Il Superuovo

“Kill Bill” vs. H.M. : l’impatto della memoria e della sua assenza

“Kill Bill” vs. H.M. : l’impatto della memoria e della sua assenza

Confronteremo qui lo straordinario caso del paziente HM e la vicenda di Beatrix Kiddo, i due casi estremi di come la memoria (o la sua assenza) impattino sulla nostra vita.

Il passato gioca un ruolo fondamentale, nella vita come nei film, nel definire chi siamo e quali obiettivi vogliamo raggiungere nella vita. Come la storia di un popolo ne definisce l’identità anche la nostra storia ci aiuta a conoscerci meglio. È attraverso il richiamo dei nostri ricordi che possiamo vederci agire nel mondo e trarre dalle nostre azioni quelli che pensiamo essere i nostri tratti stabili di personalità.

Il ricordo

“Kill Bill”, di Quentin Tarantino, è uno dei film più emblematici per quanto riguarda il ruolo cruciale che il ricordo può giocare nel definire chi siamo. Risvegliatasi dopo 4 anni in coma, Beatrix Kiddo non ha altro scopo nella vita se non vendicarsi. Cerca rivalsa per quel terribile e traumatico evento che oltre ad averla costretta in un letto di ospedale in stato di incoscienza, ha stroncato il suo sogno di diventare madre . Tutto ora è ribaltato, nulla sarà più come prima. Gli amici di ieri sono i nemici di oggi e quella che doveva essere la fine della sua carriera da sicario è invece l’inizio di una lunga successione di vendette. “Kill Bill” è solo un esempio di come il nostro passato possa guidare le nostre azioni finendo così per plasmare la nostra identità. Per il medesimo motivo molti altri film mostrano come persone affette da amnesia retrograda, spesso dovuta a lesioni accidentali del telencefalo, cerchino disperatamente di ritrovare il proprio passato e di riappropriarsene. Ma cosa succederebbe se ad un tratto non fossimo più in grado di creare ricordi ?

Un intervento riuscito (forse)

È il 1° settembre 1953 ed il neurochirurgo William Beecher Scoville si appresta ad operare Henry Molaison, un ventisettene che soffre di epilessia da oramai 11 anni. Non sa che l’intervento che sta per effettuare porterà un grandissimo contributo alla scienza e getterà nuova luce sul funzionamento della memoria. L’operazione consisteva nella rimozione di una porzione del lobo temporale detta corteccia entorinale, oltre all’ippocampo e gran parte dell’amigdala. L’intervento ha l’effetto sperato, infatti l’epilessia è scomparsa, nonostante questo si verificano alcuni episodi che appaiono inspiegabili. Ogni volta che il medico entra nella stanza di Henry quest’ultimo non lo riconosce mai, spingendo il neurochirurgo a doversi ripresentare ogni volta, inoltre continuava ad affermare di avere 27 anni (non 29 come era in realtà).  Si constatò così che il giovane non era più in grado di formare nuovi ricordi, come se la sua vita si fosse fermata al momento dell’operazione. Henry Molaison era affetto da amnesia anterograda. Il caso attrasse l’attenzione di numerosi studiosi, i quali indagarono cosa esattamente HM potesse fare e cosa no. L’interesse suscitato fu tanto che alla sua morte il cervello venne sezionato e ne venne creata una mappa ad altissima definizione (fino al livello dei singoli neuroni) disponibile a tutti al seguente link.

Corteccia entorinale (rossa). Autore: Patric Hagmann et.al. Fonte: Hagmann P, Cammoun L, Gigandet X, Meuli R, Honey CJ, et al. (2008) Mapping the Structural Core of Human Cerebral Cortex. PLoS Biol 6(7): e159. doi:10.1371/journal.pbio.0060159

Il contributo alle neuroscienze

Hernry era in grado di mantenere un ricordo per un breve lasso di tempo, a meno che questo non fosse ripetuto per esempio ad alta voce, anche se una volta smesso di ripetere dopo pochi minuti anche questa scompariva. Quest’osservazione gettò le basi per la oramai ben nota distinzione tra memoria a breve e a lungo termine. A trasformare un ricordo da temporaneo a permanente è l’ippocampo, il quale attiva una serie di processi per cui ricordi particolarmente significativi o ripetutamente richiamati alla coscienza vengono “fissati”. La neuropsicologa Brenda Milner è la fautrice di un’altra importante scoperta che vede Henry Molaison come protagonista. La scienziata sottopose al soggetto un compito pratico: disegnare i bordi di una stella tra quelli di due stelle concentriche potendo vedere il foglio solo attraverso uno specchio posto di fronte a lui. Col passare dei giorni il soggetto ha affinato le sue abilità nel completare questo task arrivando, dopo 3 giorni, a commettere pochi errori. Peccato che Henry non si ricordasse chi fosse la signora Milner, tanto meno che il giorno prima era stato sottoposto allo stesso compito. Era come se il suo corpo ricordasse ciò che la mente cosciente aveva dimenticato. Questo ha portato la neuropsicologa ad ipotizzare la distinzione (tutt’ora accettata) tra memoria episodica e procedurale, la prima deputata a trattenere le info riguardanti noi stessi, gli altri, l’ambiente, gli oggetti che ci circondano e ciò che accade attorno a noi, mentre la seconda contiene quell’insieme di istruzioni che dobbiamo seguire per andare in bicicletta, scrivere , ecc. Henry Molaison è morto all’età di 82 anni dopo una vita spesa in una casa di cura. Non ha mai potuto instaurare relazioni nella sua vita di alcun tipo nella sua vita. Una vita piena di “scoperte” ogni giorno, ma allo stesso tempo priva di consapevolezza. Il quesito se la sua vita possa essere considerata degna di essere vissuta credo sia giusto lasciarlo alla riflessione personale di ognuno di noi. Sicuramente quella di Henry è stata un’esistenza completamente opposta a quella di Beatrix Kiddo , personaggio che, pur essendo fittizio, sicuramente risulta più vicino all’esperienza di tutti noi.

 

 

 

 

 

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