Il 15 Marzo 44 a.C. Cesare viene assassinato: clementia e grandezza letteraria di un personaggio unico

Gaio Giulio Cesare, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte, è stato un grande politico, ma anche un grande scrittore. Scopriamo perché.

La morte di Cesare di Vincenzo Camuccini

Cesare, pur non essendo come molti erroneamente pensano, il primo Imperatore di Roma, è una personalità fondamentale per la storia, ma anche per la letteratura romana. Per primo ha gettato le basi per il passaggio da una forma repubblica a quella imperiale, il che genera la famosa confusione, oltre al fatto che il suo nome fu attribuito come titolo a tutti gli imperatori, proprio in suo onore. Il valore di questo grande condottiero, che ha percorso tutte le tappe del cursus honorum (quindi della carriera politica), fino a diventare dictator pertetuus (che non ha la nostra valenza moderna prettamente negativa, come sappiamo), non si mostra solamente sul campo di battaglia o nell’ambito politico con azioni più o meno condivisibili, ma anche nella scrittura. Cesare ha sperimentato, infatti, diversi generi storiografici e le sue opere sono tra le testimonianze più importanti che abbiamo della sua epoca.

Alain Delon nei panni di Giulio Cesare

Il genere del commentario

Come fin da bambini grazie alle avventure di Asterix abbiamo sentito dire, Cesare conquistò la Gallia e narrò di questa sua avventura nel De bello gallico. Quest’opera, oltre a costituire un’importante testimonianza storica, si inserisce in una tradizione storiografica che è quella dei commentarii. Si trattava in generale di appunti utili tenuti da magistrati o uomini politici, come una sorta di diario. Cicerone stesso ne compose diversi, ma senza mai ordinarli in maniera coerente come farà, invece, Cesare, che compone i suoi commentari in terza persona, usando tecniche e toni tipici della storiografia. Il commentarius di Cesare non suona, quindi, come una personale raccolta di appunti, bensì come una narrazione minuziosa dei fatti, seppur chiaramente essa non possa mai essere oggettiva. In tal senso, è ancora più forte la propaganda politica nel secondo commentario dell’autore, il De bello civili, in cui Cesare offre una satira politica nei confronti degli avversari.

Statua di Giulio Cesare in via Dei Fori Imperiali a Roma

In realtà, la bravura sia scrittoria sia politica di Cesare si mostra in entrambe le opere per il fatto che, pur essendoci ovvie inesattezze, queste non sono mai evidenti, ma costituite da omissioni o modifiche fatte ad hoc in maniera molto precisa e coerente. Un esempio emblematico è il racconto della fuga di Pompeo, a cui Plutarco nella sua Vita di Cesare dedica davvero poco spazio, mentre Cesare nel suo commentario descrive con minuzia di particolari per sottolineare la sua viltà. Non per questo, tuttavia, l’autore pecca di immodestia, in quanto sicuramente valorizza le proprie capacità militari (sottolineando comunque il ruolo importante dei romani come uniti e compatti, nel voler intraprendere le guerre per proteggere la res publica), ma non manca di precisare il valore dei nemici. Ciò ovviamente avviene sia per mostrare rispetto nei loro confronti, sia perché va da sé che se vengono battuti avversari forti, naturalmente l’impresa è ancora di più degna di nota. Tuttavia Cesare sottolinea anche come le sue conquiste siano dovute anche alla fortuna: naturalmente esistono eventi che sfuggono al controllo dell’uomo, per quanto egli si presenti sempre come forte e razionale e l’autore ne è consapevole.

Il valore della clementia

La clementia, che vedremo essere caratteristica peculiare attribuita a Cesare, è un concetto fondamentale per la cultura romana. Essa ha una funzione ideologica ed un’utilità pratica, come definito da Seneca nella sua opera dal titolo proprio De Clementia. In essa, egli suggerisce a Nerone le caratteristiche di un buon uomo di potere, di cui la clemenza deve sicuramente far parte, insieme ad altre virtù che indicano mitezza, gentilezza e mansuetudine. Infatti, chi è al potere deve essere in grado di mantenere la calma e non lasciarsi andare all’ira, alla crudeltà o all’istinto.  Come afferma Cicerone nel De Officiis, la grande forza di Roma è data proprio dalla clemenza, che ha permesso di costruire alleati tra i popoli vinti (a cui veniva concessa la cittadinanza romana). Si tratta di uno strumento politico, in quanto comportandosi benevolmente anche con gli sconfitti, non si sarà oggetto di vendetta, ma di rispetto. Lo stesso Augusto, il primo vero Imperatore di Roma, su esempio di Cesare cercherà di, seppur nella battaglia, rispettare i propri avversari.

La clementia Caesaris

Cicerone definisce la clemenza di Cesare come la capacità del console di non inferire sugli sconfitti e non provare odio per i nemici. Egli era in grado di vincere l’ira e agire con moderazione, non pensando mai ad una vendetta. Naturalmente, quella di Cesare non è solamente una virtù d’animo, ma soprattutto una scelta politica: Cesare sapeva bene che dopo i massacri provocati da Silla, ai romani non serviva un leader sanguinario, ma qualcuno che sapesse opporre a questo atteggiamento proprio la clemenza. In questo senso essa si traduce come qualcosa di puramente razionale: clemenza non significa assenza di guerre, ma assenza di mosse istintive e di un’ira funesta e pericolosa.

Anche la guerra civile, come riporta lo stesso Cesare nel commentario, è intrapresa con riflessione e razionalità e con comunque un grande rispetto per gli anniversari. Infatti, l’autore non manca di mettere in evidenza il valore del nemico, la sua forza, cosa che spinge, come attestano anche altri storici, i suoi soldati a criticarlo, poiché durante la guerra civile spesso Cesare non approfitta di momenti propizi per attaccare. Concede, inoltre, il tempo necessario ai nemici di seppellire i propri cari, cosa non scontata. Per di più, Cesare mostra nel suo commentario sulla guerra civile il disprezzo per una guerra tra fratelli, che seppur necessaria è innaturale in quanto è tra persone che si conoscono, che appartengono alla stessa civiltà. Naturalmente, la colpa di questa guerra è nonostante tutto anche di Pompeo e dei suoi, che hanno impedito una forma di conciliazione, mentre lui, come sottolinea nel commentario, avrebbe voluto evitare lo scontro frontale e porlo sul piano politico.

Non è meno degno di un generale vincere con un piano intelligente piuttosto che con la spada.

– Cesare, De bello civili, 1,72

Cesare, come capiamo, quindi, è portavoce di uno dei principi fondamentali e fondanti della cultura romana. Eppure, la clemenza è da molti concepita come la sua principale debolezza. Secondo Cicerone, la clementia Caesaris è stata, infatti, per quanto lodevole, anche una delle cause della sua morte.

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