Il re leone è più di un film per bambini: Shakespeare ci spiega perché

La prossima volta che direte che Il re leone è un film per bambini, dovreste stare attenti. Da poco tornata nelle sale, la vicenda di Simba è molto più complessa di quel che sembra. 

Il re leone è un film del 1994, vincitore di due Oscar e ancora oggi il film d’animazione tradizionale in 2D di maggiore successo negli USA. Tutti noi conosciamo questo classico Disney e di recente si è tornati a parlarne, poiché è uscito proprio due giorni fa un film “live action” (anche se di fatto è più un remake in computer grafica). Nonostante sia noto a chiunque che il film tratta temi anche piuttosto importanti e controversi (come la morte, il lutto e il tradimento familiare), non tutti sanno che questo classico Disney si ispira ad un dramma di William Shakespeare.

Un Disney più maturo

Alla base dell’idea de Il re leone vi fu l’intenzione di Jeffrey Katzenberg (ora cofondatore della DreamWorks che all’epoca aveva militato però in Disney) di aggiungere tematiche più mature e di carattere politico. Questa idea è certamente evidente nella trama che conosciamo tutti. Il classico Disney è sicuramente un film molto divertente, con splendidi colori, siparietti esilaranti (come le scene con Timon e Pumba) e canzoni, ma presenta messaggi che vanno oltre il semplice film per bambini.

La prova più ovvia di questa affermazione si ha già nella canzone che apre il film. Il cerchio della vita è un insegnamento a rispettare la natura ed a sentirsi in armonia con essa.

Essere re vuol dire molto di più che fare quello che vuoi. Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio. Come re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope.
– Mufasa a Simba

Questo principio viene rispettato da un re buono e giusto come Mufasa, che insegna al figlio a rispettare la dignità della vita di ogni essere vivente, perfino di quelli di cui si nutre, perché siamo tutti parte della natura.

Scar personaggio shakespeariano

Amleto è una delle tragedie di William Shakespeare più citate e apprezzate. Qui in Italia, Vittorio Gassman ha portato una strabiliante resa del protagonista e, curiosamente, Gassman fu doppiatore di Mufasa proprio ne Il re leone, che presenta diversi punti in comune con questa tragedia. È stato infatti dichiarato che Amleto ha ispirato il classico Disney, insieme alle storie bibliche di Mosè e Giuseppe.

Il punto comune fondamentale fra la tragedia ed il film è lo sviluppo dell’intreccio: entrambe le storie narrano di un principe il cui padre viene ucciso dallo zio per prendersi il regno. Amleto racconta proprio di Amleto, principe di Danimarca, il cui re padre gli appare come fantasma rivelandogli di essere stato assassinato dal fratello (adesso nuovo re) e chiedendogli vendetta. Certamente lo zio di Amleto è accostabile, quindi, a Scar, personaggio estremamente negativo, ma perfettamente caratterizzato. Rispetto alla morte della madre di Bambi, che viene uccisa come sappiamo da un cacciatore, in questo caso la morte di Mufasa risulta infatti più drammatica, in quanto è perpetrata da un inganno del sangue del suo sangue. Scar in tal senso è un personaggio estremamente shakespeariano, più di tutti gli altri in questa vicenda. Anche se più che allo zio di Amleto è assimilabile a un altro personaggio di Shakespeare, Iago, dal dramma Otello. Come Iago è pronto a tutto pur di ottenere il potere e tesse come una tela perfetta un piano diabolico e articolato per ottenere i suoi scopi. Lo zio di Amleto prova, infatti, un senso di colpa per l’omicidio, sentimento che non sfiora minimamente Scar. Questi è stato accostato anche ad Hitler, in quanto nella scena della canzone Sarò re vediamo le iene marciare in modo analogo ai nazisti. In generale Scar è un antagonista Disney più complesso e caratterizzato, in quanto non è cattivo semplicemente perché è il cattivo della storia, ma è mosso da una profonda bassezza morale e dal desiderio di potere.

Due principi contro uno zio

Come Amleto, Simba si ritrova sconvolto dalla morte del padre. Addirittura lo zio lo inganna una seconda volta addossandogli la colpa. Un altro punto in comune sta nel fatto che anche Simba incontra il proprio padre sotto forma di fantasma, ma Mufasa non vuole chiedergli vendetta.

Ricordati di me.

– Fantasma del padre di Amleto al figlio

Mentre il padre di Amleto, infatti, gli chiede vendetta immediatamente, Mufasa parla a un figlio ancora ignaro sia stato Scar a ucciderlo, tanto che da spettatore sovviene la domanda “perché Mufasa non dice a Simba la verità?”. La risposta è da ricercarsi nel fatto che Mufasa non voglia vendetta personale (tanto che di fatto a uccidere Scar sono le iene e non Simba), quanto che il figlio non lo dimentichi prendendo il suo posto nel cerchio della vita.

Simba, mi hai dimenticato. Hai dimenticato chi sei, e così hai dimenticato anche me. Guarda dentro te stesso, Simba. Tu sei molto più di quello che sei diventato. E devi prendere il tuo posto nel Cerchio della Vita.

– Fantasma di Mufasa a Simba

Un altro punto in comune sta nel fatto che entrambi i dialoghi fra padre e figlio avvengano fra un fantasma e un vivo. I due re guidano i propri figli anche dopo la morte, anche se si trovano a dialogare con due personaggi estremamente diversi.

Vittorio Gassman interpreta Amleto

Amleto è uno studente, filosofo e contemplativo, roso dal dubbio e che non riesce ad agire subito nella sua vendetta in quanto il trauma lo rende meditativo fino all’ossessione (tanto che nel linguaggio comune noi ancora adesso usiamo “dubbio amletico”). Inoltre, pur essendo un principe, egli si cura poco del bene del suo Stato e vive la morte del padre solo da un punto di vista del trauma personale e del dilemma filosofico, che noi tutti conosciamo. Il dubbio sull’essere o non essere, agire o non agire, sulle conseguenze che l’esistenza stessa ha su di noi, è il fulcro della tragedia shakespeariana.

Imparare dal passato

Oltre agli aspetti in comune con l’Amleto, bisogna evidenziare come ne Il re leone viene affrontata in maniera delicata, ma intensa, la tematica della morte e della perdita, compensata però dalla speranza di una presenza costante nella nostra vita anche di chi non c’è più. Tale presenza è garantita, in realtà, proprio dalla natura stessa.

Mufasa: Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle. I grandi re del passato ci guardano da quelle stelle.

Simba: Davvero?

Mufasa: Sì. Perciò quando ti senti solo, ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anche io.

Quando Simba si ritrova inevitabilmente a perdere davvero il padre e rimane da solo, ovviamente essendo solo un “ragazzo” (curioso appellativo per un cucciolo di leone, ma è pur sempre antropomorfo) sprofonda nello sconforto e scappa. Molti hanno criticato questo fatto, poiché a differenza di Bambi, che rimane nella sua terra affrontando la situazione, Simba fugge. In realtà da questo punto di vista il leoncino è un personaggio forse più realistico, in quanto ha una reazione estremamente comprensibile e umana. Inoltre, Bambi subisce l’ingiustizia da una persona estranea e la vede come esterna a sé, mentre Simba è sconvolto dal pensiero di aver procurato lui stesso la morte del padre. Lo spettatore vive il dramma di questo ragazzo in divenire e lo vede crescere e maturare, in quanto, come abbiamo visto, il film già come progetto iniziale era volto a rappresentare la crescita personale e il passaggio alla vita adulta. A questo punto ricorre un’altra tematica fondamentale: il modo in cui ci si deve approcciare alla vita ed in particolare alla sofferenza ed alle brutte esperienze. La risposta la fornisce il buon vecchio Rafiki.

Rafiki: La domanda è: chi… sei tu?

Simba: Credevo di saperlo. Ora non ne sono più tanto sicuro…

Simba: Ahi! Che male! Perché mi hai colpito?

Rafiki: Non ha importanza! Ormai è passato, eh eh!

Simba: Si, ma continua a fare male.

Rafiki: Oh sì, il passato può fare male. Ma dal mio modo di vedere, dal passato puoi scappare… oppure imparare qualcosa.

Dal dolore si può rinascere, anzi, il dolore è addirittura utile per imparare a vivere. Potremmo dire che Simba scappa per insegnarci a non scappare. Dopo la sua maturazione, infatti, decide di aiutare le persone a cui tiene e di prendersi il regno per il bene del suo popolo. Perciò fra una canzone e una risata, Simba è cresciuto ed ha imparato ad affrontare la vita. E noi insieme a lui.

Ricordati chi sei.

– Mufasa a Simba

Silvia Argento © 

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