Stato gode di molti poteri e si trova in una posizione di superiorità rispetto al governo, tanto da non avere bisogno della sua controfirma per gli atti. Inoltre, sottopone a referendum i progetti di legge sull’organizzazione dei pubblici poteri, scioglie l’Assemblea Nazionale (il legislativo), presiede le riunioni del Consiglio dei Ministri e si occupa di politica interna. Solitamente, il Presidente è il leader della maggioranza, eletto ogni cinque anni.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.