L’American dream di Fernanda Pivano: come una donna ci ha portato l’America

Fernanda Pivano aveva capito che al di là dell’oceano c’era un altro mondo, aveva capito che c’era l’America.

Ezra Pound, Allen Ginsberg, e Fernanda Pivano, Portofino, 23 Settembre 1967

 

Traduttrice, scrittrice, giornalista e critica musicale, Fernanda Pivano è stata il ponte di congiunzione tra Italia e America, è stata la donna che ci ha donato la possibilità di sognare e di sperare nella libertà.

 

Che cos’è il sogno americano?

Una terra in cui la vita dovrebbe essere migliore, più ricca e più piena per tutti, con la possibilità per ciascuno di realizzarsi secondo le proprie capacità personali e di essere riconosciuto dagli altri per quello che è, a prescindere dallo status di nascita.

-The epic of America

 

È così che lo storico statunitense James Truslow Adams, nel suo libro del 1931 “The epic of America”, definisce l’american dream. La sua è una delle prime definizioni che vengono date al sogno americano, ideale apparentemente utopistico ed irraggiungibile, ma che sembrava così concreto da poter diventare tangibile nel XX secolo. L’America diviene il giardino dell’Eden dove chiunque, con impegno e talento, può coronare il proprio sogno, indipendentemente dalle sue origini; diviene la terra della possibilità, e soprattutto la terra della libertà.

Ed è proprio questa ad essere il centro del celebre discorso del 6 Gennaio 1941 di Franklin Delano Roosevelt, divenuto noto come “il discorso delle 4 libertà”. Mentre nel vecchio continente avanzava, inarrestabile, la catastrofe del fascismo e della seconda guerra mondiale, oltreoceano un intrepido Roosevelt parla senza paura, ribadendo le quattro libertà fondamentali delle quali ogni cittadino dovrebbe godere: libertà di espressione, libertà religiosa, diritto ad un livello di vita sufficiente e libertà dalla paura.

Tra gli ascoltatori di quel memorabile momento c’è anche Fernanda Pivano, che lo sente di nascosto, assieme a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Tutti e tre, una volta spenta la radio piangeranno, e la Pivano dirà che è in quel momento che è diventata americana. Ma cosa ci faceva una ragazza giovanissima, che aveva da poco compiuto 24 anni, con scrittori come Pavese e Vittorini?

Allen Ginsberg e Fernanda Pivano nel 1979, Festival internazionale dei poeti a Castelporziano

 

 

L’epopea della Pivano

Per i ragazzi del liceo, ogni giorno di scuola è un po’ come un altro. Per i ragazzi del liceo, i giorni di supplenza, sono giorni come tanti altri. A meno che il tuo supplente di letteratura non sia Cesare Pavese. È così che Fernanda Pivano lo incontra, mentre è seduta tra i banchi di scuola- che condivide con l’amico Primo Levi- ed è da questo incontro tanto casuale quanto singolare che comincerà l’avventura della giovane traduttrice genovese. Sarà proprio Pavese a farla innamorare della letteratura angloamericana, regalandole quattro libri: “Addio alle Armi” di Hemingway, “Foglie d’erba” di Walt Whitman, l’autobiografia di Sherwood Anderson e l’Antologia di Spoon River, che sarà il primo lavoro di traduzione di cui si occuperà.

Iniziata quasi per gioco, la traduzione dell’antologia scritta da Edgar Lee Masters, sarà pubblicata da Einaudi grazie a Pavese nel 1943, e segnerà solo l’inizio del lungo impegno della Pivano come traduttrice, che le ha permesso di compiere quella mastodontica impresa che è stata far conoscere all’Italia la cultura americana, nel periodo del fascismo, e che le costerà persino un arresto da parte delle SS.

 

La scoperta dell’America

Instancabile e volitiva, Fernanda, chiamata affettuosamente Nanda dai suoi amici scrittori, diviene la traduttrice ufficiale di Hemingway- con il quale inizierà una lunga e sincera amicizia, e diventa la voce italiana di quella “nuova America” , vibrante e affascinante, ma anche spietata e cruda, cantata dalla nuova generazione di scrittori che nasce alla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni Sessanta traduce, promuove e diffonde in Italia la cultura Beat, parla di Bob Dylan e ne introduce la figura in Italia, diventa un mito per un’intera generazione alla quale vuole instillare l’amore per la letteratura e la poesia, che possono offrire ai giovani “vie alternative per affrontare la vita”.

È proprio grazie a quei libri nei quali si è rispecchiata da ragazza che ha trovato la volontà di iniziare il suo lavoro di traduttrice, naturale conseguenza della necessità di poter far leggere a tutti ciò che solo lei aveva la fortuna di capire. A tradurre si impara a scrivere, perché si tratta di penetrare nell’interiorità dello scrittore, di capirne le ragioni. A tradurre si impara a vivere e ad amarla la vita, proprio come ha fatto la Pivano, portavoce dell’amore per la letteratura e per i libri dell’America della controcultura degli anni Sessanta, sostenitrice di una letteratura libera dal rigido accademismo e appassionata di una cultura attenta alla rivoluzione individuale. Fernanda Pivano ha attraversato un secolo, raccontandone i cambiamenti, ha aperto il nostro sguardo alla realtà d’oltreoceano; mentre l’Italia usciva dal periglioso porto del fascismo e navigava incerta alla ricerca di acque più sicure, la Pivano è divenuta la vedetta che ha urlato “Terra! Terra!” e quella terra, era l’America.

Ernest Hemingway e Fernanda Pivano

 

 

 

 

 

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