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Nella famosissima canzone “Alice”, il cantautore Francesco De Gregori parla di un ragazzo che aspetta sotto la pioggia il suo amore. Quel ragazzo è lo scrittore Cesare Pavese.

Francesco De Gregori è uno dei cantautori italiani più famosi e importanti. All’interno dei suoi testi ha saputo nascondere significati profondi e riferimenti culturali interessanti. Scopriamo il principale del suo “Alice“, celebre brano, in cui rievoca la figura di Cesare Pavese.

Tutto questo Alice non lo sa

Alice guarda i gatti

E i gatti guardano nel sole

Mentre il mondo sta girando senza fretta… 

– F. De Gregori, Alice

La canzone di De Gregori ha come protagonista una ragazza di nome Alice che osserva varie situazione drammatiche attorno a sé, senza però rendersene conto. Vede due ragazze, una delle quali medita il suicidio, un mendicante arabo, ecc. Ogni strofa finisce con l’anafora “Ma tutto questo Alice non lo sa“. Il brano è volutamente criptico e come la maggior parte delle opere di De Gregori non molto esplicito, varie sono quindi le interpretazioni. Innanzitutto sulla scelta del nome Alice, lo stesso della protagonista del celebre Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carol. Anche lei vede accadere moltissime cose, senza esserne del tutto consapevole. C’è chi vede in Alice un simbolo di ottimismo, una ragazza che vuole vedere solo la bellezza nel mondo. Ancora c’è chi pensa che Alice sia una bambina e pertanto ingenua che ancora non ha idea di come funzioni la vita. In generale, sicuramente, il brano pone una distanza tra ciò che vive la persona e il mondo attorno a sé, in una situazione di alienazione e incomprensione tra gli uomini.

Cesare perduto nella pioggia

Tu sei solo, e lo sai. Tu sei nato per vivere sotto le ali di un altro, sorretto e giustificato da un altro, che sia però tanto gentile da lasciarti fare il matto e illudere di bastare da solo a rifare il mondo. Non trovi mai nessuno che duri tanto; di qui, il tuo soffrire i distacchi – non per tenerezza. Di qui, il tuo rancore per chi se n’è andato; di qui la tua facilità a trovarti un nuovo patrono – ma non per cordialità. Sei una donna, e come donna sei caparbio. Ma non basti da solo, e lo sai.

– Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Se esiste un autore che ha trattato della solitudine e della distanza dal mondo, quello è stato Cesare Pavese. All’interno della canzone esiste una strofa dedicata proprio a un fatto della vita dell’autore.

Infatti, si sa che Pavese si ammalò di pleurite nel 1925 poiché attese sotto la pioggia una donna di cui era innamorato. L’autore viene indicato dal suo solo nome di battesimo, non presenta la solennità del suo importante cognome, ma è un uomo innamorato come gli altri, che soffre.

E Cesare perduto nella pioggia

Sta aspettando da sei ore

Il suo amore ballerina

E rimane lì, a bagnarsi ancora un po’

E il tram di mezzanotte se ne va

Ma tutto questo Alice non lo sa… 

L’amore tragico di Pavese

Il pensiero di Pavese è costituito su contrapposizioni e antitesi: città contro compagna, giovinezza contro vecchiaia (celebre la sua poesia dedicata ad Ulisse con questa tematica), agire contro non agire (presente soprattutto nei romanzi). Per quanto riguarda l’amore, non esiste un’idea di amore idilliaco: poiché è quasi sempre non corrisposto, le immagini che evoca sono soprattutto di tristezza e morte. Cesare così sotto la pioggia ad aspettare l’amore è forse l’immagine più adeguata alla vita amorosa dello sfortunato Pavese. Infatti, non fu mai ricambiato dalle donne che amava e ciò ha avuto come unica conseguenza fortunata la produzione delle sue brillanti poesie.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola

un grido taciuto, un silenzio.

– C. Pavese, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

La più famosa, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, edita postuma, è stata ispirata proprio da una delusione amorosa, così come tutta l’omonima raccolta. La poesia rappresenta la fine della speranza e forse la previsione della morte del poeta (come sappiamo, Pavese morì suicida). In generale le ultime due raccolte di poesia dell’autore (La terra e la morte e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi) presentano una visione tragica dell’amore, eppure estremamente intensa.

Sei la vita e la morte.

Sei venuta di marzo

sulla terra nuda –

il tuo brivido dura.

Sangue di primavera

– anemone o nube –

il tuo passo leggero

ha violato la terra.

Ricomincia il dolore.

– You, wind of March, Cesare Pavese

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