La notte è un’inquietante tela di ragno: Manzoni e i Cure spiegano l’incubo

Il passo de “I Promessi Sposi” in cui Don Abbondio è angosciato da incubi è noto a tutti. Così come “Lullaby”, capolavoro dei Cure in cui Robert Smith ha descritto la sua inquietudine.

Giò Di Tonno interpreta Don Rodrigo ne “I Promessi Sposi Opera Moderna”, foto di Alex Nicolli

Oscar Wilde diceva che anche se ci dicono di realizzare i nostri sogni, dimenticano di precisare che anche gli incubi sono sogni. L’autore irlandese aveva certamente ragione, infatti con gli incubi dobbiamo confrontarci spesso in questa vita. Non solo intesi come la manifestazione delle nostre paure mentre dormiamo, ma anche come l’inquietudine che spesso ci trasmette la realtà. Oggi parleremo di uno dei momenti più famosi da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni accostandolo ad una canzone dei Cure. In comune hanno, infatti, la descrizione e la definizione di una notte angosciosa piena di incubi, certamente di natura diversa.

La notte di Don Abbondio

Conosciamo tutti Don Abbondio, un personaggio famoso per la sua codardia. Celeberrima la litote – ovvero la figura retorica per cui si afferma qualcosa negando il suo contrario – che utilizza Manzoni per descriverlo: Don Abbondio non era nato con un cuor di leone. Per questo, dopo la visita dei Bravi, nel Capitolo II del romanzo manzoniano Don Abbondio vive una notte estremamente difficile, pervaso da dubbi, timori e incubi. Nell’opera moderna musicale di Michele Guardì, addirittura questa situazione viene rappresentata da una ragnatela gigante su cui si erge Don Rodrigo, interpretato da Giò Di Tonno, a terrorizzare Don Abbondio interpretato prima da Antonio Mameli e poi da Salvatore Salvaggio. Nella paura del Curato è rivelata la sua natura egoista, vigliacca, il suo timore è viscerale, come lo ha definito Gadda.

La paura del giorno avanti, la veglia angosciosa della notte, la paura avuta in quel momento, l’ansietà dell’avvenire, fecero l’effetto.

– I Promessi Sposi, Capitolo II

La ninnananna dei Cure

L’incubo è il tema centrale della canzone Lullaby. Come si vede dal video ufficiale, rappresenta infatti una notte colma d’angoscia, certamente diversa da quella di Don Abbondio. Infatti, il protagonista soffre per un’ansia profonda che va ben oltre la paura del più potente e la codardia. Disintegration, album da cui la canzone è tratta, fu composto dai Cure in un periodo in cui per Robert Smith la crescente fama stava infatti diventando pesante. I moti del suo animo si riversano in un brano che parla molto di lui. Il timore è il sentimento principale di questo inquietante testo, che si chiama Lullaby poiché, ha spiegato Smith, suo padre era solito cantargli una ninnananna che anziché farlo rilassare per dormire lo atterriva. Qualcosa del tipo “dormi che forse domani non ti sveglierai più”.

L’incubo come una tela del ragno

Il brano dei Cure è quindi autobiografico e usa la componente del sonno per raccontare all’ascoltatore con diverse allegorie un’angoscia profonda. Atmosfere come questa appartengono allo stile della band, che pur abbracciando le più disparate sonorità conserva sempre una tendenza al gotico. L’atmosfera inquietante che ricrea la scena di I Promessi Sposi Opera Moderna, con quella ragnatela enorme, ben si confà al confronto con la canzone Lulllaby dei Cure. Infatti, in questo testo vi è un riferimento a “Spiderman” che non è, come alcuni pensano, il famoso supereroe, ma rappresenta la paura di Robert Smith per i ragni. Da questo fatto personale deriva una simbologia che affascina ancora oggi e ci ricorda cosa significa trascorrere una notte nell’angoscia.

 

 

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