Harry Potter e il latino: la magica origine del nome degli incantesimi

A volte non è per niente facile rapportarci ai nostri genitori: vogliono insegnarci cose che non riteniamo necessarie, e spesso li riteniamo antiquati e incapaci di tenere il passo con il mondo moderno. Sotto sotto sappiamo che hanno molto da darci, e che ci tramandano una memoria importantissima, ma sono così noiosi che tutto questo svanisce in uno sbadiglio.

Questo rapporto descrive anche quello che abbiamo con la nostra lingua madre, il latino. Sì, perché l’italiano fa parte della famiglia delle lingue romanze, in cui il latino svolge il ruolo di genitore. I nostri “fratelli”, cioè gli altri idiomi che derivano dalla lingua dei Romani, sono il francese, lo spagnolo, il rumeno, il portoghese, e il creolo. Come tra umani consanguinei, tra di essi ci sono differenze e similitudini. Una di queste è il comune sentore dell’inutilità della lingua latina, che viene insegnata e studiata sempre meno.

Eppure, per chi è in grado di apprezzarla, essa può regalare anche contenuti molto interessanti. Per esempio, la nostra amata J.K. Rowling ne ha fatto un ampio uso per i suoi incantesimi di Harry Potter, che sono, per la maggior parte, derivati etimologicamente dal latino. Andiamo a dare un’occhiata a quelli più famosi!

Expelliarmus

Apre ovviamente la nostra lista l’incantesimo più famoso, quello di Disarmo. Si compone in maniera abbastanza evidente di due parti. La prima è “expello”, che significa “respingere”, “espellere”, “bandire”. La seconda è “armus”, che è un tipico caso di falso amico: non significa infatti “arma” (che in latino si dice appunto “arma”, ma si declina in un altro modo) bensì “spalla”, o “braccio”. La traduzione più aderente sarebbe perciò qualcosa come “respingere il braccio”, giustificata anche da ciò che succede quando si viene colpiti dall’Expelliarmus: la bacchetta vola via e l’arto viene scagliato all’indietro.

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Per lanciare un incantesimo serve una grandissima concentrazione, come ben si può vedere sopra (MTV)

Imperio e Crucio

Due delle tre Maledizioni senza perdono hanno una chiara origine latina. “Imperio” era infatti la parola usata per indicare il comando nel momento stesso in cui viene esercitato. Poteva essere un comando militare, strategico, politico, ma colui che lo aveva era la massima autorità presente sul campo e stava utilizzando il suo potere in maniera attiva. Un po’ come con la Maledizione in questione, dove chi fa l’incantesimo controlla in tutto e per tutto colui che lo subisce.

La parola “crucio” è invece un verbo, e significa espressamente “io torturo”. Chiaro, semplice, immediato, e anche personale: colui che nomina questo lemma si mette in prima persona a dire di star facendo soffrire un altro individuo.

Accio e Levicorpus

Incantesimi utilizzati moltissimo nella serie, hanno una etimologia piuttosto semplice. “Accio” significa infatti “far venire a sè”. Molto interessante è la gentilezza che traspare da questa parola, che non ha nulla di forzoso o costrittivo, ma che risulta essere piuttosto un invito, una richiesta. Certo, poi è difficile per l’oggetto richiamato opporre la propria volontà a quella del mago e decidere di starsene lì dov’è!

“Levicorpus” è invece molto più coercitivo. Questa magia prende il nome dalla combinazione delle parole “levi”, che significa “leggero”, “poco pesante” e “corpus” che indica non tanto il corpo umano quanto la materia di cui è composto. Si tratta perciò di un rendere più leggero dell’aria il nostro corpo. Rimane solo da capire perché fa appendere le persone per le caviglie a testa in giù.

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L’oggetto giusto al momento giusto può salvarti la vita … se ti fa scappare dal Signore Oscuro! (Wiki Fandom)

Expecto Patronum

L’incantesimo contro i Dissenatori non ha a che fare con la luce che i Patroni portano. La parola “expecto” significa infatti “io attendo”, ma, soprattutto, “io ho bisogno di”. “Patronum”, invece, ha una storia linguistica e sociale lunga e importantissima per la storia romana. I patroni erano la fascia di ceto più elevata nella Roma antica. Erano coloro che avevano importanti cariche o che avevano accumulato grandi ricchezze. Per poter partecipare alla vita politica, o in generale per costruire la propria fama, essi costruivano delle clientele, ossia schiere di membri del popolo a cui, in cambio di voti e fedeltà, davano protezione. In Harry Potter si utilizza una accezione leggermente diversa, che deriva dal lessico giuridico: “patronus” era infatti anche l’avvocato difensore dell’accusato.

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Un incantesimo adatto anche a procurarsi degli ottimi animaletti da compagnia (Pottermore)

Sectumsempra

Al contrario dell’incantesimo di protezione, questa creazione di Severus Piton è utile solamente se si vuole danneggiare qualcuno. La composizione del nome deriva da “sectum”, che significa “tagliare”, “sezionare” e “sempra”. Quest’ultima parola ricorda la parola “semper”, che significa appunto “sempre”, ma non deriva da nessun termine conosciuto. Magari la Rowling ce l’ha messa solo perché suonava bene! Sentite l’allitterazione della “s”, che ricorda il sibilo di un serpente?

Almeno qualcuno lo apprezza

Insomma, il latino può aiutarci a fare tante cose, e tra queste c’è la possibilità di scoprire da dove derivano tante delle parole che utilizziamo, ed il loro significato originario! La Rowling ha deciso di utilizzare questa lingua per due motivi: sia perché è una grande appassionata di classici, sia perché l’inglese non è una lingua romanza. Dato che le sue parole non derivano tanto dal latino quanto dal ramo germanico dell’Indoeuropeo (che è la lingua che fa da bisnonno per tutte quelle attualmente in Europea e Medio Oriente), alcune di esse, che per noi hanno un significato chiaro anche solo per il suono che fanno, agli inglesi non richiamano nulla. Devono perciò andare a controllare il significato di ogni parola, anche di quelle che per noi sono piuttosto chiare (la parola “imperio” ci fa subito venire in mente qualcosa relativo al comando; ma in inglese dovremmo dire “command” o “control” per dare lo stesso significato).

Lasceremo quindi che siano altri, cioè i nostri cugini inglesi, che con il latino non sono poi così imparentati, ad apprezzarlo di più? O saremo noi a riscoprire la bellezza del nostro passato?

Isaia Boscato

 

 

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