La Vucciria tra Guttuso e Camilleri: quando un luogo è la finestra su un intero mondo

Il 17 Luglio si è spento l’autore siciliano Andrea Camilleri, noto soprattutto per i romanzi con protagonista il commissario Montalbano. In un’opera del 2008 non è presente tale personaggio, ma il centro della storia è un luogo molto particolare: la Vucciria di Palermo. 

Vucciria di Palermo di Renato Guttuso

La morte di Andrea Camilleri ha lasciato un vuoto nel cuore di tutti gli italiani, in particolar modo nei siciliani, poiché questo autore ha ridato dignità proprio alla cultura siciliana, spesso stereotipata, rendendo anche l’uso del dialetto uno stile del tutto originale e differente. In un racconto illustrato del 2008, contenuto nel libro La vucciria, Camilleri ha voluto omaggiare il famoso mercato storico palermitano. Vucciria deriva dal Bucceria, tratto dal francese boucherie, che significa macelleria, infatti inizialmente nel luogo ne sorgeva una, finché non divenne un mercato specialmente di frutta, verdura e pesce. Attualmente oltre a essere un mercato di notte è molto popolato specie dai più giovani, per la presenza di vari bar e taverne.

Un narratore o un commediografo, davanti alla Vucciria, avrebbero materia di scrittura sino alla fine dei loro giorni.

– A. Camilleri, La Vucciria

Il quadro di Guttuso

Uno dei lavori più famosi del pittore Renato Guttuso ritrae proprio la vucciria. La particolarità di tale quadro sta nell’effetto prorompente dei colori che sembrano sprigionare i rumori stessi del quartiere. L’opera è caratterizzata da grande dinamismo (del resto il termine vucciria si usa in palermitano per indicare la confusione) in cui però paradossalmente il tempo sembra fermarsi nel caos del mercato. Come se la vucciria fosse un momento ed un luogo di estraniamento.

La vucciria per Camilleri

Nell’opera La vucciria sono presenti un racconto di Andrea Camilleri dal titolo La ripetizione ed un saggio di Fabio Carapezza Guttuso dal titolo Storia di un quadro, che tratta del dipinto di Guttuso (padre di Fabio Carapezza Guttuso). Il racconto di Camilleri ha come protagonisti i personaggi del famoso quadro di Guttuso, un uomo e una donna di cui viene narrata una storia d’amore. Si evincono anche i ricordi di Camilleri di quell’ambiente.

La vucciria la conosco bene. Negli anni ’44-’47 frequentavo l’università di Palermo e quasi ogni giorno mi ci recavo per mangiarmi ‘u panu cu ‘a meusa di cui ero ghiottissimo. Era un luogo che apriva la fantasia. Perché era un luogo dov’erano possibili accadimenti impossibili altrove.

– A. Camilleri

Alla vucciria Camilleri dedicherà anche l’opera teatrale Il quadro nero, di cui ha infatti scritto il testo.

Si parla di quadro nero poiché, in realtà, la vucciria, sia nel quadro, sia nel racconto, è quasi come una natura morta in cui i personaggi sono quasi in secondo piano rispetto alla fruizione del cibo che si trovano attorno. In un luogo così particolare appaiono trasognati, spaesati, bloccati in un labirinto che mette in evidenza i loro pensieri, angosce e paure.

Peculiarità del luogo e del linguaggio

L’idea di Camilleri è far trapelare la bellezza dell’unicità di un luogo che ospita momenti irripetibili. Dalla cultura siciliana, del resto, deriva anche lo stile per cui Camilleri è stato elogiato più volte. Vi sono delle espressioni o dei racconti che l’autore, infatti, non poteva esporre senza l’utilizzo del dialetto, tuttavia un’opera scritta in siciliano non sarebbe di certo stata fruibile a tutti. Da qui Camilleri ha ideato un linguaggio misto, un italiano che si avvale degli aspetti particolari del siciliano. L’idea di usare questo connubio è venuta all’autore per caso: doveva raccontare una storia al padre ricoverato in ospedale, lo fece in dialetto e si rese conto di non saperla trascrivere in italiano, allora il padre gli suggerì di scriverla così come gliela aveva narrata. Tale miscuglio ha fatto apprezzare ancora di più la prosa dell’autore, che seppur convinto in un primo momento di diventare uno scrittore di nicchia, come sappiamo ha affrontato un destino ben diverso. Allo stesso modo, anche se non si è palermitani, si può apprezzare l’incanto e la semplicità di un mercato storico così unico nel suo genere.

Silvia Argento ©

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