La Russia si è ritirata ufficialmente dal trattato delle forze nucleari a medio raggio, ovverosia l‘Intermediate-Range Nuclear Force Treaty, in breve INF. Il presidente Putin ha preso questa decisione a seguito del ritiro dallo stesso trattato da parte degli USA nel novembre 2018. In quell’occasione Trump aveva accusato la Russia di non aver rispettato l’accordo in questione, e di voler perciò recedere da esso sentendosi il solo ad esserne limitato.

Ciò che appare strano è l’assoluto indifferenza dell’opinione pubblica rispetto all’argomento. Dopo diverse decine di anni pacifici, la paura del nucleare ha in effetti lasciato il posto all’idea che una guerra del genere sia totalmente impossibile. Ma … lo è davvero? Quanto dobbiamo preoccuparci per la piega che stanno prendendo gli eventi? Per cercare di prevedere il futuro, dobbiamo prima trovare le sue cause nel passato.

I primi anni della Guerra Fredda

Il periodo della Guerra Fredda copre un arco di tempo che va dal 1946 al 1991. Si tratta di un’epoca lunga e complessa, che andrebbe suddivisa in diverse fasi. A noi interessano in particolare due momenti, quello della prima corsa agli armamenti e quello dei trattati di limitazione di questi ultimi.

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Stalin e Truman (allora presidente degli USA) alla conferenza di Potsdam del 1945 (PBS)

La Guerra Fredda inizia con un fortissimo sbilanciamento: nonostante si tratti di un conflitto bipolare, che vede contrapporsi cioè solo due grandi potenze, USA e URSS, quest’ultima è nettamente in svantaggio. Possiede meno ricchezze, è devastata dalla guerra, e, soprattutto, non è ancora in possesso della bomba atomica, nonostante si lavori al progetto fin dal 1941.

Tutti gli anni che vanno dal 1945 al 1963 sono perciò una continua corsa agli armamenti, cioè la messa a punto di armi di distruzione di massa sempre più letali e numerose. Nel 1949 l’URSS si dota della prima bomba atomica. Nel 1952 gli USA sperimentano la Bomba H, almeno 3000 volte più potente dell’ordigno sganciato su Hiroshima. Nel 1957 la Russia riesce a costruire il primo missile balistico intercontinentale, capace di portare un satellite in orbita, i cui successivi sviluppi diedero la capacità alle due superpotenze di lanciare testate nucleari in ogni parte del globo.

I trattati

Tutto questo non poteva durare. La Guerra Fredda si stava combattendo in altri luoghi (Corea, Vietnam), ma, a lungo andare, il rischio di una guerra vera e propria tra le due superpotenze diventava sempre più evidente. L’esempio più evidente fu la crisi missilistica di Cuba del 1963. Dopo questo mancato disastro, che rischiò di scatenare la guerra nucleare, USA e URSS riuscirono, in un periodo di distensione, ad accordarsi attraverso diversi patti.

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La prima pagina del Corriere della Sera del 14 ottobre 1492 (Corriere della Sera)

Il Limited test Ban Treaty del 1963 proibì gli esperimenti nucleari nell’atmosfera. Gli accordi SALT I e II (Strategic Arms Limitation Talks) del 1969 e 1979 fissarono un limite preciso di missili che le due superpotenze potevano avere. Nel 1991 gli accordi START arrivarono persino a ridurre gli armamenti, e quindi a distruggere parte della propria tecnologia militare.

L’accordo di cui abbiamo parlato in apertura, l’INF, è stato invece siglato nel 1987. Il suo argomento è preciso e definitivo: sanciva l’eliminazione completa di tutti i missili nucleari installati in Europa. La ratifica di questo trattato si instaurava in un più generale clima di paura verso gli armamenti nucleari e conseguente fortissima richiesta dell’opinione pubblica per la riduzione di essi. Esso venne attuato nel 1991, ma da allora gli USA accusarono più volte la Russia di non rispettare gli accordi.

La deterrenza è davvero efficace?

Il concetto di deterrenza è fondamentale per comprendere il ragionamento che sta inizialmente alla base della corsa agli armamenti e quello successivo, che punta ad una riduzione di questi ultimi. Secondo la Treccani, la deterrenza è il “potere di distogliere da un’azione dannosa per timore di una punizione o di una rappresaglia”. Anche la sua etimologia ci aiuta: potremmo tradurre “de-terrenza” come “risultato del terrore”, ovverosia l’impossibilità di agire di un individuo per paura della rappresaglia.

Questo modo di pensare regna sovrano fino alla crisi missilistica di Cuba. Sia USA che URSS basano la propria sicurezza sull’idea della “rappresaglia massiccia”: se tu mi fai un danno, io sono in grado di procurartene uno infinitamente maggiore. Dal punto di vista logico, il ragionamento regge: nessuno vuole iniziare una guerra, se ciò significa vedere il proprio paese devastato dalle bombe nucleari!

Dal 1963 in poi, però, le grandi potenze si rendono conto che su questa strategia si può fare affidamento fino ad un certo punto. Tanto per cominciare, bisogna considerare la possibilità di errore. Famosa è la vicenda del 1983, in cui Stanislav Evgrafovič Petrov, incaricato di monitorare il sistema satellitare posto a sorveglianza dei siti missilistici statunitensi, si vide segnalare dal satellite cinque missili USA diretti contro l’URSS: fortunatamente il colonnello ebbe il sangue freddo di analizzare la situazione e concludere che si trattava di un errore delle macchine. Se ci fosse stato un uomo meno capace, la guerra nucleare sarebbe probabilmente iniziata.

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Una foto del 2016 di Stanislav Evgrafovič Petrov. Il tenente, dopo, essere stato congedato in anticipo, visse in situazione economica precaria fino alla morte, avvenuta nel 2017 (Wikipedia)

Altro fattore importante è la diffusione delle armi atomiche a paesi di minori importanza rispetto alle due superpotenze. Attualmente, al mondo esistono altri 7 Stati che possiedono l’atomica, ovverosia Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele. Con il moltiplicarsi dei possessori di quest’arma di distruzione di massa, aumentano esponenzialmente le possibilità che a gestirle sia un pazzo o un incompetente, con il potere di fare danni enormi (e, potenzialmente, definitivi) all’umanità.

Quindi siamo in pericolo?

Fortunatamente, l’idea della guerra nucleare è sostanzialmente ancora lontana. Esistono importanti trattati che limitano fortemente la quantità di armamenti che USA e URSS possiedono (gli START) e che limitano l’acquisizione di essi da parte di altri Stati (il TNP), e la deterrenza, per quanto sia un sistema parziale, finora ha retto piuttosto bene.

Tutto questo processo è però completamente reversibile, e i primi passi verso una nuova proliferazione delle armi nucleari sono proprio la cancellazione dei trattati che le regolamentavano. Non è tanto importante la quantità (l’avere cento o duemila bombe termonucleari non cambierebbe la sostanza di una guerra), ma il clima che si crea tra le potenze che possiedono l’atomica, se entrambe decidono che questi accordi non valgono più! Per ora il pericolo è estremamente basso, e proviene tendenzialmente da altri paesi rispetto ad USA e URSS, come la Corea del Nord. Ma queste discordanze, queste cancellazioni degli accordi sono i primi passi per un rinnovato clima di minaccia e di pericolo.

Sono solo i primi, piccoli passi, sì. Ma speriamo di fermarci prima di inciampare.

Isaia Boscato

 

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