Il Superuovo

Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarava guerra: ripercorriamo cosa ha portato a questa decisione “irrevocabile”

Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarava guerra: ripercorriamo cosa ha portato a questa decisione “irrevocabile”

Tutti sappiamo gli esiti disastrosi della guerra ma cosa portò a una dichiarazione tanto sconsiderata quanto tardiva?

È nota a tutti la sconfitta della Germania, dell’Italia e del Giappone, ben meno noti sono i pregressi che hanno portato all’avvio delle ostilità. Cercheremo di approfondire quali sono stati i momenti chiave che hanno portato alla dichiarazione di guerra.

La campagna di Etiopia

Con la conquista dell’Etiopia Mussolini intendeva innanzitutto dare sfogo alla vocazione imperiale del fascismo. I governi francese e britannico erano decisi ad assecondare le mire italiane. Non potevano però accettare che uno Stato indipendente, membro della Società delle Nazioni, fosse cancellato dalla carta geografica da un atto di aggressione. Quando all’inizio di ottobre del 1935 l’Italia diede avvio all’invasione, la Società delle Nazioni approvò delle sanzioni economiche per l’Italia che però non sortirono l’effetto sperato. Le decisioni prese ebbero come conseguenza una frattura tra il regime fascista e le democrazie europee. L’impresa fu più difficile del previsto ed arrivò ad impegnare, per l’Italia, circa 400 mila uomini. Il 5 maggio 1936 le truppe italiane entrarono in Addis Abeba. Quattro giorni dopo Mussolini offrì a Vittorio Emanuele III la corona di imperatore di Etiopia. Il duce diede la sensazione di aver conquistato una posizione di grande potenza al tavolo delle nazioni.

Il patto d’acciaio

Inebriato dal successo, il duce credette di poter condurre una politica spregiudicata, sfruttando ogni occasione per allargare l’area di influenza italiana. In questo piano rientrava anche l’avvicinamento alla Germania, cominciato subito dopo la guerra in Etiopia e sancito nell’ottobre 1936 dalla firma di un patto d’amicizia cui fu dato il nome di Asse Roma-Berlino. Mussolini considerava l’appoggio della Germania non tanto come una scelta irreversibile, quanto uno strumento che, aumentando il peso contrattuale dell’Italia, le consentisse di ottenere qualche ulteriore vantaggio in campo coloniale.  Il dinamismo aggressivo della Germania non consentì a Mussolini i tempi e gli spazi di manovra necessari a realizzare questo suo programma. Credendo di potersi servire dell’amicizia di Hitler, il duce ne fu sempre più condizionato. Finché nel maggio 1939 si arrivò alla decisione che risultò fatale al regime e al paese: la firma di un formale patto di alleanza con al Germania- il patto d’acciaio.

La dichiarazione di Guerra

Il patto d’acciaio prevedeva che, se una delle due parti si fosse trovata impegnata in un conflitto per una causa qualsiasi, l’altra sarebbe stata obbligata a scendere in campo al suo fianco. Mussolini e il ministro degli Esteri Ciano, si fidarono delle assicurazioni verbali di Hitler circa la sua intenzione di non scatenare la guerra prima di due o tre anni. Come sappiamo la guerra scoppiò invece quello stesso anno. Il primo settembre 1939 le truppe tedesche attaccarono la Polonia, due giorni dopo Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania. L’Italia, il giorno stesso dello scoppio delle ostilità, si affrettò a dichiarare la sua “non belligeranza” a causa dell’impreparazione militare. Nel maggio 1940 di fronte al crollo della Francia, Mussolini pensò che l’esito del conflitto fosse ormai deciso. Così nel giugno dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna firmando, senza sapere, la condanna a morte del paese.

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