Il Superuovo

“Il delirio è il motore guasto della normalità”: Samuele Bersani e Nabokov spiegano il perché

“Il delirio è il motore guasto della normalità”: Samuele Bersani e Nabokov spiegano il perché

Lolita di Vladimir Nabokov è un classico della letteratura, assai amato e citato. Samuele Bersani ne parla in una canzone a modo suo, con la sua solita acutezza. 

Lolita è un romanzo di Vladimir Nabokov, che lo scrisse in inglese (nonostante fosse russo e compose diverse opere in questa lingua) e lo pubblicò, non senza qualche difficoltà, nel 1955. In seguito venne tradotto in russo. Con il tempo divenne un classico citato e amatissimo. Non stupisce che un cantautore come Samuele Bersani si sia avvicinato a quest’opera, citandola in una canzone che prende il nome proprio dal soprannome di Dolores, la giovane Lolita dell’opera.

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta.

– L’iconico incipit di Lolita

Il capolavoro di Nabokov

Lolita è infatti un’opera che ha segnato tantissimo la storia della letteratura. Basti pensare che nel linguaggio comune la Lolita indica lo stereotipo di una ragazzina seducente, una figura femminile particolare. La trama è nota a tutti: Humbert Humbert, un professore, perde completamente la testa per una dodicenne. I risvolti della storia saranno inquietanti, macabri e per questo spingeranno moltissime case editrici a rifiutare questo romanzo. Nella sua profonda oscurità e indagine della psiche umana, Lolita è ancora oggi un romanzo in grado di catturare l’attenzione del lettore con la sensualità e l’oscurità intrigante che esplodono dalle sue pagine. Dentro ognuno di noi esiste qualcosa che ci conduce al delirio, sta a noi resistervi, ma a volte è impossibile. La passione è uno degli elementi che rende impossibile la resistenza in tal senso, ci porta alla follia. Non è strano che Nabokov abbia avuto tutta questa risonanza, se riflettiamo su quanto ciò che ognuno di noi prova possa costituire un’analisi approfondita e interessante da leggere nelle sue declinazioni più estreme.

Il delirio passionale di Lolita nella musica di Bersani

Samuele Bersani è un cantautore assai versatile e particolare. I suoi testi appaiono semplici e a volte incomprensibili, ma in realtà nascondono una grande elaborazione che li arricchisce e li rende unici nel loro genere. Lolita è una canzone tratta da Samuele Bersani, album del 1997. In questo  brano la storia di Lolita viene ripresa nel titolo e nella trama. I presupposti sono sempre gli stessi: una giovane ragazza seduce il proprio professore. Il contesto scolastico è stato spesso citato da Bersani, ad esempio nella canzone Sicuro precariato. L’aspetto più interessante del brano e il riferimento principale alla canzone è tuttavia un altro: il delirio. Infatti, fin dall’inizio il testo si riferisce alla dicotomia tra delirio e normalità, qualcosa che appartiene a Lolita.  Con tagliente ironia il cantautore ricostruisce il dramma del professore perdutamente immerso nella sensualità di una seducente ragazzina.

La sensualità e la seduzione

Il delirio è il motore guasto della normalità
Lolita, Lolita, Lolita si può
interrompere un altro maestro con la verginità.

Samuele Bersani è molto esplicito nel descrivere i sentimenti o meglio le pulsioni del professore nei confronti della giovane donna. È anche molto schietto nella descrizione di lei, ma senza alcun giudizio. Come ben sappiamo, è facile empatizzare con il protagonista del romanzo di Nabokov. Allo stesso modo, una grande tenerezza avvolge chi ascolta la storia del professore dipinta da Bersani. Un altro aspetto interessante è costituito dal riferimento alla musica: la chitarra, il canto. Il taglio ironico che caratterizza anche lo stesso carattere di Bersani, gli permette di costruire un’analisi scanzonata ma anche intelligente di questo classico. Lolita del resto è sensualità, seduzione, ma anche approfondimento dell’animo umano. Naturalmente con un’ovvia differenza di linguaggio e di mezzi.

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