Il mostro di Frankenstein inizialmente era buono e Edward non ha mai usato le forbici per uccidere: perché la società demonizza la loro diversità ed emargina due mostri buoni?

Frankenstein è un romanzo di Mary Shelley famosissimo in tutto il mondo, anche grazie alle numerose pellicole horror che si sono ispirate ad esso. Nonostante secondo la communis opinio la creatura di Frankenstein sia un mostro malvagio e senza scrupoli, in realtà nel romanzo tale personaggio è un mostro buono, che solamente quando viene discriminato dalla società diviene cattivo. Allo stesso modo, Edward mani di forbice, film di Tim Burton del 1990 divenuto ormai un cult, mostra quanto un animo gentile se diverso sia destinato comunque all’isolamento. Per questa regione, questa pellicola è stata spesso accostata al romanzo di Shelley ed alla fiaba de La bella e la bestia.

La creatura

Frankenstein è un romanzo gotico del 1818 scritto da Mary Shelley. Quest’opera tratta moltissimi temi, primo fra tutti la riflessione sul rapporto fra uomo e scienza. In un periodo in cui il progresso scientifico va sempre più velocemente, Shelley riflette sui limiti che l’uomo deve porsi nell’utilizzare la scienza. Frankenstein (che come ormai è sempre specificato, è lo scienziato che crea il mostro e non il mostro stesso) decide di sfruttare le proprie conoscenze per creare qualcosa di scientificamente straordinario, ma che allo stesso tempo si rivela essere estremamente pericoloso. Una creatura creata non dal nulla, ma dal caos, come dice lo stesso scienziato.

L’invenzione non è una creazione dal nulla, bensì dal caos.

– Frankenstein, Mary Shelley

Tuttavia, contrariamente da ciò che dipingono i film, lo scienziato non ha creato un essere malvagio. La creatura è buona, ma smarrita e tenta di inserirsi nella società. Di nascosto aiuta una piccola famiglia, ma quando si rivela a loro, terrorizzati dal suo aspetto, viene cacciato via. Da questo momento inizia a comportarsi da mostro, arrivando a distruggere la vita del proprio creatore. Alla fine del romanzo egli rivela di non essere mai stato crudele, ma di esserlo diventato a causa del disprezzo degli uomini. Si tratta di un mostro nell’aspetto, ma che in fondo non nasce come mostro, lo diventa a causa del rapporto con il mondo. Il suo unico punto di riferimento è un creatore a cui, capendo che non ha posto fra gli umani, chiede addirittura di procurargli una compagna, cercando di dare un senso alla sua vita. Eppure anche il suo creatore ha una grande colpa: ha creato qualcosa prendendosi la responsabilità di usare la scienza per la propria ambizione e curiosità e adesso, insoddisfatto, vorrebbe annientarla. Pertanto il mostro lo accusa di giocare con la vita.

«Mi aspettavo quest’accoglienza», disse il demonio. «Tutti gli uomini detestano gli infelici; quanto, dunque, devo essere detestato io, il più infelice di tutti gli esseri viventi! Anche tu, mio creatore, detesti e disprezzi me, tua creatura, alla quale sei legato da un nodo che si può sciogliere solo con l’annientamento di uno dei due. Vuoi uccidermi. Come puoi giocare così con la vita

– Dialogo fra il mostro e lo scienziato

È pur vero che il demonio (come lo chiama il suo creatore) si macchia di diversi delitti nel corso del romanzo, ma inizialmente cerca solo il suo posto nel mondo, cosa che viene attestata anche dal tragico epilogo (che non vi svelerò).

“Non mi ha finito”

Una volta, tanti e tanti anni fa, viveva in quel castello un inventore, e tra le tante cose che faceva, si racconta che diede vita ad un uomo. Un uomo con tutti gli organi: un cuore, un cervello, tutto. Be’, quasi tutto. Perché, vedi, l’inventore era molto vecchio, e morì prima di finire l’uomo da lui stesso creato. Da allora, l’uomo fu abbandonato, senza un papà, incompleto e tutto solo.

– Incipit del film

Edward mani di forbice è un film di Tim Burton, il cui protagonista è interpretato da Johnny Depp. Nonostante il modesto successo al botteghino, ha ricevuto molte critiche positive e da molti è considerato il capolavoro del regista. Sicuramente rispecchia le caratteristiche dark e inquietanti del pensiero di Burton in modo molto palese. Eva Green (attrice che ha collaborato tre volte con il regista) ha lodato il modo di Burton di unire buio e luce. Anche in questo film, vediamo una contrapposizione fra i colori accesissimi del villaggio e l’inquietudine che trasmette tutta la vicenda, la quale ruota attorno ad un’invenzione, così come Frankenstein. Tuttavia, se il rapporto fra il mostro e Frankenstein è a dir poco burrascoso, al contrario quello fra Edward e lo scienziato che lo ha creato era di grande affetto. Edward in realtà ha un aspetto molto umano e non incute timore, non fosse per il fatto che il suo scienziato non lo ha finito, così come egli afferma spesso durante la pellicola. “Non mi ha finito“, dice nel doppiaggio italiano, tuttavia in originale la frase è ben diversa: I’m not complete, ovvero “non sono completo“. Così il ragazzo artificiale finisce da solo, finché una donna di nome Peg non lo trova e decide di portarlo con sé in mezzo alla gente comune. Edward tenta di inserirsi nella società, ma non è completo, ha questa bizzarra caratteristica: ha delle forbici al posto delle mani. Si dimostra più volte di buon cuore e per niente crudele, ma ogni sua azione viene fraintesa in virtù di questa sua diversità.

Edward non è cattivo, è solo… Sbagliato.

– Peg

L’essere sbagliato di Edward gli costa accuse infondate e lo spinge all’isolamento come unica soluzione.

La tenerezza del mostro

Il paradosso di queste due vicende sta nel fatto che leggendo il libro di Shelley e guardando il film di Burton, non si riesca a provare odio verso due creature così diverse e sbagliate. Il mostro di Frankenstein si trasforma in un crudele omicida, ma nonostante ciò in un primo momento è impossibile non provare pietà per questa creatura che per molto tempo aiuta a vivere una famiglia nascondendosi nell’ombra e poi viene brutalmente cacciata solo per il proprio aspetto. Ancora di più, Edward, come tutti i personaggi burtoniani, ha un aspetto inquietante ma un animo buono, pertanto anziché un non morto è addirittura un ragazzo ingenuo e gentile. Nonostante ciò, è costretto a tornare nella sua solitudine in cui nessuno degli spettatori lo desidera. Eppure riconosciamo come sia impossibile per lui rimanere nella società, in quella famiglia così normale.

In questo caso c’è da chiedersi che cosa sia questa normalità, che cosa determina che Edward sia un mostro ed altri no. Tanto più se ci rendiamo conto che la normalità della società si contrappone a Edward non solo per l’aspetto ma anche per i principi morali: entrambi i mostri inizialmente sono come bambini piombati nel mondo spogliati da ogni pregiudizio e preconcetto, che si formano sulla base dell’odio di una società che li esclude per la loro natura diversa. Se la creatura di Frankenstein assume però le caratteristiche del demonio, pur pentendosi, ma inseguendo il proprio creatore ovunque e seminando morte, Edward conserva una grande purezza, come la neve che, riflette la narratrice, cade solo da quando lui è in vita.

Non abbiamo a che fare con mostri di questo genere nella nostra realtà, ma con moltissime situazioni in cui una semplice caratteristica differente dal nostro normale modo di pensare spinge all’isolamento o alla crudeltà qualcuno. Perciò queste storie, seppur frutto di fantasia, possono fornirci importanti riflessioni sul modo in cui nella nostra società gestiamo il diverso.

Silvia Argento ©

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