Josè Saramago e Killing Jesus ci raccontano la vera storia di Gesù

Tutti conoscono la storia di Cristo. Ma quale è quella vera? Josè Saramago e Killing Jesus provano a dare una risposta.

 

Il film Killing Jesus e il romanzo Il vangelo secondo Gesù Cristo narrano la stessa storia, ma in due modi diversi. In entrambe viene ricostruita la vita del Messia, dell’uomo che ha cambiato il mondo, e del quale sappiamo ancora troppo poco.

 

Uccidere il Messia

Chi ha ucciso Gesù? È stato il popolo, Pilato o Roma? “Killing Jesus” è un adattamento cinematografico del romanzo di successo di Bill O’Reilly, che è stato bestseller numero uno del NewYorkTimes e fra i libri più venduti oltreoceano nel 2013.

Costruito come un giallo di quasi 300 pagine, sulla falsa riga di schemi che si erano già precedentemente visti con Dan Brown, e prima ancora con Ken Follet e quella sua geniale opera intitolata “I pilastri della terra”, Killing Jesus si propone come l’ennesima riscrittura della storia più conosciuta al mondo. Muovendosi come un vero e proprio investigatore, l’autore prova a ricostruire la morte di Gesù come se si trattasse di un delitto, rintracciando in primis le ambientazioni e il clima politico-sociale nel quale avvenne la vicenda, che ha preso vita sullo schermo grazie alla produzione di Ridley Scott.

Il lungometraggio di circa 3 ore è stato poi riproposto anche da National Geographic in 3 puntate, che seguono la vita di Gesù, concentrandosi principalmente sui suoi ultimi anni di vita. Attorno alla figura del Messia si sviluppano interessanti approfondimenti che indagano la realtà della Gerusalemme schiacciata dalla dominazione romana, da sempre mal vista dagli ebrei, che nel corso della storia più volte si ribelleranno al potere dell’Impero, lottando per la libertà che perderanno definitivamente sotto il principato di Adriano, con la distruzione di Gerusalemme e l’inizio della diaspora. Viene così approfondito il rapporto tra il popolo, gli zeloti e l’amministrazione romana, tre figure che si fanno vertici di un immaginario triangolo delle Bermuda dove Cristo è destinato a perire, e pertanto a compiere il proprio destino, che gli è chiaro sin dall’inizio, persino quando da neonato con un gesto della mano fa sì che i re magi si prostrino al suo cospetto.

Killing Jesus vuole proporsi, dunque, come l’ennesimo tentativo di far luce sulla storia più conosciuta al mondo, che non smette mai di affascinare per la sua natura divina e sfuggente, che – secondo la critica- è rimasta per l’appunto inafferrabile, dal momento che il film è stato considerato mediocre, “non abbastanza provocativo per gli atei e non troppo accurato per i credenti”.

Ogni storia però può essere raccontata in mille modi diversi, la bravura sta nel trovare il punto di vista vincente, come accade per esempio nel romanzo di Josè Saramago.

 

Josè Saramago riscrive la storia

«Come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio».

È con una semplice frase che il premio Nobel alla letteratura, Josè Saramago, distrugge uno dei dogmi portanti della religione cristiana: la verginità di Maria.

Lo scrittore si muove sulla convinzione di alcuni filologi e studiosi delle sacre scritture che sostengono che la credenza della verginità di Maria sia frutto di un banalissimo errore di traduzione: il termine ebraico ‘almah, giovane donna, venne reso nelle prime traduzioni in greco con il termine parthènos, cioè giovane fanciulla- novella sposa, e poi ripreso da Girolamo nella sua Vulgata col latino virgo, diventando una prefigurazione della miracolosa nascita di Cristo. Ma perché demistificare la nascita del Messia? Perché Saramago mette in chiaro sin dall’inizio, aprendo il libro con il rapporto carnale di Giuseppe e Maria, che il suo vangelo non è il vangelo di Dio, ma è il vangelo dell’uomo. È il vangelo di Gesù, che prima di essere Salvatore e figlio di Dio è bambino, adolescente e adulto, privo del divino, ma pieno di umanità.

Il vangelo dell’uomo

Saramago offre una resa ironica della vita di Cristo e un toccante romanzo, che ha suscitato intense discussioni sul significato del cristianesimo e della Chiesa come istituzione, che ha aspramente criticato l’opera per l’aver reso Gesù più uomo di quanto ci piacerebbe ammettere. Per lo scrittore Gesù ha paura, brama la Maddalena, non resuscita i morti, ma sogna di poterlo fare, come avviene per esempio nell’episodio di Lazzaro, che muore e resta tale, sotto lo sguardo di un uomo che vorrebbe fare di più, che vorrebbe salvare il mondo, ma che in realtà ha con sé solo la capacità di poter predicare un amore universale ed irrealizzabile in un mondo travagliato dal male, voluto da Dio.

Il Dio di Saramago è un’entità indefinita per il quale non esiste né davanti né dietro, a simboleggiare come in lui Bene e Male coincidano, proprio per enfatizzare quel suo stato di Creatore di tutte le cose.

Perché il bene che io sono non esisterebbe senza il male che sei tu, un bene che dovesse esistere senza di te sarebbe talmente inconcepibile che neppure io riesco a immaginarlo, insomma, se tu finisci, finisco anch’io, perché io sia il bene, è necessario che tu continui a essere il male, se il Diavolo non sussiste come Diavolo, Dio non esiste come Dio”.

 

Dice così Dio al Diavolo, sulle rive di un lago avvolto nella nebbia, mentre annunciano a Gesù la sua missione: doversi fare agnello sacrificale in nome di Dio, per il quale molti altri moriranno. Saramago “spreca” quattro pagine per elencare i nomi di martiri, di uomini che si sacrificheranno tutti in nome di Dio e della fede. Suicidi, torturati, crocefissi- non importa. Tutto ciò che conta è che l’azione sia testimonianza della fede cieca e disperata, quasi fanatica, del Dio di Saramago, figura misteriosa e ambigua, alla quale è fortemente contrapposta la semplicità e la purezza di Gesù, che rappresenta un utopistico uomo buono celato in ognuno di noi, sballottato dai desideri di un padre invisibile del quale si fa strumento, controvoglia. Particolare è la richiesta di Gesù prima della crocefissione, quella di essere ucciso non come Figlio di Dio, ma come Re dei Giudei, perché da uomo ha deciso di morire per gli uomini, e non in nome di un Dio che lo abbandona e lo strumentalizza.

«Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto».

 

Secondo Saramago la storia è andata così. Secondo Saramago sono queste le ultime parole di Cristo in croce. L’ultima cosa che vede non è il Regno dei cieli, ma solo il sangue che gli scende dal costato.

Questo, e altri innumerevoli passaggi, sono solo il tentativo di rendere uomo colui che è Cristo, spogliandolo della sua impenetrabile sacralità ma rendendolo più fragile, caricandolo di emozioni e sentimenti comuni a tutti noi. Con “Il vangelo secondo Gesù Cristo” Saramago parte in una viaggio razionale alla scoperta del significato di Dio, dell’esistenza umana, sugellata nell’umanità di Cristo, che non è Figlio di Dio unico ed irripetibile, ma è proprio uguale a noi, le cui azioni all’insegna della gentilezza e dell’amore reciproco possono essere imitate proprio nella nostra somiglianza ad un semplice ragazzo di Betlemme, nato come tutti i figli degli uomini, sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio.

 

 

 

 

 

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