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Parliamo di Storia.

L’egemonia del Mediterraneo per secoli è stata oggetto di contesa tra le repubbliche marinare italiane. Prima dell’ascesa della Repubblica di Venezia, in veste di potenza marittima militare e commerciale indiscussa, durante il Tredicesimo Secolo i contendenti favoriti per il controllo assoluto del Mare Nostrum erano le repubbliche di Genova e di Pisa.

 

« … le celebri città stato che con le loro gesta squartarono le tenebre dei cosiddetti “secoli bui”. » (Gino Benvenuti, Le repubbliche marinare)

 

Grazie alla neonata alleanza con l’ Impero Bizantino nel 1280 e l’imponente espansione coloniale in Crimea con la fondazione della colonia di Caffa, la Repubblica di Genova fu in grado di limitare le aree di influenza pisane e veneziane, riuscendo a ridimensionare le ramificazioni commerciali dei concorrenti grazie ad un trattato che garantiva ai liguri l’esclusività del traffico commerciale coi bizantini. Ne conseguì una crescente corsa agli armamenti da entrambe le parti, che diede luogo ai primi inevitabili scontri nelle aree di interesse primario delle due repubbliche, ossia la Sardegna e la Corsica. Mentre Pisa richiamava in servizio i propri capitani  presso la nobiltà terriera toscana, Genova -in seguito al tentativo pisano di sottrarre al Doge l’amministrazione della Corsica nel 1282- aveva assemblato una flotta di centoventi galee (la metà della quale data in commodato d’uso a compagnie militari private) e arruolato un totale di diciassettemila uomini in armi.

 

La colonia genovese di Caffa, in Crimea

 

Nel 1284, dopo il buon esito dei blocchi navali sull’ Arno e a Porto Pisano, la flotta ligure guidata dall’ ammiraglio Benedetto Zaccaria e da Arrigo de Mari sconfisse i pisani presso l’isola della Tavolara (riuscendo persino a catturare l’ammiraglio pisano Bonifazio Della Gherardesca) e qualche mese dopo cinse d’assedio le roccaforti pisane in Sardegna di Sassari Porto Torres, intercettando nel contempo i convogli toscani diretti verso l’Impero Bizantino. La rappresaglia dei pisani guidati dal podestà veneziano Alberto Morosini (le consuetudini del Governo Potestale imponevano l’elezione di uno straniero in casi specifichi) non si fece attendere, rompendo il blocco di Porto Pisano con 72 galee il 6 agosto 1284.

 

L’isola della Tavolara

 

Detta data, il giorno di San Sisto, era sempre stata propizia alla repubblica di Pisa in caso di eventi bellici: sicuri della vittoria si lanciarono all’inseguimento , comandati dal Podestà Morosini e dagli ammiragli Andreotto Saraceno e conte Ugolino Della Gherardesca. La flotta genovese guidata dal Doge Oberto Doria venne disposta per tendere un’imboscata ai legni pisani, separando una compagna di trenta navi guidata da Benedetto Zaccaria dal grosso della forza per poter eseguire un accerchiamento efficace. I due contingenti incrociarono le prue presso le secche della Meloria (al largo di Livorno), con i pisani che decisero di caricare frontalmente le sessantatrè galee genovesi con le loro settantadue forti di un pesante equipaggiamento, prevedendo di annichilire il grosso delle navi liguri nello scontro per poi occuparsi dei legni restanti direttamente al largo di Genova. La leggerezza e la manovrabilità delle imbarcazioni liguri consentirono al Doria di mantenere la linea per ore senza cedere la posizione, avvantaggiandosi dei leggendari balestrieri genovesi che grazie alle tattiche di schermaglia riuscirono a dirottare i numerosi tentativi di abbordaggio dei pisani.

 

 

La sorte della battaglia venne decisa dalla forza di accerchiamento dello Zaccaria, che con le sue trenta navi travolse il fianco pisano completamente impreparato ad una tale manovra e trasformando la battaglia in un indiscriminato massacro dal quale riuscirono a salvarsi soltanto venti galee al comando del conte Ugolino.  Pisa era stata sconfitta, e il prezzo fu di cinquemila morti undicimila prigionieri compreso il podestà Morosini stesso: un ridimensionamento dal quale la repubblica toscana non si sarebbe mai più ripresa abbandonando definitivamente il dominio del Tirreno e del Mediterraneo per consegnarlo nelle mani dei genovesi. L’enorme numero dei marinai catturati defluì in una deportazione di massa negli insediamenti e nelle colonie liguri in condizione di forza lavoro schiavizzata, di cui fece parte lo scrittore Rustichello da Pisa (che trascrisse per conto di Marco Polo il Milione  durante la prigionia).

 

Il monumento dedicato alla battaglia sulle secche della Meloria dove avvenne lo scontro

 

La battaglia della Meloria tuttavia non fu la conclusione del conflitto tra le due repubbliche marinare. Nel 1288 venne firmata una fragile pace tra i due rivali, ma venne infranta dalle spedizioni corsare della rimanente compagine della flotta pisana. L’allora doge Corrado Doria salpò quindi nel 1290 da Genova verso Porto Pisano per eliminare definitivamente la minaccia toscana dallo scenario mediterraneo. Giunta a destinazione, la flotta genovese si ritrovò la via sbarrata da un’enorme catena sospesa sopra il filo dell’acqua, sorretta dalle due torri alle estremità del golfo. Fu allora che, dietro il suggerimento di un fabbro, i genovesi spezzarono gli anelli della catena accendendo un fuoco sotto di essa e riuscirono a sbarcare, radendo al suolo Porto Pisano e saccheggiando la campagna circostante. La gloria della marina pisana scomparve definitivamente quel giorno, ma subì il declino definitivo come potenza territoriale solo più di cento anni dopo.

 

La catena di Porto Pisano venne dissezionata ed i pezzi inviati in tutte le città della Repubblica di Genova, per essere appesi al di sopra delle porte cittadine in segno di monito per tutti coloro desiderassero sfidare la potenza della Lanterna. I frammenti della catena vennero restituiti alla città di Pisa solo nel 1861 con l’avvento dell’unità d’Italia, benchè alcuni borghi si rifiutarono di consegnarli alle autorità (dove ancora oggi sono in esposizione sulle mura). A Pisa il conte Ugolino Della Gherardesca , salvatosi dalla disfatta, si portò dietro l’onta della codarda fuga dalla Meloria sino alla sua arcifamosa fine nella Torre della Fame, narrata persino da Dante Alighieri nella Divina Commedia.

 

I resti della catena di Porto Pisano a Campo dei Miracoli a Pisa

 

La battaglia della Meloria non fu tanto l’evento che segnò la fine della Repubblica Pisana come repubblica marinara, ma tramite essa avvenne quel passaggio del testimone che determinò l’ascesa di Genova (e successivamente di Venezia) nei grandi protagonisti del Mediterraneo.

 

Andrea Vigorito

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