Il Superuovo

Il coraggio è il presupposto del pensare e dell’agire: la Arendt era forse una Grifondoro?

Il coraggio è il presupposto del pensare e dell’agire: la Arendt era forse una Grifondoro?

 L’azione eroica da mito, a dignità politica, a magia. L’agire necessita di libertà e coraggio, spiegata l’importanza del vivere attivamente nei Grifondoro.

 

Nel saggio Vita Activa il principio di uguaglianza consiste nell’essere tutti ugualmente unici. L’unicità è segnata dall’azione, per questo coincide con la natalità. Ognuno è in grado di essere eroe e lo dimostra Neville Longbottom.

Il dramma dell’io e la sua intangibilità

La tradizione filosofica si è sempre impegnata a cercare un sapere universale, facendo ricorso a definizioni tra cui la definizione di uomo. Questo sapere per la Arendt appare mostruoso, perché semplicemente non esiste. Il senso comune è dato dal fatto che siamo tutti ugualmente unici. Come? L’azione è il presupposto di questa pluralità. Essa non ha fini, non è soggetta a necessità, ma è pura libertà. Questa attività viene associata alla figura dell’eroe, collocato qui nella sfera politica. Il saggio infatti è improntato su un aspetto politico e spiega anche come la nozione di politica stessa si sia capovolta nel corso del tempo. L’indagine continua analizzando anche l’attività lavorativa, l’operare e infine l’agire. L’azione essendo semplice spontaneità costruisce la nostra identità. Quest’ultima è l’insieme delle nostre azioni. Dunque per conoscere la nostra identità abbiamo bisogno della nostra storia. Bisogna riconoscere che per natura non abbiamo la consapevolezza di essa, o meglio risulta frammentata. Per esempio la propria nascita deve necessariamente essere raccontata, quindi il desiderio di identità è anche totalità. Ma non basta, l’identità qui non è soltanto un insieme di avventure e sventure. La Arendt sostiene che comunque ci sia una base come la sessualità o la cultura, ma nonostante ciò l’identità è molto altro. Questa è visibile però solo agli altri, il nostro essere coincide con l’apparire e dal momento che non possiamo vederci, abbiamo bisogno dell’altro. Questo attraverso la biografia racconta la nostra storia. Secondo la filosofia della narrazione, solo così si può rivelare il senso, ovvero il significato dell’identità senza definirlo. La biografia è necessaria in quanto l’identità non è soltanto espressione ma anche relazione. Solo in uno spazio condiviso si può affermare che l’identità è questo e non altro. Il racconto diventa un diritto, perché tutti possiedono una storia degna di essere raccontata.

Perché l’azione necessita di coraggio e verità

L’azione è di per sé imprevedibile e irreversibile. Bisogna avere il coraggio non soltanto di rivelarsi ma anche di accettare le conseguenze. È imprevedibile in quanto soggetta agli intrecci relazionali, per questo essa ha affinità con la natalità. Non ci possono essere azioni uguali e quindi storie identiche. Per questo spiega dà fastidio la massificazione, la collettività, l’uniformità. Esse rendono l’infra un ponte, quando invece dovrebbe tenerci uniti e allo stesso tempo divisi. Solo così vive l’unicità, con la cooperazione. Nel corso del tempo l’azione viene sostituita al mero fare. Quest’ultimo segue fini, quindi è prevedibile e per tanto più sicuro. Ogni tipo di tirannia infatti non può essere giustificato. Aspirare all’onnipotenza non può che designare la distruzione della pluralità. Il potere potenziale dell’azione è illimitato, ma naturalmente viene limitato dalla presenza degli altri. Nel momento in cui la pluralità viene meno ecco che si fa strada nelle coscienze la passività, che segna la morte degli uomini. La vita attiva per tanto è come un fare nel subire. Esso è in senso attivo, perché siamo attori. Non bisogna semplicemente mai smettere di pensare e mai smettere di agire.

La vita attiva nel castello di Hogwarts

In qualche modo il cappello parlante non sbaglia. Neville è un ragazzo timido, introverso e pauroso, ma nonostante ciò si è rivelato un degno Grifondoro. Si arruola nell’esercito di Silente e sconfigge Nagini con la spada di Godric Grifondoro nella seconda grande guerra dei maghi. Successivamente per qualche anno lavora come auror e infine sposato, diventa professore di erbologia presso Hogwarts. Grazie a Neville si può comprendere che l’eroe è in ognuno di noi. Il coraggio è una qualità comune che permette l’espressione, l’amore, la diversità, la libertà. Paura e coraggio sono complementari. L’assenza di paura significherebbe essere privi di pensiero, ovvero di dialogo interiore. La Rowling attraverso la casata Grifondoro non intende classificare delle personalità con criterio di migliore o peggiore. Sembrerebbe una profezia, ma il cappello parlante segna solo un punto, dal quale partirà il disegno. Esso è il frutto di casualità e volontà, della vita del personaggio. Tutte queste qualità sono comuni, come l’onestà di un tassorosso, la meraviglia di un corvonero, l’ambizione di un serpeverde, e la vitalità di un grifondoro. Ciò che permette tutte queste però è l’azione. Solo agendo si dimostra chi si è.

Perché chi sono io è una domanda difficile

L’indagine retrospettiva della Arendt si basa sulle relazioni. Ogni essere umano è per natura condizionato, dalla materia e dalle persone. Per sfuggire dalla gabbia del fare si ricorre all’immaginazione. Per comprendere la realtà e noi stessi è necessario sollevarsi dal suolo del realismo. Questo non vuol dire essere creatori, ma creativi. Non siamo autori, ma attori della nostra vita. L’armonia si può ottenere smettendo di cercare la coerenza, una logica sterile. Preservare la propria unicità è un diritto. Non bisogna rivedersi negli altri, ma guardarsi con gli altri. Per questo amare davvero è amare la diversità. L’amore infatti motiva l’azione. La chiave di lettura per tutta la vicenda è questo sentimento, che esalta l’unicità e che rappresenta la libera espressione. La libertà per tanto è intrinseca alla nostra natura. Neville dimostra che la debolezza non è inettitudine. Attraverso la spontaneità si è qualcuno. Forse bisogna avere solo il coraggio di essere se stessi. Per essere davvero liberi infatti, occorrono due facoltà il perdono e la promessa. Entrambe sono rivolte all’altro, pensare di essere forti in solitudine, non ha senso. Il messaggio di entrambi i riferimenti è che nella coalizione vi è forza. Perché dunque è importante agire? Perché come diceva la Arendt anche se gli uomini devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare.

 

 

.

 

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: