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Quante volte sentiamo figurativamente il peso della nostra anima, intesa come coscienza? Secondo MacDougall l’anima pesava davvero, ben 21 grammi. E mentre canzoni e film lo citano, troviamo un precedente nella cultura egizia: la psicostasia. 

È popolarissima e largamente citata una teoria di un medico per cui l’anima pesa 21 grammi. Secoli prima è presente nella cultura egizia una cerimonia che fa riferimento al peso dell’anima. Teorie non confermate e leggende, che reali o meno ci affascinano e possono offrirci spunti di riflessione sul significato della nostra esistenza, che sicuramente, anche se non in senso letterale, ha un peso.

La teoria di MacDougall

Duncan MacDougall fu un medico statunitense nato nel 1866 diventato ormai famoso per un esperimento molto particolare: pesò dei corpi di persone che stavano per morire (spesso se malati di diabete o tubercolosi a livello terminale in America si veniva portati in ospedale in attesa del decesso) prima e dopo la morte. Si rese conto durante tale processo che il corpo perdeva dei grammi, uno in particolare 21,3 con precisione. I risultati di tale esperimento vennero pubblicati ed il medico affermò che 21 grammi, quindi, era il peso dell’anima e che il peso dei cadaveri diminuiva proprio in quanto l’anima si sollevava dal corpo. Ovviamente questa teoria è stata accolta dalla comunità scientifica con grande scetticismo, anche perché non ci sono delle prove effettive della sua esattezza né tantomeno dell’esistenza dell’anima. Secondo la maggior parte dei medici questa diminuzione di peso si spiega con il fatto che la temperatura del sangue in vita sia più alta e quindi tale cambiamento viene provocato dalla sudorazione.

Ma quanto pesa quest’anima? 21 grammi soltanto, ma i più pesanti che un uomo ha.

– F. Renga, Era una vita che ti stavo aspettando (versione del testo originale di Ermal Meta)

Questo esperimento, seppur non attendibile scientificamente, è diventato estremamente popolare. Se ne fa riferimento in diverse canzoni, da quella di Renga sopracitata alla più famosa “21 grammi” di Fedez. Inoltre la cita Dan Brown ne “Il simbolo perduto” e dà il titolo al film “21 grammi” di Alejandro González Iñárritu.

Il cuore su una bilancia

Prima ancora di questa teoria è interessante notare la presenza di una credenza simile nella cultura egizia. Nel Libro dei morti viene descritta infatti la psicostasia, chiamata anche pesatura del cuore o pesatura dell’anima. Si tratta di una cerimonia a cui secondo gli egizi veniva sottoposta l’anima del defunto prima di andare nell’aldilà. Nella sala del tribunale di Osiride il dio Anubi (divinità della mummificazione) o a volte Horus (dio della luce, del cielo e della bontà) pone su uno dei piatti di una bilancia il cuore della persona, sull’altro piatto si reca invece una piuma, che rappresenta la Maat (la giustizia). Giudica l’esito della pesatura il dio Thot, divinità della saggezza. Se il cuore della persona è uguale nel peso alla piuma, vuol dire che questa in vita è stata giusta, altrimenti è divorata da Ammit, creatura mostruosa che mangia le anime. Alla cerimonia sono presenti anche altre divinità fra cui Shai, dio del destino.

Il peso della nostra vita

Nella vita di tutti i giorni utilizziamo spesso l’espressione “peso della coscienza”. Se ci spostiamo dalla credenza religiosa, quindi, qual è metaforicamente il peso della nostra anima? Qual è il significato delle nostre azioni, della nostra vita sulla terra? Se volessimo rispondere come gli egizi dovremmo parlare della croce Ankh, che ormai tanto è popolare in gioielli e immagini. L’egittologo Christian Jacq nel suo saggio Il segreto dei geroglifici spiega come questo simbolo (che viene usato per indicare la vita) sia uno specchio di rame, considerato dagli egizi un metallo celeste che cattura la luce. Ma Ankh è anche un laccio di sandalo visto dall’alto. A questo proposito Jacq racconta che parlando con il fisico Fritjof Capra questi rimase stupito dal laccio del sandalo, in quanto esiste una teoria dei fisici per spiegare il fenomeno vita chiamata “bootstrap” ovvero “legaccio del sandalo”.

Dunque gli egizi concepivano la vita da una parte come una forza capace di catturare la luce, dall’altra come ciò che consente ai piedi di compiere il loro cammino. A condizione che i lacci siano ben stretti.

– C. Jacq, Il segreto dei geroglifici (p. 56)

È chiaro che, seppur gli egizi pensassero che letteralmente venisse pesato il cuore dopo la morte, esso è il simbolo di tutte le azioni che abbiamo compiuto in vita, che vengono giudicate attraverso la suddetta bilancia. In tal senso si è sempre connesso il cuore pesato con il concetto di anima. La teoria dei 21 grammi non è mai stata provata ed è chiaro che questa credenza egizia non sia altro che un bel mito, così come è un mito il laccio del sandalo, anche se curiosamente connesso ad una teoria scientifica. Tuttavia nella psicostasia e nell’ankh c’è di più. Ci aiutano, infatti, ancora una volta a riflettere su quanto conti la nostra esistenza, seppur apparentemente insignificante. Non sappiamo se Anubi ci peserà il cuore e se Shai ci stia guidando verso il destino, ma sappiamo che ciò che facciamo ha un valore e che la nostra vita va vissuta accompagnati da Maat, dalle azioni giuste. Allacciamoci bene i sandali, quindi, e sfruttiamo bene questi 21 grammi prima di perderli e la nostra anima prima che venga pesata. Tutto ciò va fatto non per timore che qualche belva ci divori il cuore, ma per la stima che abbiamo di noi stessi.

Silvia Argento © 

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