La criptovaluta è considerata la moneta del futuro, ma qual è il suo costo energetico?

Il ‘Bitcoin Mining’ causa sempre più problemi di risorse e inquinamento.

(www.tradingonlineguida.it)

Nonostante siano passati più di 10 anni dalla creazione della prima moneta digitale, molti fattori vengono ancora oggi trascurati. Uno di questi è proprio il loro impatto ambientale, analizzato per la prima volta nel 2009 dallo stesso creatore del Bitcoin: Satoshi Nakamoto.

Cos’è e come funziona la Blockchain?

Il Bitcoin e tutte le altre valute si fondano sulla tecnologia ‘Blockchain’, le cui principali caratteristiche sono la trasparenza, la tracciabilità delle transazioni e la sicurezza basata sulle tecniche crittografiche.
La blockchain appartiene alla categoria delle tecnologie Distributed Ledger, archivi distribuiti in modo da consentire l’accesso e la possibilità di effettuare modifiche da più ‘nodi’ della rete.
Tale tecnologia si oppone alla Centralized Ledger, utilizzata invece dalle banche centrali, in cui tutti i dati vengono gestiti da database locali.
Le criptovalute sono dunque monete decentralizzate e trasferite tra pari, con il metodo peer-to-peer, in cui i nodi non sono gerarchizzati, ma equivalenti.
Le transazioni, una volta verificate (basta avere la conferma dal 50%+1 dei nodi), vengono aggiunte ad una catena di blocchi.

Dal ‘Gold Mining’ al ‘Crypto Mining’: come nascono i Bitcoin.

Il sistema che consente di aggiungere un nuovo blocco alla catena è chiamato Proof-of-Work: i minatori cercano di risolvere al computer complessi problemi matematici e una volta arrivati alla soluzione possono aggiungere il nuovo blocco. Il vincitore riceve in palio 12.5 Bitcoin ed è per questo che la quantità di miners e la potenza di calcolo richiesta per risolvere il problema sono aumentate negli ultimi anni in maniera esponenziale.
Oggi l’estrazione dei Bitcoin avviene nei data center specializzati, dove i computer lavorano 24 ore al giorno.
Si intuisce facilmente che se da un lato il livello di sicurezza del sistema è altissima, dall’altro per aggiudicarsi la vittoria è necessario consumare quanta più energia possibile.
Secondo una ricerca dell’Oak Ridge Institute di Cincinnati tra l’inizio del 2016 e la metà del 2018 l’energia richiesta per estrarre il valore di un dollaro di Bitcoin è più del doppio di quella richiesta per estrarre lo stesso valore di oro, platino o rame. Mentre l’energia consumata per l’estrazione dell’oro è di 5 megajoule, quella necessaria per i Bitcoin è di 17 megajoule.
Nell’articolo “Bitcoin Energy Consumption Index” troviamo una stima del consumo fino a settembre 2019.

Le emissioni di CO2 superano quelle di alcuni paesi.

Oltre allo spreco di energia elettrica bisogna tener conto dell’anidride carbonica emessa.
Purtroppo, circa il 70% dei miners si trovano in Cina, dove il costo della corrente elettrica è molto più basso.
Poiché le fonti energetiche usate nelle varie parti del mondo hanno origini diverse, rinnovabili in Canada e fossili in Cina, è stato calcolato che in media il mining di Bitcoin sviluppa annualmente una quantità di CO2 che va da 22 a 22.9 megatoni. Lo stesso livello è raggiunto dal Kansas City e si colloca tra la Giordania e lo Sri Lanka.

Alternative “green” per ridurre l’impatto ambientale.

Il fatto che le criptovalute siano gestite da più utenti, senza gerarchie, costituisce in questo caso un problema.
Più che preoccuparsi del loro consumo energetico, i miners si preoccupano dei costi che devono sostenere per l’estrazione.
Un’alternativa a questo sistema è quella di trovare algoritmi più efficienti da questo punto di vista, come ad esempio il proof-of-stake. Quest’ultimo usa un meccanismo chiamato coin-age, il quale prevede che si possono minare monete in base a quante monete già si posseggono.
Inoltre, occorre rivedere le fonti di energia utilizzate. La Consulcensi Tech ha realizzato una struttura ecosostenibile al 100% destinata al mining in Moldavia. Istallando pannelli fotovoltaici permetterà di risparmiare 550 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.
Per i difensori dei Bitcoin l’attenzione dovrebbe rivolgersi su chi produce energia e non su chi la consuma.
In realtà l’energia ottenuta da fonti rinnovabili potrebbe essere comunque utilizzata per altro. Si tratta di scegliere quali sono le priorità di utilizzo dell’energia elettrica disponibile.
Abbandonare il mining comporterebbe la perdita di indipendenza, sicurezza e valore e non è detto che sviluppatori e miners siano disposti ad accettarlo.

(forbes.it)

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