La giornata internazionale della felicità compie dieci anni: ecco cosa ne pensava Seneca

Il 20 Marzo si celebra la giornata internazionale della felicità: perché questo giorno? Cosa simboleggia?

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Come già riportato il 20 Marzo 2022 è stata celebrata la giornata internazionale della felicità. Innanzitutto come ogni data scelta per una celebrazione, il 20 Marzo, non è una data casuale: ecco quando è stata proclamata e perché è così importante.

L’importanza di essere felici

Molto spesso si sente parlare di “ricetta della/per la felicità”, di tutti i fattori che contribuiscono al raggiungimento di questa, di quale siano le condizioni migliori. Ancora più volte, sembra che chiunque ci circondi sia molto più felice o addirittura fortunato. Queste sono, purtroppo, due parole che vengono molto confuse o comunque accavallate e questo è, di certo, un atteggiamento sbagliato, da non mantenere. Felicità e fortuna non poggiano sullo stesso piano, possono, al limite, intersecarsi e influenzarsi, ma di certo non sono la stessa cosa.

Essere felici, inoltre, non è scontato. Non è scontato perché piccole cose possono turbare un equilibro già instabile, possono influenzare le giornate e far perdere quel poco di speranza o di leggerezza che erano state conquistate. Non esiste una ricetta, né una formula magica che possa aiutare, però, tante cose contribuiscono. In ogni caso, essere felici dovrebbe essere tanto un diritto quanto un dovere.

Qual è il paese più felice del mondo?

La giornata mondiale della felicità è stata stipulata nel 2021, da parte dell’ONU. E’ stato scelto questo giorno, ovvero il 20 Marzo, perché cioncide con l’inizio della primavera, portatrice di rinascita. In occasione della nascita della giornata internazionale della felicità si è anche cominciato a monitorare la felicità dei Paesi, in generale. Per cinque anni di fila, come riporta un articolo del Corriera della Sera, il Paese più felice sembra essere proprio la Finlandia. L’Italia, invece, scende nella classifica stilata di sei posti rispetto alla precedente posizione, confinandosi al trentunesimo. Naturalmente, queste sono stime generali, ma allo stesso tempo tanto importanti, che riflettono anche tutte le problematiche che vi sono state negli ultimi anni: dalla pandemia, all’andamento economico, alla rottura di collegamenti e legami.

Cosa pensa Seneca della felicità?

Ogni qual volta si tocca un argomento che potremmo definire ostico, la letteratura latina dà ampie possibilità di argomentazione, visto che diversi autori si sono occupati in prima persona di temi molto sensibili o, comunque, di ramo “filosofico”. Seneca è sicuramente uno di questi. Il filosofo, infatti, ha largamente contribuito alla spiegazione della felicità, tanto da dedicarci un’opera: Il De Vita Beata. Il libro, oltre ad offrire moltissimi spunti a chi si prefissa di leggerlo a distanza di moltissimo tempo, è anche molto utile, poiché regala dei nuovi punti di vista.

Innanzitutto, Seneca crede che la felicità sia da “conquistare” – se questo termine è giusto usare – in solitaria. Non deve essere un obiettivo comune, non deve nemmeno essere condiviso se lo si vuole raggiungere, deve essere una conquista, con molto lavoro su sé stessi e sull’ambiente circostante. La riflessione si allarga, ovviamente, su altri punti e aspetti. Come prima cosa se si vuole essere felici bisogna operare secondo virtù e dunque astenersi dai vizi. Un procedimento del genere è già molto impervio, quindi, di per sé, raggiungere la felicità è un affare molto difficile. Segue la questione della felicità materiale: i beni materiali rendono veramente felici? Secondo alcune stime sì: determinati beni che non rientrano proprio in quelli strettamente necessari o necessari, rendono l’uomo, per parte, felice. Il problema, in questo caso, è che la felicità legata ai beni materiali è mutevole, così come è mutevole il nostro atteggiamento nei loro confronti, atteggiamento che gli attribuisce più o meno un valore. A questo si ricollega l’invidia. Spesso quando desideriamo qualcosa, ciò avviene perché abbiamo visto quel determinato oggetto da qualcuno e, guarda caso, le cose degli altri sembrano essere sempre più belle. Seneca non può che considerare l’invidia un disvalore e, come sempre accade, un disvalore ne chiama direttamente un altro.

Dunque? Bisogna considerare ogni piccola sfaccettatura e, forse, bisogna anche tanto conoscersi e sapersi controllare… d’altronde Seneca diceva che «Nessuno è infelice se non per colpa sua»

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