Oggi ricorre l’anniversario della nascita di John Ruskin. Ha rivoluzionato l’idea di restauro e sottolineato l’importanza dello spazio archeologico.

John Ruskin è stato un pittore, scrittore e critico d’arte molto importante in quanto ideatore del così detto restauro romantico. Questo grande intellettuale, di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita, può insegnarci molto sul modo con cui trattiamo e viviamo l’arte.

I monumenti, un tesoro inestimabile

Ruskin vive in un’epoca in cui la società industriale sta portando l’uomo ad allontanarsi dalla natura ed anche dall’arte, che l’autore difende fermamente. Le testimonianze artistiche come i monumenti sono considerati, infatti, assolutamente sacri per il loro potere evocativo.

Il monumento non deve essere toccato, tantomeno restaurato o peggio, ripristinato; ciò sarebbe un completo tradimento della sua natura e della sua carica evocativa e costituirebbe, con la falsificazione storicistica, un danno peggiore della sua stessa distruzione. Al massimo potrà essere consentita una leggera manutenzione che ne allunghi, per quanto possibile, la vita fino a che il tempo non avrà compiuto il suo lavoro di progressiva, naturale ed inevitabile distruzione.J

– John Ruskin

Per questo motivo, Ruskin si scaglia contro un’idea di restauro che vada ad invalidare la forma originale di un monumento, in quanto a suo dire deve assolutamente essere preservato in tutta la sua bellezza e forma originaria. Un’opera d’arte anche se antica non appartiene a noi, ma a chi l’ha creata all’epoca e serve a costruire un legame con il passato.

Non possiamo creare la perfezione

Il mondo non può diventare tutto un’officina… come si andrà imparando l’arte della vita, si troverà alla fine che tutte le cose belle sono anche necessarie.

– John Ruskin

Quando restauriamo un edificio o qualsiasi opera cerchiamo di farlo tornare ad uno stato “perfetto”. Questo non è possibile perché la perfezione non è realizzabile da noi, ma solo da Dio.

Secondo Ruskin è concessa, quindi, sono una leggera manutenzione per non perdere la testimonianza ed il legame che il monumento stabilisce con il passato, ma nulla più. Quando arriva il momento anche un’opera deve poter “morire”. Ruskin asserisce che, anziché praticare il restauro frequente nella sua epoca che andava a sostituire la copia originale, si debba invece costruire fin dall’inizio ad esempio con materiali duraturi, quindi con semplici interventi ritardare poi l’inevitabile “morte” del monumento. Perciò il suo è stato chiamato “restauro romantico”.

Il fascino delle rovine

Uno dei più grandi insegnamenti che Ruskin può offrirci è la capacità di apprezzare qualsiasi testimonianza del tempo, senza bisogno di restaurarla per una illusoria aspirazione di ottenere uno “stato perfetto”. Esempio emblematico di bellezza imperfetta è quello di un rudere immerso nella natura. Secondo Ruskin va semplicemente mantenuto con minimi lavori, ma per il resto va lasciato morire, in quanto questo è il suo destino.

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