I protagonisti di “A un metro da te” ci mostrano due modi diversi di affrontare una malattia mortale

“A un metro da te” è un libro e un film che tratta il delicato tema della fibrosi cistica. I protagonisti sono estremamente diversi, ma complementari. 

In questo periodo, purtroppo, sentiamo sempre di più parlare della distanza tra le persone a causa del rischio contagio. Per questa ragione, A un metro da te ha avuto di nuovo una grande visibilità. La storia racconta di due ragazzi, Will e Stella, affetti da fibrosi cistica. Tale malattia è estremamente grave e bisogna scongiurare assolutamente la possibilità di una infezione. Pertanto, i pazienti stanno lontani dagli altri e soprattutto tra di loro. Così, il libro quanto il film diviene simbolo di “amore senza contatto”, ma c’è qualcosa di più.

Affrontare la malattia

Il libro è strutturato in maniera molto interessante. Ogni capitolo porta come titolo il nome di uno dei due protagonisti, così vediamo le situazioni dal punto di vista da Will negli omonimi capitoli e dal punto di vista di Stella nei capitoli che parlano di lei. Per questo, vediamo il mondo da due prospettive differenti. I due personaggi sono molto diversi, seppur accomunati dalla stessa condizione di malattia. La differenza sostanziale sta nel modo che hanno di affrontarla. Infatti, Will incarna (come lo definisce anche Stella) il classico cliché del ragazzo ribelle, ma c’è ovviamente di più. Ciò che Will odia è la disciplina delle terapie, la costrizione, gli sembra sostanzialmente una non vita la sua. Al contrario Stella è nel controllo che trova pace. Affrontare la malattia per lei significa eseguire perfettamente quanto le viene detto dai medici. Solo lei può salvarsi, quindi deve restare in qualche modo “viva”.

Il controllo come arma e la creatività come via di fuga

Mentre Stella fa di tutto per razionalizzare, Will è un aspirante fumettista che trova nella spensieratezza un modo per uscire dalla sua condizione. Gioia di vivere per lui non significa lottare, come fa Stella, bensì apparentemente vivere come se non fosse malato. Sembra una missione suicida agli occhi della giovane ragazza, che gli chiede invece di disciplinarsi. Così, i due finiscono per aiutarsi. Ciò che più di tutto mostra questa relazione non è quindi tanto la difficoltà di stare insieme in quelle condizioni, ma la difficoltà di quelle condizioni pura e semplice. Vivere significa lottare e in questa lotta estremamente particolare per loro, i due si compensano conoscendosi, parlando. Sullo sfondo di una malattia ciò che rimane è il forte sarcasmo di Will, l’ossessività estrema di Stella e tutto ciò che possono darsi l’un l’altra.

La malattia nuda e cruda

In mezzo a tutto questo, tuttavia, ciò che si può imparare più di tutto è quanto profondamente sia segnante una malattia, senza banalità. Nell’introduzione del libro si spiega come la sua finalità sia sensibilizzare sulla fibrosi cistica. Allora la malattia non diventa il mondo particolare in cui l’amore sboccia, ma il campo di battaglia in cui Stella sente la responsabilità di restare in vita per i suoi genitori, in cui sente di dover lottare. E c’è sempre un motivo per lottare. In modo diverso, i due lo fanno. Will impara da Stella a smettere di andare sui tetti, a cessare di fare follie per concedersi un po’ di lotta razionale. Stella impara a non controllare tutto, ma a lasciarsi vivere. Non per questo nessuno dei due si darà per vinto.

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