I pericoli della grande città: Gaber e Joker contro l’autenticità della Trieste di Saba

La città è luogo di opportunità, ma anche di pericoli. Lo mostra Gaber in una sua famosa canzone ed il nuovo film su Joker dipinge una Gotham invivibile. Al contrario, Saba viveva i difetti della città come simbolo di autentico.

Milano negli anni ’60

È stato osservato come nel nuovo film Jokerla città abbia un ruolo fondamentale. Al di là del dramma del protagonista, la cornice della vicenda è una Gotham oscura e pericolosa. Giorgio Gaber nella sua famosa canzone Com’è bella la città descrive con ironia il passaggio da una vita in campagna alla caotica città. Verosimilmente Gaber si riferisce alla città di Milano, ovvero una metropoli enorme, dalle grandi occasioni, ma la cui società è volta al consumismo. Totalmente differente è il ruolo che la città assume nella poetica di Umberto Saba, per il quale Trieste è infatti un luogo di ricordi e meraviglia, perfino nei suoi difetti più grandi.

Arthur (Joker) subito dopo essere stata aggredito per strada nella prima scena del film

La Gotham di Joker

Cosa ottieni se metti insieme un malato di mente e una società che lo abbandona?

– Joker nel film

Il film Joker senza dubbio non suggerisce che sia Joker stesso a rendere Gotham una città pericolosa e invivibile (che grazie a Batman può ritrovare sicurezza e legalità). Fin dalla prima scena, infatti, la città appare come immensa e invivibile, pericolosa anche per il protagonista stesso. Nella primissima scena del film vediamo infatti Arthur/Joker intento a svolgere il suo lavoro, che consiste nel fare pubblicità con un cartello, travestito da clown. All’improvviso un gruppo di ragazzi lo aggredisce e gli ruba il cartello, l’uomo li insegue e grida “fermateli!”, senza essere ascoltato da nessuno. Quindi, senza aver commesso alcuna colpa se non quella di essere vestito da clown perché sta svolgendo il proprio lavoro, viene ammonito dal proprio capo in quanto ha perso il suddetto cartello. Gotham è quindi una città in cui è davvero difficile vivere, un luogo estremamente pericoloso. La fotografia stessa del film, è stato osservato, ha volutamente dipinto Gotham come grigia e buia, sempre. È un posto così grande, ma dominato da chi ha il potere, mentre tutti gli altri si sentono invisibili, soli, distrutti da questa immensità. Non può non ricordare la pericolosità delle metropoli americane.

Arthur è senza dubbio un uomo disturbato, ma è immerso in un contesto che gli impedisce qualsiasi possibilità di riscatto. A potersi emancipare sono i ricchi già in alto, mentre lo sfondo di Gotham risulta spaventoso. La città è il prodotto di una società senza anima e senza colore.

Giorgio Gaber a Milano

Com’è bella la Milano di Gaber

Giorgio Gaber è stato un cantautore italiano, noto al grande pubblico per il suo Teatro Canzone. Prima di dedicarsi totalmente al teatro, Gaber era però un  personaggio soprattutto televisivo, fin quando non ha abbandonato il mondo della TV a causa della feroce censura del tempo. Le canzoni di Gaber cantautore impegnato e teatrale sono estremamente diverse da quelle “televisive”. I primi lavori del cantante milanese sono costellati dalla gioia del boom economico degli anni ’60, pertanto ogni canzone esprime la bellezza di quel tempo. Tuttavia, nel repertorio di quegli anni sono presenti anche grandi capolavori di ironia e di satira (che verranno spesso censurati e lo spingeranno ad andare via dalla TV). Fra questi si annovera la canzone Com’è bella la città.

Vieni, vieni in città
Che stai a fare in campagna
Se tu vuoi farti una vita
Devi venire in città […].
Piena di strade e di negozi
E di vetrine piene di luce
Con tanta gente che lavora
Con tanta gente che produce.
– Com’è bella la città, G. Gaber
In questa canzone Gaber ossessivamente ripete la bellezza della città esortando il fittizio interlocutore ad andare via dalla campagna. L’intento è sicuramente ironico: Gaber vuole mettere in evidenza come l’inurbamento (ovvero la corsa nelle grandi città dalle campagne, soprattutto Milano, alla ricerca di una vita migliore) abbia portato ad una società consumistica. Milano in particolare, la città di Gaber (ma anche di Adriano Celentano con la sua Il ragazzo della via Gluck si avvicina al dibattito del tempo) è cambiata e diventata sempre più caotica, frenetica e dispersiva. La città è piena di vetrine e negozi, la gente produce, ma non vi è alcun riferimento di fatto a gioie che non siano materiali. Milano è piena di risorse, ma povera di altro.
Statua di Umberto Saba a Trieste

La città vecchia di Saba

Qui degli umili sento in compagnia

il mio pensiero farsi

più puro dove più turpe è la via.

– Ultimi versi di Città vecchia, Umberto Saba

Una delle figure più importanti del Canzoniere di Umberto Saba è Trieste, la sua città natale. Il Canzoniere è infatti concepito come un romanzo (nonostante si tratti di una raccolta in poesia) autobiografico, in cui vengono descritte le varie fasi della vita dell’autore. Nella vita di Saba, Trieste è uno sfondo fondamentale e per niente negativo. È infatti lontana dalla metropoli caotica e dall’alienazione che viene attribuita alle città dagli intellettuali contemporanei a Saba (e che abbiamo visto vi attribuirà Gaber), bensì è un luogo di incontro di diversità. Nella poesia Città vecchia Saba descrive un quartiere malfamato, la cui varietà fra prostitute, vecchi e vagabondi, per il poeta rappresenta un simbolo di autenticità e di infinito. I poveri non sono concepiti come umiliati o esclusi, ma come persone innocenti e pure. Diversa sarà l’interpretazione che ne darà Fabrizio De André nella sua canzone “Città vecchia“, ispirata a questa poesia. Il cantautore metterà in evidenza, infatti, come invece gli umili della città non siano semplicemente autentici, ma soprattutto emarginati dalla società a causa della loro diversità. Una sensazione che Arthur ha conosciuto bene. La città, per quanto immensa, per alcuni può diventare un incubo di solitudine.

Ma se capirai se li cercherai

fino in fondo

se non sono gigli son pur sempre figli

vittime di questo mondo.

– Città vecchia, F. De André

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