Sabato scorso con una puntata di “Una storia da cantare”, la rai ha omaggiato Adriano Celentano. Il cantante ha più volte sottolineato l’importanza di preservare la natura. 

Adriano Celentano, anche se ultimamente è stato ricordato più per il maldestro tentativo con il cartone animato Adrian, è uno degli artisti più importanti del panorama musicale italiano. Performer completo, cantante, attore, a volte anche autore (anche se si è soprattutto servito di grandi autori come Gianni Bella), oltre a sorprendere con film e canzoni, è spesso stato al centro di polemica in quanto si è spesso esposto politicamente, ma soprattutto socialmente. Ha trattato più volte tematiche di carattere ambientalista, molto prima che questo genere di argomenti divenisse sempre più dibattuto qui in Italia. È stato sempre, infatti, legato ad un’idea di rapporto con la natura, rimpiangendo una Milano diversa da quella che il boom economico aveva trasformato. Così la campagna diventa vero luogo autentico a dispetto della città. Se esiste una forma d’arte che ha decantato la bellezza della natura e si è soffermata sull’importanza del nostro rapporto con essa, è la poesia bucolica.

Quella casa in mezzo al verde

Questo ragazzo della via gluck
Si divertiva a giocare con me
Ma un giorno disse
Vado in città
E lo diceva mentre piangeva
Io gli domando amico
Non sei contento
Vai finalmente a stare in città
Là troverai le cose che non hai avuto qui
Potrai lavarti in casa senza andar
Giù nel cortile.

– Il ragazzo della via Gluck, A. Celentano

Una delle canzoni più celebri di Adriano Celentano è Il ragazzo della via GluckIl brano, autobiografico, parla di un ragazzo nato a Milano in una casa fuori città, nel bel mezzo della campagna. Quando se ne va in cerca di fortuna, questo ragazzo trova la sua terra diversa da come la aveva lasciata: niente più erba, bensì palazzi. Il trauma è forte e tremendo e gli fa rimpiangere la bellezza della natura che aveva otto anni prima lasciato.

Celentano si sofferma su questo concetto più volte in molte sue canzoni: il cambiamento sull’ambiente causato dal progresso e le conseguenze che le scelte dell’uomo hanno sulla natura. Questa viene concepita non solo come un simbolo di libertà, ma come simbolo di vita vera per eccellenza, una vita semplice, ma autentica. La città fatta di palazzi è luogo che costringe e opprime, mentre i grandi prati, gli alberi e la natura tutta è idealizzata, è un locus amoenus. Si contrappone, pertanto, ad un’idea di società interessata e consumistica, mentre l’autore è in continua polemica con la classe politica inadeguata al suo compito.

Come era bella negli anni sessanta
Milano sotto una luce dorata
Vedevo corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Milano sotto una luce.

– Facciamo finta che sia vero, A. Celentano

La città viene normalmente concepita però, come sappiamo, come luogo di grandi opportunità, eppure è motivo di profonda tristezza per il ragazzo della via Gluck dover lasciare la campagna. Banalmente, in città il ragazzo non dovrà più andare a lavarsi nel cortile, avrà un tenore di vita migliore. Eppure, il suo cuore è in via Gluck anche con tutta l’umiltà di quella vita, che perfino nel semplice fischio dell’antico treno, sa di verità.

Mio caro amico, disse
Qui sono nato
In questa strada
Ora lascio il mio cuore
Ma come fai a non capire
È una fortuna, per voi che restate
A piedi nudi a giocare nei prati
Mentre là in centro respiro il cemento
Ma verrà un giorno che ritornerò
Ancora qui
E sentirò l’amico treno
Che fischia così
“Wa wa”.

– Il ragazzo della via Gluck, A. Celentano

La campagna idealizzata di Teocrito

È soave il sussurrare di quel pino

che stormisce, capraio, alla sorgente,

ma è soave anche il tuo canto dalle canne.

Avrai il secondo premio dopo Pan:

a lui il capro cornuto? a te la capra,

se a lui tocca la capra, una capretta

ti verrà in dono ed ha la carne buona,

prima che tu la munga, la capretta.

– Tirsi o il canto, Teocrito

Quando si parla di rapporto uomo/natura in letteratura, si pensa subito a Virgilio. Oltre ad aver composto un magnifico poema epico, Virgilio nelle Georgiche e nelle Bucoliche, infatti, si è dedicato al genere bucolico.

Tale genere raggiunse il massimo splendore grazie all’autore greco Teocrito. Già nell’antica Grecia, infatti, esistette, seppur diversa, una contrapposizione tra città e campagna ed è proprio dalle opere di questo autore che possiamo intuirlo: gli autori a lui contemporanei avevano come centro focale la cultura della πόλις (pòlis), invece Teocrito si allontana dalla città, perché rimpiange l’ideale della vita umile di campagna. Alla realtà borghese, quindi, si oppone un locus amoenus, nel mondo idealizzato e più umile dei campi. Ciò viene realizzato attraverso una profonda attenzione ai dettagli ed alle piccole cose. Anche quando parla di personaggi del mito, li rappresenta fanciulli nella semplicità di attività quotidiane. Per questo viene definito minimalista.

La semplicità fonte di felicità

Come poc’anzi ho sottolineato, Virgilio è il maggiore rappresentante del genere bucolico nella letteratura latina. Anche le sue opere di questo tenore mantengono il minimalismo di Teocrito, tanto che nel IV libro delle Georgiche Virgilio afferma:”in tenui labor at tenuis non gloria” (lavoro di modesto contenuto, ma non di modesta gloria). Infatti, l’autore nelle Georgiche si concentra su piccole cose della natura, come le api e su minuscoli aspetti della vita apparentemente trascurabili, però importanti. Sono fondamentali non solo per la splendida resa formale e linguistica, ma proprio perché la campagna è idealizzata come luogo di pace e verità. Come un semplice fischio del treno, così un semplice aspetto può rendere la vita più autentica.

O troppo fortunati, se conoscono i propri vantaggi,

agricoltori! Per loro spontaneamente, lontano dalle armi discordi

effonde al suolo facile sostentamento giustissima la terra.

Se un’alta casa dagli atrii superbi non emette

un’immensa ondata di persone che salutano al mattino in tutto il palazzo,

né guardano a bocca aperta stipiti intarsiati di bella testuggine

e vesti ricamate d’oro e bronzi corinzii

né la bianca lana viene intrisa di veleno assirio,

né l’uso del limpido olio d’oliva viene alterato dalla cannella;

però sicura tranquillità e vita incapace di ingannare,

ricca di vari prodotti, però ozii nei vasti fondi

spelonche e laghi ricchi di vita e fresche vallate di Tempe.

– Georgiche II, Virgilio

È un locus dove la vita si svolge nella sua realtà, mentre la città secondo Virgilio è falsa e corrotta. Contrappone il duro lavoro dei contadini, al ruolo di oratori o soldati: i primi in campagna vivono una vita autentica, i secondi sono immersi in una società materialista, ma priva di valori, da cui il locus amoenus è fuga.

La risposta di Gaber

La fuga non è, però, per Virgilio una soluzione. Dobbiamo, infatti, impegnarci per costruire un posto migliore in cui vivere, non chiuderci in una inutile lamentela senza prendere in mano la vita di cui siamo responsabili.

Già tutto è pronto, le pubblicazioni
il rito in chiesa e i testimoni
quand’ecco arriva un tipo astratto
con barba e baffi e avviso di sfratto

e quel palazzo un po’ malandato
va demolito per farci un prato
il nostro amico la casa perde
per una legge del piano verde.

– Risposta al ragazzo della via Gluck, G. Gaber

Giorgio Gaber, che ha da sempre fatto sua questa idea di impegno, ha risposto alla canzone di Celentano, con un suo brano. Risposta al ragazzo della via Gluck pone l’accento non sul problema della campagna distrutta per costruire palazzi, ma delle zone urbane degradate che vengono sostituite dai prati. Racconta, infatti, di un ragazzo che si deve sposare, ma che a causa del Piano Verde (manovra degli anni ’60 prevista dal quarto governo Fanfani) viene sfrattato.

Allora forse, prendendo esempio da Gaber, possiamo capire che non sta a noi scegliere tra città e campagna, in quanto non dobbiamo schierarci, bensì tentare di proteggere il nostro pianeta e le zone che ci appartengono con più responsabilità possibile.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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